“Attesi 25mila contagi al giorno”. La data che spaventa i virologi – ilGiornale.it

Venticinquemila contagi al giorno. Secondo quanto riporta l’edizione odierna de Il Messaggero, sarebbe questa la media dei casi Covid-19 stimata dagli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) in previsione dell’ennesimo picco epidemiologico. La nuova impennata è stata messa da conto per marzo ma, è bene precisarlo, si tratta solo di una proiezione statistica. Tuttavia, i virologi già profilano scenari apocalittici. “Il contagio sta ripartendo, la variante inglese è arrivata“, tuona il professor Massimo Galli, direttore di Malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano.

La simulazione: “25mila contagi giornalieri”

C’è una data clou: marzo. A detta degli esperti Iss, d’accordo con i membri del Comitato tecnico scientifico, nelle prossime settimane ci sarà un incremento sensibile dei contagi con picchi di ben 25mila casi giornalieri. La simulazione è stata imbastita sulla base degli ultimi rilevamenti relativi alla circolazione della variante inglese nel nostro Paese. Stando ai risultati preliminari della flash survey, l’indagine condotta dall’Iss e dal ministero della Salute, la stima di prevalenza della cosiddetta “mutazione B117” è pari a 17,8% negli 852 campioni analizzati dai laboratori regionali. Come ben ricorda Il Messaggero, la variante inglese viaggia ad una velocità molto più sostenuta delle altre “affini” ed è per questo motivo che i virologi temono una nuova impennata di positivi già nelle prossime settimane. Sta arrivando un altro urgano?

I numeri attuali dei contagi

Ad oggi, l’Rt medio nazionale è a un passo dalla soglia di livello critico 1 – 0,99 per la precisione – con alcune aree regionali collocabili in uno scenario di “rischio elevato” (Pescara, Chieti, Colleferro). E la situazione non sembra destinata a migliorare. I dati del fine settimana sembrerebbero provare che la risalita dei contagi è già cominciata ma bisognerà attendere il prossimo report dell’Iss per averne conferma definitiva. Nell’ultimo fine settimana, dunque tra il 19 e il 21 febbraio, sono stati registrati 43.862 nuovi casi positivi con questo andamento: 15.479 venerdì, 14.931 sabato, 13.452 ieri. Non tragga in inganno il fatto che apparentemente i numeri siano in discesa perché, ormai è un dato di fatto, sabato e domenica hanno sempre dati più bassi. Se per il confronto prendiamo il fine settimana precedente (tra il 12 e il 14 febbraio) possiamo appurare che i nuovi casi positivi sono stati 38.505) con questa successione: venerdì 12 13.908, sabato 13 13.532 e domenica 14 11.068. In sintesi: questo fine settimana ha avuto 5.357 casi positivi in più con un incremento del 14 per cento. Per gli esperti si tratta dell'”effetto boomerang” della variante inglese. Ma è davvero così?

La pressione sugli ospedali

Se c’è un rischio da scongiurare a dita incrociate è che ci si ritrovi nella medesima situazione dello scorso marzo, quando gli ospedali erano a un passo dal collasso per via dell’ingente numero di ricoveri. Attualmente, la situazione sembrerebbe ancora sotto controllo sebbene sia scattata l’allerta in alcune aree regionali. Ad esempio in Abruzzo, dove il tasso di occupazione dei posti letto di rianimazione ha già raggiunto il 40,2 per cento. In Molise, a Termoli (Campobasso) sarà allestito un ospedale da campo della Croce rossa. In generale, però, l’effetto della nuova impennata di contagi sui posti letto occupati è ridotto: domenica 14 febbraio, in Italia, erano 20.534 (di cui 2.085 in terapia intensiva); ieri erano meno, 19.898, ma con un incremento rispetto a sette giorni prima delle terapie intensive (2.094). Tuttavia, i virologi temono che la pressione sulle strutture sanitarie locali possa aumentare di misura nel mese di marzo. Dunque, come arginare un eventuale flusso di ospedalizzazioni? “Sicuramente – dichiara un esperto che preferisce restare nell’anonimato al Messaggerole zone rosse locali per fermare le varianti sono utili, ma sono troppo leggere, servirebbero chiusure molto più rigorose“.

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