Incontro sulle nuove regole. Gelmini: “Domani porto le proposte delle Regioni in Cdm” – Rai News

Coronavirus

Videoconferenza Governo Regioni

Domani mattina il Consiglio dei Ministri per decidere sulla proroga del divieto di spostamento fra Regioni

In videoconferenza, la ministra per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini e il ministro della Salute, Roberto Speranza, da un lato e i governatori delle Regioni dall’altro. Collegato anche il commissario alla Sanità in Calabria, Guido Longo.

In mezzo una serie di decisioni da prendere che incideranno con forza sulla vita degli italiani, a partire dal prolungamento del divieto di spostamento tra Regioni, oltretutto alla vigilia del Cdm di domani.

Gelmini: “Serve una vera unità nazionale”
“Domani, al Consiglio dei ministri, porterò il documento inviatomi dalle Regioni all’attenzione del governo”.

”La nascita di questo nuovo esecutivo, lungi dal rappresentare una nuova formula politica, è l’espressione dell’esigenza, avvertita, ne sono convinta, dal Paese, di una vera unità nazionale nel contrasto ad un nemico che purtroppo ha già fatto contare quasi 100mila vittime nel nostro Paese”. Lo avrebbe detto, a quanto si apprende, la ministra degli Affari Regionali Mariastella Gelmini, nel corso dell’incontro con Regioni, Anci e Upi.

“Sarebbe sbagliato immaginare che l’ampia maggioranza che questo esecutivo ha conseguito in Parlamento, l’imprinting che lo ha generato, la volontà di cementare l’azione delle forze politiche per contrastare un nemico tanto insidioso, non si rispecchiasse anche in tutti i livelli istituzionali dello Stato. Non servono divisioni, servono soluzioni”.

“Non possiamo pretendere di chiamarvi a ratificare decisioni già prese, ma possiamo e vogliamo chiedervi di partecipare ad un processo decisionale che certo dovrà essere tempestivo, che certo dovrà essere snello, ma che non potrà calare sulle vostre teste. Mi impegnerò dunque, per quanto mi compete, a fare ogni sforzo affinché i provvedimenti non vengano adottati inaudita altera parte, anche perché, per quanto mi riguarda le Regioni, le Province e i Comuni, non sono una ‘altera parte’, ma costituiscono gangli fondamentali della nostra comunità nazionale”.  

Il fronte delle Regioni
I presidenti delle Regioni hanno trasmesso al nuovo esecutivo guidato da Mario Draghi un documento con le loro proposte in vista del Consiglio dei Ministri di domani che con ogni probabilità prorogherà il divieto di spostamento fra Regioni fino al 5 marzo, data in cui sarà necessario rinnovare l’intero sistema di misure anticovid in  vigore. Un nuovo regime rispetto al quale le Regioni chiedono un cambio di passo, a partire da una accelerazione del piano vaccinale.

Tra le richieste dei governatori l’ampliamento della cabina di regia ai Ministri dello Sviluppo economico e dell’Economia, che lo stesso provvedimento che fissa restrizioni per il Paese e poi per singoli territori attivi anche gli indennizzi, una numerazione di rischio per l’attività scolastica e forme di congedo parentale per le chiusure delle scuole, con ulteriori risorse a sostegno dei genitori.

Il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, facendo il punto su Facebook sulla pandemia, pochi attimi prima dell’inizio del confronto tra Governo e Regioni, ha scritto: “Ci ha convocato il Governo per un nuovo confronto tra Governo e Regioni perché domani in consiglio dei ministri andrà il rinnovo di quel decreto legge che prevede una serie di limitazioni legate alla pandemia. Poi il vero confronto sarà tra domani e il 5 di marzo quando scadrà invece il Dpcm firmato dall’allora presidente del consiglio Conte, quello che stabilisce quando si entra in zona gialla, arancione e rossa, e quindi la ‘polpa’ della normativa Covid è contenuta nel Dpcm, mentre nel decreto di domani è contenuto il divieto di spostamento tra le regioni. Vedremo come il Governo intenderà approcciare questo tema”. “Le Regioni avevano già dato il parere favorevole a prorogare di qualche tempo” i divieti di spostamento “anche per tutti gli allarmi legati alle varianti. Ci aspettiamo che venga confermato almeno fino a quando non entrerà in vigore il nuovo Dpcm – ha aggiunto Toti -. Poi nelle prime settimane di marzo avremo affrontato tutte le proposte circa la revisione dei parametri, delle zone e la possibilità di fare zone arancioni e rosse più piccole e a livello regionale”.

Le 4 proposte dell’Anci
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) “Il sistema dei parametri per stabilire le limitazioni su basi certe funziona, ha fatto tenere sotto controllo la curva e ci ha evitato un nuovo lockdown generalizzato. Per questo riteniamo che debba restare in vigore, anche se gli indici da utilizzare possono essere modificati sulla base delle indicazioni delle autorità scientifiche al tavolo tecnico con le Regioni”.

2) “I ristoranti, a condizione del rispetto di protocolli rigidi sulle distanze, devono poter riaprire anche di sera: la consumazione al tavolo assicura condizioni di sicurezza maggiori rispetto agli assembramenti che purtroppo si creano fuori dai locali che fanno il servizio di asporto delle bevande, soprattutto con l’arrivo della bella stagione”.

