Covid, boom di contagi nel Bresciano: «Zona arancione da mercoledì» L’allarme dei medici: «Chiudere ora» – Corriere della Sera

Anche il sindaco Emilio Del Bono è preoccupato per il boom di contagi nel Bresciano, che però «riguardano più la Franciacorta, meno la città». Sulle misure da adottare però non forza la mano: la Loggia non ha chiesto la zona rossa per città e provincia. «Non spetta a me chiederla — dice il primo cittadino — non ne ho le competenze. Ho avuto un colloquio con il presidente Fontana: mi ha detto che ha inoltrato tutti i dati riguardanti la nostra provincia al Comitato tecnico scientifico nazionale. Attendiamo una risposta a breve, nelle prossime ore o giorni. Di certo prima di venerdì». Ieri sera il governatore Fontana ha chiesto al ministro e al comitato tecnico scientifico regionale di mettere l’intera provincia in zona arancione da domani. Questo comporterà la chiusura di bar e ristoranti ed il divieto di spostamenti all’interno dei comuni (le scuole superiori proseguiranno con la didattica a distanza al 50 per cento). «Nella lettera che ho inviato ieri al ministero della Salute — ha spiegato il presidente Fontana — ho fatto due ipotesi: l’istituzione della zona arancione in tutta la provincia di Brescia con la chiusura delle scuole o in alternativa alcuni interventi localizzati in alcuni Comuni dove i dati sono più brutti». Nodo comunque da sciogliere, nel primo caso, sarebbe la chiusura delle scuole, che è incompatibile con la zona arancione secondo il Dpcm dell’11 gennaio ancora in vigore che prevede la chiusura dalla seconda media in su solo in zona rossa. Per chiudere tutte le scuole di ogni ordine e grado servirebbe un pronunciamento ad hoc del Ministero della Salute.

Ospedali saturi

Gli ospedali però si stanno riempiendo sempre di più. Non solo quello di Chiari ma anche Poliambulanza e le strutture del gruppo San Donato in città (su questo punto la Loggia ha chiesto ad Ats dati puntuali e costanti). Che fare? Il sindaco ribadisce la sua proposta di dividere la Lombardia «in aree sub-regionali. non averlo fatto è un elemento di debolezza» perché si sarebbe potuto agire più efficacemente «nell’alleggerire o nel stringere le misure». Certo, Gussago ha adottato misure ad hoc per le scuole: «Ma noi non abbiamo un’emergenza in tal senso. Solo l’ 1,9% degli alunni in città è risultato positivo». Poi c’è il tema vaccini. «Dobbiamo correre, stiamo andando troppo a rilento, sopratutto con gli ultra 80enni» spiega il sindaco, che prosegue: «Non sfugge a nessuno che i contagi sono in crescita da diversi giorni: siamo in fascia gialla, le persone possono circolare e con esse circola il virus. Questo ha un impatto sulle strutture sanitarie, soprattutto in Franciacorta ed in misura minore anche in città». E questo è un altro importante indicatore della gravità della situazione, «perché non basta solo il numero di contagi. A Brescia se ne trovano di più perché facciamo più tamponi rispetto ad altre province» aggiunge Del Bono, per il quale usciremo da questa situazione «solo con una campagna massiva di vaccinazione».

La situazione

La campagna vaccinale

La Regione ha scelto la linea dei grandi hub (all’Omb di Sant’Eufemia, all’ex Freccia Rossa e in via Morelli) ma la Loggia ribadisce la disponibilità a collaborare e a mettere a disposizione altri luoghi per la profilassi e chiede «che si vaccini anche nelle fabbriche». Pure il vicesindaco Laura Castelletti lancia un accorato appello per velocizzare i vaccini: «le restrizioni sono palliativi momentanei, solo i vaccini sono risolutivi». Il sindaco è preoccupato anche per gli assembramenti di giovani il sabato pomeriggio in centro («giovani che non hanno alcun altro luogo di aggregazione dove ritrovarsi, sono tutti chiusi»). Per questo ha chiesto alla Prefettura più controlli e annuncia anche un’ordinanza anti-alcol: «Stiamo valutando il divieto di consumare bevande alcoliche in centro, visto che sono all’origine di comportamenti preoccupanti. Anche se siamo in zona gialla non è consentito ammassarsi in piazza per bere e mangiare». L’assessore regionale Fabio Rolfi e l’onorevole Simona Bordonali (entrambi della Lega ) criticano la decisione di Del Bono di non prevedere restrizioni per la città, al fine di arginare i contagi:« Mentre altri sindaci, non solo in Lombardia, predisponevano controlli a tappeto e chiudevano piazze e vie a Brescia hanno prevalso lassismo e inerzia».

L’allarme dei medici: «Chiusure subito»

Mentre la politica cerca di capire che cosa fare, i medici premono per provvedimenti urgenti. Travolti da un nuova ondata di contagi che già ha saturato gli ospedali del territorio, in un comunicato dell’Ordine dei medici della provincia, chiedono che la politica si assuma la responsabilità di «assumere decisioni, anche impopolari, subito». Non si parla di colori o di lockdown ma sono molti i medici, che — vista l’impennata di casi ribaltare completamente in pochi giorni la situazione del contagio — sono convinti che solo restrizioni rigide come quelle dello scorsa primavere possano tenere sotto controllo il virus detonato dalla variante inglese, identificata ormai in diversi punti della provincia.

23 febbraio 2021 | 09:54

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