Prorogato il divieto di spostarsi: Regioni chiuse per altri 30 giorni – ilGiornale.it

Il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Mariastella Gelmini, insieme al ministro della Salute Roberto Speranza ha incontrato i governatori delle Regioni e delle Province autonome e i rappresentanti dell’Anci per fare il punto sulle prossime misure.

Spostamenti tra Regioni

Dall’incontro è emersa l’intenzione di prorogare il blocco tra le regioni fino al prossimo 27 marzo per contrastare la diffusione delle varianti, che stanno colpendo duro in alcune zone del nostro Paese. Il provvedimento dovrebbe essere firmato durante il Consiglio dei ministri di domattina. Restano le eccezioni ben note agli spostamenti per motivi di lavoro o necessità. Si conferma anche la possibilità di far ritorno al domicilio o alla residenza. Questo sarà l’unico provvedimento che verrà discusso nel Cdm di domani. Nuovi divieti non sono all’ordine del giorno.

Riaperture

L’analisi e il confronto su quali settori debbano essere riaperti e quali invece è necessario restino chiusi sono stati improntati alla ragionevolezza, tenendo conto che alcune di queste attività sono ferme da mesi, e senza alcuna posizione prevenuta“, ha riferito in una nota Massimiliano Fedriga a margine dell’incontro.

Duffusione varianti

Durante la conferenza è stato affrontato nello specifico anche il tema delle varianti e, da quanto apprende l’Adnkronos, Roberto Speranza ha avrebbe fatto “un quadro abbastanza fosco” della situazione ma senza allarmismi. Tuttavia, il ministro ha spiegato che prima che i vaccini diano gli effetti sperati, proprio perché in presenza delle varianti, è necessario mantenere le misure restrittive.

Prima della riunione tra le Regioni, le Province autonome e l’Anci con Mariastella Gelmini e Roberto Speranza, era stata messa a punto una bozza contenente le proposte per il prossimo futuro in materia di contenimento e convivenza con il coronavirus. “Domani, al Consiglio dei ministri, porteró il documento inviatomi dalle Regioni all’attenzione del governo“, ha dichiarato il ministro.

Ristori

C’è un punto in particolare sul quale i governatori premono e che vogliono discutere quanto prima con il nuovo esecutivo formato da Mario Draghi: “In via strutturale, lo stesso provvedimento che introduce restrizioni per il Paese e poi restrizioni particolari per singoli territori, deve anche attivare gli indennizzi e salvaguardare le responsabilità, garantendo la contestualità a prescindere da chi adotta il provvedimento“.

Una richiesta fondamentale alla luce delle prolungate chiusure subite da alcune categorie in particolare, come le palestre e i luoghi dell’intrattenimento e della cultura come i teatri e i cinema, ma anche i ristoranti e tutti gli imprenditori e i commercianti che da marzo del 2020 soffrono le misure di contenimento. Anche per questo motivo, sottolineano le Regioni e le Province autonome, “si rende opportuno l’ampliamento della cabina di regia ai Ministri dello Sviluppo economico e dell’Economia al fine di dosare gli impatti delle decisioni sui cittadini e le imprese“.

Il tema dei ristori è più attuale che mai, anche alla luce delle sempre più pressanti richieste di ulteriori chiusure da parte degli esperti. Il Cts nelle ultime ore ha bocciato la proposta di riapertura dei ristoranti di sera nelle regioni in fascia gialla e pare sia sul tavolo la proposta di una maxi zona arancione per tutto il Paese. “È necessario, inoltre, condividere maggiormente i provvedimenti e garantire sempre i risarcimenti sia nel caso di provvedimenti restrittivi di livello nazionale che regionale. In questo contesto appare assolutamente necessario procedere ad un chiarimento sulle competenze statali e regionali al fine di allinearne la tempistica e la relativa efficacia“, hanno chiesto le Regioni.

Scuola

C’è anche la questione scuola nella bozza delle Regioni e delle Province, un tema dibattuto e sul quale c’è grande polemica: “Nel quadro della situazione epidemiologica generale e territoriale, sarebbe necessario qualificare l’attività scolastica (al pari delle altre attività) con un’apposita numerazione di rischio“. La scuola è un tassello fondamentale per il tessuto economico e sociale italiano, non solo per la formazione ma anche per la tenuta psicologica dei giovanissimi e per le attività genitoriali. “Occorre, in ogni caso, implementare le forme di congedo parentale nonché prevedere ulteriori risorse economiche a sostegno dei genitori, nel caso di chiusura delle scuole di ogni ordine e grado per aggravamento della situazione epidemiologica“, si legge ancora nella bozza.

Italia a zone

C’è una richiesta ancora più pressante da parte delle Regioni e delle Province autonome: “Occorrono misure nazionali di base omogenee, come avviene nel resto del mondo, che superino l’attuale zonizzazione, salvo prevedere misure più stringenti per specifici contesti territoriali laddove i parametri rilevino significativi scostamenti“. Dopo un anno di convivenza, difficile, con il coronavirus, ora si chiede di utilizzare l’esperienza maturata “al fine di poter meglio soppesare quali attività sia necessario chiudere o limitare anche con protocolli aggiornati“. Nella bozza si evidenzia la necessità di superare le disaccordanze che confondono i cittadini, anche con una comunicazione migliore: “Il presupposto per assumere decisioni valide è individuare una strategia che si fondi su elaborazioni oggettive tecnico scientifiche sulla base delle quali la politica si assumerà la responsabilità della decisione“.

Vaccini

Anche in ragione di questo, governatori di Regione e Provincia precisano che “se la campagna vaccinale accelera, l’Rt perde progressivamente di rilevanza, mentre la saturazione dei posti letto diventa ancor più l’elemento decisivo“. Quindi si richiede una “revisione dei parametri e alla contestuale revisione del sistema delle zone, nel senso della semplificazione, che passi funzionalmente anche da una revisione dei protocolli per la regolazione delle riaperture, in senso anche più stringente laddove necessario“.

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