Decreto Cura Italia, l’Antitrust: voucher turismo devono essere rimborsabili – Il Sole 24 ORE

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L’Autorità avverte che senza una correzione «interverrà per assicurare la corretta applicazione delle disposizioni di fonte comunitaria disapplicando la normativa nazionale con esse contrastante»

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(foto Ansa)

L’Autorità avverte che senza una correzione «interverrà per assicurare la corretta applicazione delle disposizioni di fonte comunitaria disapplicando la normativa nazionale con esse contrastante»


2′ di lettura

I voucher turistici devono essere rimborsabili. È quanto sostiene l’Antitrust che ha inviato una segnalazione in tal senso a governo e Parlamento, vista la norma del decreto Cura Italia che consente agli operatori del settore turistico di emettere un voucher – in luogo del rimborso – per “ristorare” viaggi, voli e hotel cancellati per circostanze eccezionali e situazioni soggettive connesse con l’emergenza da Covid-19.

Soluzione in conflitto con la normativa europea
La norma, per l’Antitrust, è in conflitto con la normativa europea e l’Autorità avverte che senza una correzione «interverrà per assicurare la corretta applicazione delle disposizioni di fonte comunitaria disapplicando la normativa nazionale con esse contrastante».

Secondo l’articolo 88 bis del Cura Italia, spiega l’Autorità Antitrust, tale compensazione può sostituire il rimborso senza la necessità di un’apposita accettazione da parte del consumatore. Nella segnalazione al Parlamento e al governo l’Autorità ha evidenziato che l’articolo 88-bis si pone in contrasto con la vigente normativa europea, che nel caso di cancellazione per circostanze inevitabili e straordinarie, prevede il diritto del consumatore ad ottenere un rimborso.

La posizione della Commissione
La posizione assunta dalla Commissione europea nella Raccomandazione del 13 maggio 2020 evidenzia sì che l’operatore può legittimamente offrire un buono, ma a condizione che i viaggiatori non siano privati del diritto al rimborso in denaro. La Commissione ha anche rilevato che, in ragione delle gravi perdite del settore turistico derivanti dal fatto che le richieste di rimborso presentate dai viaggiatori superano di gran lunga il livello delle nuove prenotazioni, occorrerebbe incentivare i consumatori ad accettare i voucher. Un’ampia accettazione dei voucher, infatti, contribuirebbe ad attenuare i problemi di liquidità del settore a beneficio anche degli interessi dei viaggiatori, dal momento che qualora gli organizzatori o i vettori diventassero insolventi, molti viaggiatori e passeggeri potrebbero non ricevere alcun rimborso.

Le condizioni per considerare i voucher un’alternativa al rimborso
Affinché i voucher possano essere considerati una valida e affidabile alternativa al rimborso in denaro, essi dovrebbero presentare alcune caratteristiche, tra le quali una copertura assicurativa per il possibile fallimento del tour operator o del vettore e il diritto al rimborso in denaro se alla scadenza del voucher il consumatore non avrà usufruito dello stesso.

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Decreto Cura Italia, l’Antitrust: voucher turismo devono essere rimborsabili – Il Sole 24 ORE

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