“Chiudere oggi per aprire a fine marzo”: il nuovo decreto oggi sugli spostamenti tra regioni e il primo Dpcm del governo Draghi – Today.it

Il secondo consiglio dei ministri del governo Draghi convocato per stamattina lunedì 22 febbraio alle 9,30 licenzierà il primo decreto legge sull’epidemia con la proroga di 30 giorni fino al 27 marzo del divieto di spostamento tra regioni che scade il 25 febbraio; a questo seguirà un decreto del presidente del Consiglio (Dpcm), che seguirà quello in scadenza il 5 marzo. L’idea è di prorogare tutto fino alla fine di marzo o all’inizio di aprile. 

Il nuovo decreto oggi sugli spostamenti tra regioni e il primo Dpcm del governo Draghi

Il nuovo decreto di Draghi conserverà la possibilità di fare visita ad amici e parenti, ossia la regola, per ora valida fino al 5 marzo, che consente di spostarsi verso un’altra abitazione privata massimo in due persone, più i figli minori di 14 anni. Il tutto in un’Italia che oggi ha visto entrare in vigore la zona arancione in Campania, Emilia Romagna e Molise, con una voglia di uscire dei cittadini che con il bel tempo sembra quasi irrefrenabile. E ciò nonostante la curva dei contagi non accenni a deflettere: il bollettino della Protezione Civile riporta ben oltre i 13mila test positivi al giorno, con pazienti in aumento in terapia intensiva e nei reparti ordinari e i decessi ancora decisamente sopra i 200.

Nel decreto potrebbero trovare spazio anche maggiori restrizioni per le zone rosse locali nei comuni focolaio e nelle zone limitrofe. Circola anche l’ipotesi che il monitoraggio settimanale, da un anno reso noto il venerdì, sia spostato a inizio settimana, per evitare complicate sovrapposizioni con i weekend. Per il resto, si cambia: la nuova strategia del governo Draghi prevede che ogni nuovo decreto e nuovo Dpcm sia approvato almeno una settimana prima dell’entrata in vigore, per permettere ai cittadini e alle attività economiche di organizzarsi, e alle misure di tipo sanitario verranno affiancati i ristori per gli esercizi penalizzati. Intanto ieri le Regioni hanno bocciato l’ipotesi di far scattare un’unica zona arancione nazionale (la cosiddetta zona arancione scuro del presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini) e chiedono di semplificare e correggere il modello della divisione dell’Italia in tre colori, rivedendo i criteri e i 21 parametri di classificazione, anche se secondo esperti del calibro di Andrea Crisanti serve un lockdown totale per fermare l’avanzata delle varianti del coronavirus: “Non dobbiamo aspettare di arrivare a 50mila casi al giorno per capire che abbiamo un problema e bisogna intervenire”. 

Dopo la conference call del premier con i ministri i governatori vengono informati e consultati, alla vigilia della riunione a Palazzo Chigi, nella videoconferenza con Gelmini e con il ministro della Salute Roberto Speranza. E presentano una loro piattaforma di proposte che domani sarà portata al governo, assicura la ministra. Alla Conferenza Stato-Regioni che dovrebbe esserci domani dopo il Consiglio dei ministri non prende parte Draghi. Il Corriere della Sera spiega oggi che nel documento approvato all’unanimità dai governatori e inviato al governo si chiede “una revisione dei parametri e del sistema delle zone”, ma anche nuovi protocolli che possano individuare i settori da far ripartire e quelli che devono invece seguire “un regime più stringente per specifici contesti territoriali”. In questo modo si ottiene una classificazione che lega la riapertura delle attività agli indici di circolazione del Covid. Vuol dire che dove l’Rtèpiù basso sarà “Chiediamo di valutare le restrizioni che si sono rivelate più o meno efficaci, per soppesare quali attività sia necessario chiudere o limitare e quali invece possano essere riaperte, con protocolli aggiornati. Tale soluzione risulta essenziale ed opportuna in quanto alcune attività risultano totalmente chiuse da diversi mesi e il prolungarsi di tale situazione risulterebbe esiziale”, dicono poi i governatori. 

Il decreto Covid di Draghi oggi: “Chiudere oggi per aprire a fine marzo”

Il divieto di spostamento tra regioni che scade giovedì e che il Consiglio dei ministri di questa mattina dovrebbe allungare di trenta giorni secondo il Messaggero nei desiderata dei presidenti delle Regioni dovrebbe servire “in modo da arrivare a riaperture a ridosso delle vacanze pasquali che potrebbero rappresentare una boccata d’ossigeno per gli operatori turistici”.

Un allentamento, a prova di ripensamenti, che però avverrà tra più di un mese anche se con il nuovo governo si avverte un tentativo di cambio di passo e l’intenzione di evitare le drammatizzazioni e gli allarmismi dei mesi scorsi.

