Attacco in Congo, «Luca Attanasio era un eccellente diplomatico. L’Africa per lui era una vocazione» – Corriere della Sera

ROMA – Il ministro plenipotenziario Mario Vattani, 54 anni, figlio di Umberto, lavora alla direzione generale per la mondializzazione e le questioni globali della Farnesina, dove l’ambasciatore Luca Attanasio nel 2013 era il capo segreteria. Lo conosceva bene: «Lui era un top, davvero un eccellente diplomatico: veloce, intelligente, sveglio – ricorda Vattani -Del resto, se non sei così, meglio che in Africa non ci vai. L’Africa per lui era una vocazione. Servire l’interesse nazionale là dove la rete è più sguarnita: ecco il senso. E mi diceva: Mario, lì tu puoi fare davvero la differenza, se lavori bene puoi incidere davvero sulla realtà…».

L’umiltà e le capacità professionali

«La cooperazione allo sviluppo ce l’aveva nel sangue – continua Vattani – . Ne ho visti passare tanti di funzionari alla Farnesina e di Attanasio capii subito una cosa: lui, già giovanissimo, sarebbe potuto andare ovunque. Aveva l’eleganza e il sorriso giusto per le grandi sedi come Londra, Washington, Bruxelles ma anche l’umiltà, le capacità umane e professionali per muoversi in contesti molto più difficili. E un assaggio d’Africa, drammatico, lo ebbe già in Nigeria, la missione che precedette il Congo…».

«Nell’Africa sub sahariana puoi diventare un bersaglio costante»

In Nigeria, ricorda Vattani, Attanasio andò nel 2015: primo consigliere presso l’ambasciata in Abuja. «Si era appena sposato o stava per sposarsi – racconta – Ma accettò comunque la sfida e partì. Poi,però, gli successe un incidente, un banale incidente, credo mentre faceva sport, forse correndo una mattina. Cadde e si ruppe l’osso di una gamba. Così, semplicemente. Eppure da quel momento attraversò un calvario, lo curarono male laggiù, rischiò un embolo, un’ischemia, adesso non ricordo bene, me lo raccontò lui stesso una volta tornato a Roma. Perché in realtà la pericolosità di certe sedi non è sempre legata a una guerra in corso ma può dipendere dalle stesse condizioni di vita di un Paese, da un ospedale che non funziona. Ebbene, quando tornò a trovarmi alla Farnesina mi disse che era stato molto male e io allora provai a suggerirgli di riposarsi un po’ e poi magari anche cambiare scenario. Ma lui non aveva più nessuna voglia di lasciare quel continente, sebbene sapessimo bene entrambi che nell’Africa sub sahariana puoi diventare un bersaglio costante».

Il lavoro in posti pericolosi

Adesso la voce di Vattani si arrochisce: «Tanti giovani sognano di fare questa carriera, ma è una carriera che ti può portare anche in posti pericolosi. Il nostro è un mestiere tra il prete e il militare, si deve ascoltare tutti sempre con pazienza ma anche essere pronti al sacrificio. È un lavoro che si fa sorridendo e mi vengono i brividi adesso a pensare che il sorriso di Luca s’è spento».

22 febbraio 2021 (modifica il 22 febbraio 2021 | 16:58)

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Attacco in Congo, «Luca Attanasio era un eccellente diplomatico. L’Africa per lui era una vocazione» – Corriere della Sera

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