Nuovo Dpcm Covid, ipotesi stop spostamenti fino a fine marzo. Dai vaccini e alla scuola: vertice governo-Regioni – Il Messaggero

Nuovo Dpcm Covid, dagli spostamenti ai vaccini e alla scuola: vertice governo-Regioni alle 19

Dai vaccini alle scuole, dalle restrizioni anti-Covid ai ristori. Ci sarà tutto questo sul tavolo nell’incontro che alle 19 vedrà di fronte il governo e le Regioni. Vertice in videoconferenza in vista del Consiglio dei ministri di domattina per valutare le nuove misure che sfoceranno in un nuovo decreto o Dpcm Covid. L’esecutivo sarà rappresentato dalla ministra degli Affari regionali Mariastella Gelmini. Anche l’Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci) parteciperà con il presidente Antonio Decaro, sindaco di Bari. Tra gli argomenti in discussione, il decreto legge che vieta gli spostamenti tra regioni in scadenza il 25 febbraio.

Vaccino Covid, ipotesi “modello inglese” in Italia

Il nuovo decreto legge Covid potrebbe prorogare di trenta giorni le limitazioni agli spostamenti legati all’emergenza, confermano diverse fonti ministeriali, precisando che una decisione definitiva sulla data non è stata ancora presa. I limiti dovrebbero riguardare sia la mobilità tra le Regioni (il blocco scade il 25 febbraio e quindi potrebbe essere portato al 25 marzo o al 31 come emerso ieri sera) sia la possibilità di fare visita ad amici e parenti e cioè la regola che, per ora valida fino al 5 marzo, consente di spostarsi verso un’altra abitazione privata massimo in due persone, con i figli minori di 14 anni.

La bozza delle proposte

«Nel quadro della situazione epidemiologica generale e territoriale, sarebbe necessario qualificare l’attività scolastica (al pari delle altre attività) con un’apposita numerazione di rischio», si legge nella bozza della piattaforma di proposte che le Regioni presenteranno al governo. «Occorre, in ogni caso, implementare le forme di congedo parentale nonché prevedere ulteriori risorse economiche a sostegno dei genitori – si conclude il testo -, nel caso di chiusura delle scuole di ogni ordine e grado per aggravamento della situazione epidemiologica».

La cabina di regia

«L’ampliamento della cabina di regia ai Ministri dello Sviluppo economico e dell’Economia al fine di dosare gli impatti delle decisioni sui cittadini e le imprese», è tra le altre richieste delle Regioni. «In via strutturale, lo stesso provvedimento che introduce restrizioni per il Paese e poi restrizioni particolari per singoli territori – si legge nel documento -, deve anche attivare gli indennizzi e salvaguardare le responsabilità, garantendo la contestualità a prescindere da chi adotta il provvedimento». «E’ necessario, inoltre, condividere maggiormente i provvedimenti e garantire sempre i risarcimenti sia nel caso di provvedimenti restrittivi di livello nazionale che regionale – si legge ancora nella bozza – In questo contesto appare assolutamente necessario procedere ad un chiarimento sulle competenze statali e regionali al fine di allinearne la tempistica e la relativa efficacia».

«Misure nazionali»

Secondo le Regioni «occorrono misure nazionali di base omogenee, come avviene nel resto del mondo, che superino l’attuale zonizzazione, salvo prevedere misure più stringenti per specifici contesti territoriali laddove i parametri rilevino significativi scostamenti. Le limitazioni generali e quelle specifiche dovrebbero in ogni caso tener conto dell’analisi dell’esperienza sin qui condotta, valutando le restrizioni che si sono rivelate più o meno efficaci, al fine di poter meglio soppesare quali attività sia necessario chiudere o limitare anche con protocolli aggiornati». «Il presupposto per assumere decisioni valide è individuare una strategia che si fondi su elaborazioni oggettive tecnico scientifiche sulla base delle quali la politica si assumerà la responsabilità della decisione», si legge nella bozza.

I vaccini

«Le Regioni e le Province autonome ritengono priorità assoluta la campagna vaccinale. Il meccanismo sta andando troppo a rilento, e questo non per disguidi organizzativi, strutture o, in questa fase, per indisponibilità della popolazione: il problema adesso risiede nell’approvvigionamento delle dosi, che dipende dal Governo. Spetta al Governo, quindi, impostare la nuova strategia per reperire un numero di dosi vaccinali adeguato e, a tal proposito, le Regioni e le Province autonome assicurano la loro più totale disponibilità, nelle forme e nei modi che si riterranno opportuni, a collaborare», si sottolinea poi nella bozza delle proposte messa a punto da Regioni e Province autonome in vista dei prossimi provvedimenti del Governo sulle misure anti-covid. «In relazione all’esigenza di acquisire un maggior numero di vaccini, inoltre, sarebbe auspicabile e urgente una valutazione circa il diretto coinvolgimento delle nostre aziende nel processo produttivo, tenendo presente che vi sono aziende e filiere nazionali in grado di realizzare alcune fasi della produzione. Si ritiene, inoltre, necessario anche cogliere l’occasione per valutare il riposizionamento sul piano industriale delle aziende produttrici sia per l’Europa sia per l’Italia», si legge nella bozza.

La scuola

Con l’allarme delle varianti che dilaga anche nelle scuole italiane, le Regioni chiedono inoltre una classificazione di rischio per le attività scolastiche, come già avviene in altri settori. Non solo: nella bozza della lettera indirizzata al governo si rivendica la necessità di maggiori forme di congedo parentale e più risorse a sostegno dei genitori in caso di chiusura degli istituti per questioni legate al contagio. La sfida, a tutti i livelli, è trovare un complesso punto di equilibrio, mentre il paese è in bilico tra il timore delle nuove varianti del virus e la voglia, dopo un anno di restrizioni più o meno rigide, di tornare alla normalità. L’epidemia, però, non dà tregua e nell’ultimo periodo sono diverse le scuole che, in tutta Italia, hanno dovuto chiudere i battenti a causa dei contagi. L’ultima è l’istituto Sinopoli-Ferrini di Roma e la decisione è stata presa proprio per sospetti casi di varianti inglese: qui la ripresa delle attività didattiche a distanza è prevista solo a partire da mercoledì, dopo la sanificazione degli ambienti e lo screening di tutto il personale.

Da sabato e per due settimane, in due Comuni tra Bergamo e Brescia, si sono fermate le lezioni negli istituti superiori in seguito al riscontro di diverse positività e lo spettro della variante inglese. A Biella lo stesso timore ha indotto alla chiusura di un liceo fino a giovedì. Il dipartimento Salute della Puglia, (regione in cui gli studenti seguiranno le lezioni in Dad per 14 giorni) nell’ultimo monitoraggio settimanale ha riscontrato tra bambini e adolescenti un maggior tasso di diffusione del Coronavirus che, associato alla cosiddetta ‘variante inglesè contraddistinta da maggiore trasmissibilità, induce a ritenere che si sia notevolmente aggravato il rischio di trasferimento in ambito familiare«. In sintesi: elevata circolazione virale in tutta la popolazione e in particolare in quella scolastica. Nel bollettino più recente, anche l’associazione italiana di Epidemiologia ha evidenziato un aumento dell’incidenza di Covid-19 – probabilmente per l’arrivo delle varianti – nelle fasce più giovani di età. Quei bambini e quei ragazzi che frequentano asili e scuole, per cui ora le Regioni ritengono necessaria »un’apposita numerazione di rischio, al pari di altre attività«.

Ultimo aggiornamento: 19:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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