Partito da Goma l’aereo militare che riporta in patria i corpi di Attanasio e Iacovacci: domani le autopsie – la Repubblica

E’ partito da Goma alla volta di Roma l’aereo militare che riporterà in patria i corpi dell’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci, uccisi ieri in un agguato nei pressi del parco nazionale di Virunga in Congo insieme al loro autista Mustapha Milambo.  L’aereo sarà in Italia in tarda serata e sono fissate per domani mattina al Policlinico Gemelli di Roma le autopsie. I pm di Roma Sergio Colaiocco e Alberto Pioletti indagano per sequestro di persona con finalità di terrorismo.

A Kinshasa il presidente della Repubblica del Congo Felix Antoine Tshilombo Tshisekedi si è recato a far visita a Zakia Seddiki, la moglie dell’ambasciatore. Nel corso della visita una donna congolese cresciuta nella comunità italiana, è intervenuta per ricordare la generosità dell’ambasciatore Attanasio, provocando la commozione di tutte le persone presenti.

Le accuse e le smentite

Un comunicato della presidenza della Repubblica congolese indica nei rapitori e non nei rangers che tentavano di liberarli i responsabili della morte dei due uomini e del loro autista Mustapha Milambo. Dopo il rapimento, spiega la nota, “le Ecoguardie e le Fardc”, le Forze armate congolesi, “si sono messe alle calcagna del nemico. Quando i rangers erano a 500 metri, i rapitori hanno sparato da distanza ravvicinata sulla guardia del corpo, deceduta sul posto, e sull’ambasciatore, ferendolo all’addome”, si afferma nel comunicato.

Gli aggressori del convoglio su cui viaggiava il diplomatico “erano 6, in possesso di cinque armi del tipo AK47 e di un machete”, stabiliscono ancora le prime indagini compiute dagli inquirenti della Repubblica democratica del Congo e riportate dal sito Cas-info che cita una nota del governatore della provincia di sud-Kivu. “Gli assalitori hanno costretto le persone a bordo a scendere e a seguirli nel Parco dopo aver ucciso uno degli autisti per creare il panico”.

Le Forces Democratiques de Liberation du Rwanda, note come Fdlr, sono state accusate ieri di essere dietro all’agguato. Oggi il gruppo armato però smentisce ogni coinvolgimento. Un portavoce del gruppo ribelle, Cure Ngoma, ipotizza invece responsabilità di militari regolari. “Non abbiamo alcuna postazione nella zona” sottolinea il rappresentante dei ribelli, una formazione composta perlopiù da combattenti hutu con basi nella provincia del Nord Kivu, a ridosso del confine con il Ruanda. “Secondo le informazioni delle quali disponiamo – riferisce Ngoma – il convoglio dell’ambasciatore è stato attaccato in una zona detta delle ‘tre antenne’, lungo la frontiera con il Ruanda, non lontano da postazioni dell’esercito congolese, le Fardc, e di militari ruandesi, le Forces de Defense Rwandaises”.

Un team dal presidente del Congo a Goma per accertare i fatti

A supporto della polizia locale, il presidente Tshisekedi  ha inviato una squadra a Goma per le indagini sul campo.

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Il terzo italiano

Nel convoglio viaggiava anche un terzo italiano: Rocco Leone, vice direttore del Pam nel Paese, secondo quanto apprende l’agenzia Ansa, è stato portato in ospedale per controlli subito dopo l’agguato ma non ha riportato alcuna ferita.

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Il report dell’Intelligence

“Le dinamiche dell’evento sembrano evidenziare che gli assalitori fossero a conoscenza del passaggio del convoglio lungo la viaria RN2. Appare probabile che l’evento sia da ricondurre a una delle tre milizie, Fdlr, Nyatura e Mai Mai, che potrebbero aver condotto l’azione a scopo di rapina”, si legge nel primo rapporto dell’Intelligence sulla ricostruzione dell’attacco.

Il padre di Attanasio: “Ci è crollato il mondo addosso”

Salvatore Attanasio ricorda il figlio in un’intervista con l’Ansa.  “Non era preoccupato, ma anzi felice per la missione che doveva compiere”. Traccia il ritratto di un uomo ottimista, pieno di fantasia e capacità di coinvolgere gli altri nei suoi progetti, tanti e rivolti al bene. Salvatore racconta di aver sentito il figlio l’ultima volta domenica scorsa, il giorno prima dell’agguato nel parco nazionale di Virunga: “Non era assolutamente preoccupato – dice senza riuscire a trattenere le lacrime – ci ha spiegato la sua missione, ci ha detto quali erano gli obiettivi. È stato sempre una persona rivolta agli altri, ha sempre fatto del bene a tutti, ed è sempre stato proiettato verso alti ideali, capace di coinvolgere chiunque nei suoi progetti. Una cosa che a me poteva sembrare poco chiara, lui me la rendeva diversa, positiva. Era una persona onesta, corretta, mai uno screzio. Siamo distrutti, è una perdita incommensurabile. In trenta secondi sono passati i ricordi di una vita, ci è crollato il mondo addosso. Sono cose ingiuste, che non devono accadere. Per noi la vita è finita”

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Emissario di Kinshasa a Roma

Intanto Tshisekedi ha inviato oggi a Roma un “suo emissario per portare una lettera personale al presidente del Consiglio italiano” Mario Draghi.

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