Nuovo Dpcm zone, ipotesi nuovi parametri: più facile entrare in fascia rossa? – Il Messaggero

Zona arancione e gialla, ipotesi nuovi parametri: più facile entrare in zona rossa?

Non si cambia l’impianto, ma si può discutere sulle sue modalità di attuazione. È questa in estrema sintesi la posizione prevalente in questo momento all’interno del governo Draghi. In altre parole, anche per il nuovo esecutivo, il sistema dei tre colori funziona e quindi sarà mantenuto (niente zona arancione “scuro” in tutta la Penisola, come chiesto dal governatore emiliano e presidente della Conferenza Stato-Regioni Stefano Bonaccini).

Tuttavia non si esclude affatto un intervento sui ventuno parametri che oggi definiscono l’ingresso in zona gialla, arancione e rossa dei territori, monitorando non solo gli indici di circolazione del virus (come l’Rt che ne valutà la trasmissibilità) ma anche la resilienza del sistema sanitario (ad esempio il tasso di occupazione delle terapie intensive). 

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Nuova calibrazione delle soglie

Si ipotizza una nuova calibrazione delle soglie, ragionata per fare in modo che entrare in una fascia di rischio più elevata diventi più facile o che il perimetro degli interventi possa essere sistematicamente più raccolto. Vale a dire che si automatizzi in qualche modo l’approccio provinciale e non regionale, o magari, anche solo ad un gruppo di comuni vicini. Una modifica sostanziale che però non è affatto detto arrivi subito, anzi. Come ha chiarito proprio la neoministra Mariastella Gelmini, dato che i 21 parametri sono tanti, «bisognerà valutare» insieme ai governatori come «modificarli». In pratica, mettere le mani in quello che è un impianto ben strutturato non è facile e soprattutto richiede tempo. Tuttavia ciò non vuol dire che non ci si può provare. 

D’altronde i governatori lo hanno chiesto anche nel documento ufficiale presentato proprio alla Gelmini nel corso di un vertice tenuto domenica sera. «Credo poi sia doveroso rivedere i parametri – ha spiegato il presidente della Regione Veneto Luca Zaia – perché ad esempio l’indice Rt è vecchio di due-tre settimane dal momento in cui i colori vengono calati sulle regioni, il vero tema invece sono i tassi di occupazione delle terapie intensive e delle aree critiche dei reparti ospedalieri». È però improbabile che si riesca a procedere con la rivalutazione di quello che è un algoritmo piuttosto complesso, già in vista del Dpcm (o del decreto legge) che sostituirà quello attualmente in vigore ed in scadenza il prossimo 5 marzo. 

Al contrario, la richiesta di spostare le valutazioni del monitoraggio della Cabina di regia ad inizio settimana o di tenerle ogni 2 settimane, non sembra abbiano incontrato lo stesso spirito positivo. Sarebbero cioè state rispedite al mittente perché lascerebbero troppo spazio al virus. Ovvero renderebbero meno rapida la risposta in caso di un nuovo focolaio.

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Ultimo aggiornamento: 14:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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