3) “Bisogna lavorare immediatamente a un piano vaccinale in grado di gestire la vaccinazione di massa che confidiamo di dover organizzare da marzo. Un piano che per funzionare deve coinvolgere i sindaci per l’utilizzo delle strutture comunali che permettono di concentrare numerosi punti di vaccinazione, come i palazzetti dello sport”.

4) “Infine occorre procedere con speditezza al finanziamento dei nuovi ristori”. 

Le 6 proposte delle Regioni 
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. Le Regioni e le Province autonome ritengono priorità assoluta la campagna vaccinale. Il meccanismo sta andando troppo a rilento, e questo non per disguidi organizzativi, carenza di personale e strutture o, in questa fase, per indisponibilità della popolazione: il problema adesso risiede nell’approvvigionamento delle dosi, che dipende dal Governo. Spetta quindi al Governo impostare la nuova strategia per reperire un numero di dosi vaccinali adeguato e, a tal proposito, le Regioni e le Province autonome assicurano la loro più totale disponibilità, nelle forme e nei modi che si riterranno opportuni, a collaborare. In relazione all’esigenza di acquisire un maggior numero di vaccini, inoltre, sarebbe auspicabile e urgente una valutazione circa il diretto coinvolgimento delle nostre aziende nel processo produttivo, tenendo presente che vi sono aziende e filiere nazionali in grado di realizzare alcune fasi della produzione. Si ritiene, inoltre, necessario anche cogliere l’occasione per valutare il riposizionamento sul piano industriale delle aziende produttrici sia per l’Europa sia per l’Italia.

2. Al fine di garantire certezza al Paese sulle misure che investono le attività economiche e la vita dei cittadini, è necessario rivedere la tempistica per l’adozione dei provvedimenti di classificazione delle zone e delle relative ordinanze. Occorre che siano conosciute con congruo anticipo dai cittadini e dalle imprese dei diversi territori regionali. Occorre, altresì, poter procedere ad una programmazione delle attività anche attraverso una diversa organizzazione dell’esame dei dati della cabina regia, delle ordinanze e della relativa decorrenza.

3. Si ritiene indispensabile procedere ad una revisione dei parametri e alla contestuale revisione del sistema delle zone, nel senso della semplificazione, che passi funzionalmente anche da una revisione dei
protocolli per la regolazione delle riaperture, in senso anche più stringente laddove necessario. Occorre in questa fase un cambio di passo che consenta di coniugare le misure di sicurezza sanitaria con la ripresa economica e delle attività culturali e sociali. Sulla revisione del Rt e dei relativi parametri, la Conferenza si era già espressa, anche in termini propositivi e, pertanto, è necessario riprendere quella discussione ed approfondirla per verificare, anche dall’esperienza maturata, quali possono essere le soluzioni migliori dal punto di vista tecnico-scientifico. È evidente che se la campagna vaccinale accelera, l’Rt perde progressivamente di rilevanza. 

4. Il presupposto per assumere decisioni valide è individuare una strategia che si fondi su elaborazioni oggettive tecnico scientifiche sulla base delle quali la politica si assumerà la responsabilità della decisione. Si possono prevedere misure più stringenti per specifici contesti territoriali laddove i parametri rilevino significativi scostamenti, sulla base dei risultati di un’analisi oggettiva condotta dal CTS e dall’ISS. Le limitazioni generali e quelle specifiche dovrebbero in ogni caso tener conto dell’analisi dell’esperienza sin qui condotta, valutando le restrizioni che si sono rivelate più o meno efficaci, al fine di poter meglio soppesare quali attività sia necessario chiudere o limitare e quali invece possano essere riaperte, valutando in questo caso, ove necessario, anche protocolli aggiornati. Tale soluzione risulta essenziale ed opportuna in quanto alcune attività risultano totalmente chiuse da diversi mesi e il prolungarsi di tale situazione risulterebbe esiziale per le stesse. In ogni caso, è necessario che i nuovi e più snelli meccanismi vedano una definizione più chiara da parte di CTS e dell’ISS.

5. In via strutturale, lo stesso provvedimento che introduce restrizioni per il Paese e poi restrizioni particolari per singoli territori, deve anche attivare gli indennizzi e salvaguardare le responsabilità, garantendo la contestualità a prescindere da chi adotta il provvedimento. A tal riguardo, si rende opportuno l’ampliamento della cabina di regia ai Ministri dello Sviluppo economico, dell’Economia e degli Affari regionali al fine di dosare gli impatti delle decisioni sui cittadini e le imprese. È necessario, inoltre, condividere maggiormente i provvedimenti e garantire sempre i risarcimenti sia nel caso di provvedimenti restrittivi di livello nazionale che regionale. In questo contesto appare assolutamente necessario procedere ad un chiarimento sulle competenze statali e regionali al fine di allinearne la tempistica e la relativa efficacia.

6. Nel quadro della situazione epidemiologica generale e territoriale, sarebbe necessario qualificare l’attività scolastica ed universitaria (al pari delle altre attività) con un’apposita numerazione di rischio, anche tenendo conto dei dati oggettivi del contagio nelle istituzioni scolastiche e nel contesto territoriale di riferimento. Occorre, in ogni caso, implementare le forme di congedo parentale, nonché prevedere ulteriori risorse economiche a sostegno dei genitori, nel caso di chiusura delle scuole di ogni ordine e grado per aggravamento della situazione epidemiologica. E’ inoltre necessario che ogni Regione sia messa nelle condizioni di poter garantire la vaccinazione ai propri insegnanti residenti ed assistiti, indipendentemente dalla Regione in cui prestano servizio.

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