M5s, le nuove espulsioni devono passare da un voto online della base? Ecco cosa prevedono lo Statuto e i… – Il Fatto Quotidiano

“Ratificare l’espulsione dal Movimento 5 stelle con un voto online degli iscritti”. Il primo a chiederlo è stato il presidente della Commissione antimafia Nicola Morra, tra i parlamentari M5s che non hanno votato la fiducia al governo Draghi e che per questo sono stati cacciati dai rispettivi gruppi in Parlamento. L’idea piace anche a Raffaella Andreola, una dei membri del collegio dei probiviri. Ieri i suoi colleghi hanno fatto partire l’iter disciplinare contro i dissidenti, ma lei ha votato No. Alessandro Di Battista è certo che gran parte della base sarebbe contraria, mentre Barbara Lezzi ha spiegato a In mezz’ora in più su Rai3 che ha intenzione di resistere “in tutti i luoghi e in tutte le sedi” pur di rimanere nel Movimento. “Cercherò la mediazione fino all’ultimo”, ha spiegato, “non voglio creare altri gruppi parlamentari, come altri, e voglio rispondere secondo lo Statuto a tutte le eccezioni che mi verranno poste”. Per arrivare a una votazione su Rousseau, però, ci sono diversi ostacoli formali.

Il nodo dei regolamenti e del capo politico – Il primo riguarda i regolamenti di cui si è dotato il Movimento alla Camera e al Senato. L’articolo sui procedimenti disciplinari è il numero 21, in cui si legge che ogni espulsione dal gruppo parlamentare “dovrà essere ratificata da una votazione on line sul portale del MoVimento 5 Stelle tra tutti gli iscritti, a maggioranza dei votanti”. È proprio questa la regola a cui si appellano Nicola Morra e altri dissidenti. Ci sono però due circostanze in cui non bisogna passare dagli attivisti: sono la cacciata dal gruppo di chi cambia casacca, passando ad un altro partito, e i casi eccezionali indicati “dal Capo Politico del ‘MoVimento 5 Stelle’”. È quello che è accaduto nei giorni scorsi: il reggente Vito Crimi – capo politico dei pentastellati dopo le dimissioni di Luigi Di Maio del gennaio 2020 – ha chiesto ai capigruppo di Montecitorio e Palazzo Madama di espellere i 21 deputati e 15 i senatori che hanno votato No al governo Draghi. Ma in tanti, da Morra a Barbara Lezzi, contestano la sua autorità: il 17 febbraio gli iscritti su Rousseau hanno abolito il ruolo di capo politico in favore di un comitato a 5 e la piattaforma ha annunciato che “da oggi termina la reggenza di Vito Crimi”. Un annuncio però che l’associazione, presieduta da Davide Casaleggio, non era titolata a fare. Tanto che in serata è poi arrivata la replica di Beppe Grillo che ha confermato il ruolo del capo politico fino all’elezione dei cinque membri. Carica a cui Lezzi ha ribadito di volersi candidare.

Cosa dice lo Statuto – I 36 parlamentari dissidenti, quindi, in teoria sono fuori dai gruppi. Il dossier ora però deve passare dal collegio dei probiviri, l’organo autonomo M5s formato dalla ministra Fabiana Dadone, dal consigliere regionale del Veneto Jacopo Berti e da Raffaella Andreola, per ratificare l’espulsione anche dal Movimento. E qui entrano in gioco le regole previste dallo Statuto ufficiale. All’articolo 11 si legge che gli eletti in Parlamento sono sanzionabili con “richiamo, sospensione o espulsione” se vengono accertate violazioni dei doveri, tra cui il “mancato rispetto delle decisioni assunte dall’assemblea degli iscritti con le votazioni in rete“. Proprio come in questo caso: la base ha detto Sì a larga maggioranza al governo Draghi, ma in 36 non hanno votato la fiducia. Avviato formalmente l’iter disciplinare, i dissidenti hanno 10 giorni di tempo per inviare “memorie scritte ed eventuale documentazione a sostegno delle proprie ragioni”. Entro tre mesi, poi, i probiviri possono chiedere ulteriori chiarimenti, archiviare il procedimento o disporre la sanzione. A quel punto, è possibile fare ricorso al Comitato di garanzia, “il quale si deve esprimere, con provvedimento non impugnabile, entro 10 giorni dalla ricezione del reclamo”. L’ultima parola spetta però al Garante, cioè a Beppe Grillo. È solo lui che “può indire una consultazione in Rete per sottoporre agli iscritti la proposta di annullamento o riforma” di eventuali sanzioni. In caso contrario, i dissidenti rischiano di dover dire definitivamente addio al Movimento.

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