Monte Velino, i soccorritori: “Avevamo pochissime tracce, abbiamo seguito l’intuito” – QUOTIDIANO.NET

Avezzano, 20 febbraio 2021 – Per un giorno non hanno parlato. E’ lo stile del Soccorso alpino. E’ la regola non scritta delle squadre d’emergenza. Perché la ricerca non era finita, mancava ancora Gianmarco Degni, 26 anni, l’amore di Valeria Mella, 25enne. La ragazza era stata trovata ieri, accanto agli amici Gian Mauro Frabotta, 33 anni, e Tonino Durante, 60. Oggi in tarda mattinata tutto si è compiuto. Mamme, papà, fratelli hanno riavuto corpi da piangere. “Prima di tutto solidarietà alle famiglie, non ci sono parole per questo  dolore”, confida Daniele Perilli, 63 anni, presidente del Soccorso alpino abruzzese, cinquant’anni di montagna.

Avete setacciato il Velino per 28 giorni, è stata una ricerca molto lunga e difficile. Insieme a finanza, esercito, carabinieri, polizia, vigili del fuoco.

“La difficoltà è stata di orientamento, perché non c’era un indizio certo che ci portasse in una direzione”.

Solo l’auto, parcheggiata all’imbocco di valle Majelama, la valle delle aquile e dei grifoni.

“Poi le orme, che salivano verso la valle. A un certo punto cancellate dalla bufera. Abbiamo lavorato con molti mezzi ma anche con l’intuito, abbiamo cercato di capire. Il problema è che le valanghe sono state tante, anche nelle valli laterali”.

Avete individuato i 4 corpi a 1.800 metri di quota, grazie al fiuto dei cani.

“Li abbiamo trovati sotto un metro e mezzo di neve ma la profondità all’inizio doveva essere almeno doppia, perché negli ultimi quindici giorni il livello del manto si è abbassato molto. Tre erano vicini, l’ultimo a quindici metri”.

Una valanga imponente.

“Il pendio è molto ripido, sicuramente ha acquistato una velocità importante, trascinando centinaia e centinaia di metri cubi di materiale. Era partita almeno da trecento metri più in alto rispetto all’impatto. Penso non si siano neanche resi conto di quello che stava accadendo”.

La valanga, killer silenzioso.

“Anche perché quella domenica c’era bufera, mancava visibilità”.

Un ambiente ostile, c’era pericolo anche per i soccorritori.

“Per questo fin dall’inizio sono state fatte bonifiche, per rendere il sito il più sicuro possibile”.

Centinaia di uomini impegnati.

“Alla fine penso che abbiano lavorato in tutto sei-settecento persone”. 

Cinquant’anni di montagna, tanti interventi di soccorso, c’era naturalmente a Rigopiano. Questa lunga ricerca sul Velino che cosa le lascia?

“Sicuramente questa è stata un’esperienza particolare. Ci ricorda che la montagna è sempre imprevedibile, non si deve mai dare niente per scontato. Anche nel soccorso ci sono situazioni estreme, sai quando inizi ma non quando finisci. Negli ultimi giorni, con l’aumento della temperatura, ci siamo sempre fermati alle due del pomeriggio, per il pericolo valanghe”. E Gianmarco Degni è stato portato via proprio a quell’ora.

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