Sondaggi, numeri clamorosi con Draghi. Un partito vola, uno crolla. I dati – Affaritaliani.it

Sondaggi, numeri clamorosi con Draghi. Un partito vola, uno crolla. I dati
Foto Quirinale

 

Di Alessandro Amadori e Maria Cristina Pasquali

Ora che il governo Draghi ha ottenuto la fiducia ed è entrato nella pienezza delle sue funzioni, possiamo chiederci: chi ci sta guadagnando e chi ci sta invece perdendo, fra i partiti del parlamento Italiano? Attraverso la meta-analisi dei sondaggi fatti dai vari istituti è possibile comprendere quali sono, per il momento, gli effetti della fiducia (o non fiducia) al neonato governo Draghi, sulle intenzioni di voto per i principali partiti italiani. La tabella che segue riporta il confronto fra le intenzioni di voto al 5 febbraio 2021 e quelle al 19 febbraio, mettendo in evidenza le variazioni (stiamo parlando come detto di una media fra sondaggi di vari istituti):

 

Media

Variazione

M5S

14,5

-0,3

Pd

19,2

-0,8

Italia Viva

3,1

-0,2

Lega

24,0

0,5

FI

8,1

0,2

Fdi

16,2

0,1

Altri

14,9

0,5

Totale

100,0

0,0

Una precisazione: la formazione di Carlo Calenda, ossia Azione, e La Sinistra, risultano entrambe incluse nella voce “altri”, solo perché non tutti i sondaggi considerati ne riportano separatamente il valore di intenzione di voto (che comunque è attorno al 3,6% per la prima e al 3,4% per la seconda). 

In sintesi, come si vede nella tabella, sia pure di poco ci sono state delle variazioni molto chiare. Globalmente, i partiti del “centro-sinistra” (inclusi i Cinque Stelle) sono leggermente calati, quelli del “centro-destra” sono invece leggermente saliti. Il calo maggiore lo registra il Pd (-0,8%), l’incremento maggiore la Lega (+0,5%). Sarà interessante vedere, nelle prossime settimane, se questo quadro generale si rafforza o meno, nelle direzioni indicate. Per ora, dunque, i giocatori che stanno traendo vantaggio dalla nuova partita sono Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi.

Ciò detto, torniamo sul modello di comunicazione del nuovo presidente del Consiglio (che avevamo già considerato in un altro articolo).  In questo caso, analizzeremo (sempre con i metodi della statistica linguistica o “text and sentiment analysis”) il suo breve discorso di accettazione dell’incarico ricevuto dal presidente della Repubblica.

Il discorso del presidente Draghi al Quirinale, per accettare l’incarico, è stato un breve, telegrafico discorso formato da 13 frasi, 128 diverse parole e 1.160 caratteri in tutto. Appunto, un lungo telegramma. I concetti su cui si è concentrato sono pochi e chiari: vita, salute, pandemia, Repubblica, Parlamento, Unione Europea, economia e società. Il focus del testo è centrato sul rapporto specifico con il presidente della Repubblica (a evidenziare una sorta di asse specifico Mattarella-Draghi). Nel quadro di questa comunicazione (quasi di servizio) molto essenziale, Mario Draghi è riuscito comunque a dimostrare una buona estensione lessicale (valore pari a 67, su scala da 0 a 100). Ha usato in particolare una lunga frase di 38 parole e 232 caratteri e, in generale, ha impiegato parole abbastanza lunghe (quelle con più di 7 caratteri occupano la maggioranza del testo). Soprattutto, ha fatto ricorso a parole abbastanza difficili. Nel suo testo, infatti, la percentuale di parole definibili statisticamente come “abbastanza difficili” è il 97%. Ossia, ha adoperato prevalentemente parole che non appartengono alla lista di 3.000 parole familiari che compongono l’elenco di parole Dale-Chall (che viene adoperato come riferimento per stabilire il livello di difficoltà di una parola). Si tratta di un elenco che contiene circa tremila parole familiari, che sono conosciute nella lettura da almeno l’80% dei bambini di quinta elementare. 

Quello di Draghi si può dunque definire, pur nella sua estrema brevità, un testo non familiare per i termini utilizzati. Inoltre, solo poche parole sono ripetute più volte, perciò lo si può ritenere anche un testo ricco di lessico e difficile da memorizzare. Per capirlo esattamente, occorrono 16 anni di formazione scolastica, ossia un percorso di studi a livello di scuola superiore. Dal punto di vista del sentiment, è un testo obiettivo, prevalentemente neutrale ma con un effetto complessivamente positivo.

Si conferma dunque, per Draghi, l’archetipo dell’Esecutore. Ossia il Risolutore che interviene quando non c’è più tempo per dibattere, quando è invece tempo di agire, di cambiare, di rinnovare le istituzioni affinché possano venire finalmente realizzati nuovi progetti. Ne nasce, paradossalmente, l’esigenza di un ritorno al passato, concretizzato dalla presenza sulla scena di una figura silenziosa e operativa che prenda decisioni nell’immediato, se necessario a volte anche “saltando” la burocrazia. L’Esecutore ha infatti come finalità, come missione, quella di attuare misure concrete volte alla salvaguardia del sistema in momenti di forte incertezza e di potenziale pericolo. Per questo, privilegia una comunicazione neutrale e focalizzata sull’operatività. Un vero e proprio “stile Draghi”, al quale ci dovremo abituare.

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