Come corrono le varianti: ecco le 25 province più a rischio – ilGiornale.it

Sono esattamente 25 le province italiane sotto attenta osservazione. Si tratta dei territori in cui si è registrato un importante aumento dei contagi a causa dalla diffusione delle nuove varianti. Brescia, Bergamo e Monza sono ancora nella cosiddetta fase primaria mentre Milano, Varese e Cremona sono già nel secondo periodo ovvero nella “fase di crescita”.

“Alcuni aumenti dei contagi, anche del 10-20% rispetto a due settimane fa, possono essere legati al lungo periodo di “zona gialla” ma in Lombardia abbiamo avuto un aumento generalizzato del 30%, con “salti” anche del 40, sempre rispetto a due settimane fa. In questo aumento, dunque, c’è certamente un impatto delle varianti. Brescia al momento è la zona più critica, ma anche a Bergamo e Milano i contagi stanno salendo sensibilmente”, afferma Carlo La Vecchia, docente di Statistica medica all’Università Statale di Milano, aggiungendosi così agli epidemiologi critici nei confronti delle zone colorate. Inoltre, il Professore ha sottolineato che l’unica possibilità che si ha per evitare il disastro è chiudere le aree più compromesse, ora che siamo ancora in tempo: “È probabile che oggi l’Italia, in generale, sia a uno stadio intermedio nella diffusione delle varianti, e quindi si spera che l’impatto non sia drammatico come nel Sud dell’Inghilterra ma viste le incertezze”- suggerisce-” bisogna usare tutti i pochi vaccini che abbiamo, di qualsiasi tipo, per dare almeno una dose al maggior numero possibile di anziani».

La situazione appena descritta però appartiene solamente alla Lombardia, che al momento è la regione più colpita, ma le province a rischio di importanti aumenti sono presenti in tutta Italia: cinque in Toscana, quattro in Emilia-Romagna, due in Basilicata ed una in Abbruzzo, Calabria, Lazio e Marche. Il reale problema è che ancora non si sa molto riguardo queste varianti e se da un lato il fatto che queste siano ancora in una fase iniziale dovrebbe confortare, dall’altro deve mettere in guardia in quanto la prima fase è la più imprevedibile e rischiosa per la salute.

A conferma della pericolosità delle nuove varianti è possibile leggere – sul Corriere della Sera- un nuovo studio realizzato da Alberto Gerli, ingegnere laureato a Padova e specializzato in America, in Texas. Gerli ha realizzato dei modelli matematici che prevedono e tracciano l’evoluzione del contagio. Precedentemente, ad inizio ottobre, è riuscito a pronosticare quale sarebbe stata l’evoluzione della seconda ondata e questo nell’ultimo anno gli ha permesso di diventare un punto di riferimento nella comunità scientifica lombarda. Le 25 province in cui il rischio è più elevato vengono etichettate, nella mappa del suo nuovo studio, con il bollino rosso: “È una prima sperimentazione, ma viene dall’adattamento di un modello già affidabile e rivela una diffusione delle varianti anche in zone insospettabili”. Tra queste, in ben 20 non viene escluso il rischio di un esponenziale aumenti dei contagi. Risultati ottenuti su basi prettamente statistiche ottenute analizzando la crescita anomala in alcune zone d’Italia.

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