Conflitti in aula, il metodo della “non-escalation”. Gestire e gestirsi in situazioni molto critiche – Orizzonte Scuola

Di Miriano Romualdi
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Da tempo mi occupo di gestione di casi difficili in aula. Alcune settimane fa ho presentato: il metodo degli interventi graduali .

Ora vi presento un metodo che cito spesso nei miei lavori e pubblicazioni e che è fondamentale in situazioni estremamente critiche, che chiamo Casi 3: il metodo della non-escalation del conflitto.

In aula alla fine, noi docenti siamo soli davanti ai nostri Casi 3.

Il metodo della non-escalation

Questo metodo permette al docente, in primo luogo, di concentrarsi sui comportamenti che deve evitare davanti ai suoi casi 3 difficili in situazioni estremamente critiche.

Prima di riuscire a trovare una vera soluzione, è più facile pensare come evitare un’escalation e un inasprirsi delle posizioni delle parti.

Allora mi devo chiedere:

Qual è la cosa peggiore che posso fare in questo momento con Massimo che ascolta musica dal telefono?”.

E ovviamente non farlo!

L’istinto di…

Una reazione istintiva “normale” sarebbe infatti, ad esempio, quella di urlare una di queste frasi a scelta o tutte in contemporanea:

Ora lo distruggo”, “lo sbatto fuori”, “lo mando in direzione”, “lo boccio”, “gliela faccio pagare con i voti.

Oppure viene voglia di piangere e di uscire dall’aula!

Ma si potrebbe fare anche di peggio!

Errori tipici – “visible mistakes”

Massimo ascolta musica dal cellulare durante la lezione.

Tra gli sbagli che un docente può commettere alcuni sono lampanti:

  • diventa molto, troppo nervoso, quindi meno credibile
  • si avvicina all’allievo e invade la sua zona intima – prossemica
  • se la classe ride per la reazione di Massimo che dice:

Non te lo do il telefonino!”,

il docente minaccia di fare una prova sommativa punitiva per tutti

  • prende l’allievo per un braccio e lo strattona
  • lo manda fuori dalla porta, dicendo che non lo vuole più vedere
  • minaccia di mandarlo in direzione e non lo fa.

Il metodo della non-escalation ci può permettere di focalizzarci sul nocciolo del sintomo che appare in classe in questo caso “il telefonino”, senza mescolare i piani personali e professionali, disciplinari e didattici.

I “Principi” da rispettare

Nell’applicare il metodo della “Non escalation del conflitto” bisogna rispettare i seguenti principi:

– uso appropriato e positivo del non-verbale

  • postura aperta
  • sguardo diretto verso l’allievo, non troppo fisso
  • tono della voce normale, volume leggermente più alto

– concentrarsi sulla situazione e sul problema senza fare riferimenti alla persona e alla disciplina, evitare quindi:

Tu sei un bip bip”, “Con i tuoi voti non te lo puoi permettere di comportarti così”,

frasi che dunque sottintendono che “una Anna” che è brava lo potrebbe fare? Strano no!

– posizione e ruolo vanno mantenuti separati da situazione (vedasi a tal proposito le tecniche di negoziazione della Harvard Law School);

evitare di dire:

Tu sei allievo e io il docente, qui comando io”.

– riferirsi a regole scritte e consuetudini:

Il regolamento prevede che il telefonino non venga usato a scuola”.

– lasciare un’alternativa e una anche minima libertà di scelta:

Metti via il telefonino e esci a sciacquarti la faccia (a) o mettiti un attimo giù con la testa sul banco per cinque minuti (b)”.

Alla fine spento il telefonino si può pensare di risolvere il conflitto a posteriori, con calma, mediante colloqui risolutivi.

Etica e atteggiamenti alla base del metodo

Questo metodo presuppone un atteggiamento etico chiaro da parte del docente, che comprende diversi livelli, ossia:

  1. volere capire i sentimenti e le emozioni dell’allievo, che sono al base del sintomo;
  2. concentrarsi solo sul sintomo “la musica e il telefonino”;
  3. offrire a quel punto sempre un’alternativa all’allievo, nel caso di Massimo, chiudere gli occhi e riposarsi un attimo, mentre la lezione prosegue;
  4. passare infine la responsabilità all’allievo, che deve decidere tra diverse alternative e non si trova davanti all’obbligo di seguire solo le indicazioni del docente.
  5. fare riferimento solo in seguito alla situazione complessiva: aver infranto le regole e disturbato la lezione;

Come docente mi devo ovviamente chiedere:

  • Come alimento il conflitto in determinati momenti critici?
  • Come evitare di alimentare tali conflitti?
  • Cosa posso fare perché la situazione interpersonale, classe compresa, non degeneri?

Nessuno è perfetto però

La situazione ideale di non-escalation, ovviamente, è molto difficile da realizzare (allegata: la descrizione del caso con applicazione ideale del metodo).

Tuttavia, molti di questi consigli non sono così difficili da applicare nel tempo.

Con la pratica in classe, ci si può avvicinare sempre più alla consapevolezza piena del metodo suddetto.

Consigliamo di iniziare a sperimentarlo con casi più semplici di media gravità, che definisco Casi 1 e 2, in cui è più facile controllare le proprie reazioni istintive.

Per dirigenti e docenti

Ora sapete sto passando con un approccio olistico alla gestione delle situazioni difficili a scuola, considerate quindi sia dal punto di vista del docente che del dirigente.

In effetti questo metodo è particolarmente appropriato nella gestione dei conflitti anche tra adulti: tra collega e collega, tra docenti e genitori e tra dirigenti e docenti.

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Pubblicato in Didattica Argomenti: Gestione classe

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