“È stata una riunione preparatoria a quello che dovrà essere il nuovo Dpcm che dovrà essere fatto entro il 5 marzo. Personalmente, ho chiesto che ci siano linee chiare, parametri chiari, e che soprattutto ci sia un riferimento scientifico unico a livello nazionale”, dice Luca Zaia, presidente del Veneto, facendo anche sapere di aver esplicitamente chiesto al ministro della Salute Roberto Speranza di far parlare il Comitato Tecnico scientifico “con una voce sola” e “preferibilmente con il governo”. La composizione del Comitato tecnico-scientifico cambierà e appare ormai scontato che il numero dei componenti sarà ridotto.

Le Regioni chiedono poi di accelerare decisamente nella campagna vaccinale, reperendo le dosi necessarie, e collegando il problema ai criteri che hanno regolato finora i colori, in primis l’inesorabile Rt, l’indice di trasmissibilità. “Si ritiene indispensabile procedere ad una revisione dei parametri e alla contestuale revisione del sistema delle zone – affermano -, nel senso della semplificazione, che passi funzionalmente anche da una revisione dei protocolli per la regolazione delle riaperture, in senso anche più stringente laddove necessario”. “Occorre in questa fase un cambio di passo che consenta di coniugare le misure di sicurezza sanitaria con la ripresa economica e delle attività culturali e sociali”. “È evidente – è la conclusione – che se la campagna vaccinale accelera, l’Rt perde progressivamente di rilevanza”. 

Il nuovo Dpcm e il nuovo decreto di Draghi: non cancella bonus e ristori

I ristori quindi non verranno cancellati e saranno dati più prontamente e in corrispondenza con le chiusure degli esercizi commerciali. Per qualche tempo era circolata la voce che Draghi volesse cancellare i bonus e i ristori, anche perché durante le consultazioni in Parlamento lui stesso aveva fatto capire di avere questa intenzione, sostenendo che si dovessero aiutare le attività sane e non quelle in crisi. Ma a tenere banco è ancora il lockdown e la circolazione delle varianti: La Stampa scrive che Speranza ha premesso di non voler fare «allarmismi» ma ha poi tracciato un quadro molto preoccupato della situazione, spiegando che finché la campagna vaccinale non raggiungerà numeri importanti bisognerà fare i conti con le nuove varianti e questo renderà necessario proseguire con le restrizioni.

Ieri a Today.it Andrea Crisanti, professore ordinario di microbiologia all’Università di Padova, ha spiegato che non c’è tempo da perdere: “È evidente che sta per arrivare la terza ondata dell’epidemia di coronavirus. Le Regioni non lo vogliono capire. I presidenti sono il maggior ostacolo all’introduzione delle misure. Bonaccini propone la zona arancione scuro? Era contrario dieci giorni fa”, dice. “Da quanto tempo i tecnici hanno detto che c’è il rischio terza ondata? Avremmo dovuto fare il lockdown a Natale, questa è la verità”, spiega. E questo perché “i segnali della terza ondata ci sono tutti, la variante inglese è già al 35%, fra due settimane rischiamo 40mila casi”. La crescita dei contagi però non è ancora iniziata. “C’è sempre un periodo di latenza da considerare. Certe curve all’inizio sono piatte e poi improvvisamente vanno verso l’alto. Ci stiamo avviando verso la terza ondata. Forse riusciamo per una volta a fermarla prima che ci esploda tra le mani però…”. Con il lockdown? “Certo. C’è poca differenza tra zona rossa ed arancione, ma una stretta va fatta”.

Invece i governatori seguono un’altra linea e chiedono una doppia revisione dei parametri fin qui utilizzati per adottare le misure: quelli sull’Rt, l’indice di contagio, e quelli sul reale rischio delle attività produttive. “Una soluzione necessaria – scrivono le Regioni – perché alcune attività risultano totalmente chiuse da diversi mesi e il prolungarsi di questa situazione risulterebbe esiziale”. L’attuale classificazione delle attività da chiudere nelle zone arancioni e rosse potrebbe essere superata con dei distinguo che tengano conto del rischio reale in applicazione di protocolli anche più rigidi. Quanto all’indice di contagio, le Regioni ritengono che con l’accelerazione della campagna vaccinale perderebbe rilevanza e dovrebbe essere sostituito dall’indice di ospedalizzazione. Le Regioni chiedono anche di chiudere dove necessario per periodi limitati le scuole di ogni ordine e grado come sta avvenendo in queste settimane in Puglia e di aumentare le forme di congedo parentale e prevedere ulteriori risorse economiche a sostegno dei genitori. 

Sorgente articolo:
“Chiudere oggi per aprire a fine marzo”: il nuovo decreto oggi sugli spostamenti tra regioni e il primo Dpcm del governo Draghi – Today.it

User ID Campaign ID Link
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999995 Automazione di campagne Email
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999986 Free Web Host
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999985 Fiasconaro
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999988 Pubblicizza sito