Stretta su carne rossa e salumi. “Così l’Ue aiuta le multinazionali” – ilGiornale.it

Carne rossa e insaccati finiscono nel mirino dell’Unione Europea come prodotti potenzialmente cancerogeni, con buona pace delle eccellenze del Made in Italy. L’ultimo attacco alla dieta mediterranea arriva dal piano europeo per sconfiggere il cancro. Un documento elaborato dalla Commissione Ue e presentato ad inizio febbraio, che punta ad abbattere l’incidenza dei tumori in Europa dichiarando guerra a tabacco, vino e carni rosse, considerate pericolose per la salute.

Il teorema della Commissione si basa su un paper redatto dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’Oms, che mette in relazione l’alimentazione a base di carne e insaccati con l’incidenza di diversi tipi di tumori. È sulla base di questo principio, quindi, che verrà intrapresa una “revisione della politica di promozione dei prodotti agricoli”, “in linea con il passaggio ad una dieta più vegetale, con meno carne rossa e lavorata ed altri alimenti legati al rischio di cancro”, con la proposta di “un’etichettatura nutrizionale armonizzata e obbligatoria sulla parte anteriore della confezione per permettere ai consumatori di fare scelte alimentari informate, sane e sostenibili”.

Ecco chi vuole dichiarare guerra alle bistecche

Una strategia che, però, secondo la Coldiretti rischia di mettere in crisi “interi comparti agroalimentari italiani, che fanno della qualità e della distintività la loro bandiera di sostenibilità”. “Prima la Farm to Fork, poi il Nutriscore, ora il Cancer Plan, la strategia dell’Ue è chiara e rappresenta un attacco generico al nostro modo di fare agricoltura e alimentazione”, dice senza mezzi termini Paolo Di Stefano, direttore dell’ufficio di Bruxelles della stessa associazione. “Sullo sfondo – attacca – ci sono gli interessi delle grandi multinazionali contrapposti a quelli dei piccoli produttori”.

L’Ue, in effetti, non è la sola ad aver dichiarato guerra alla “fiorentina”. L’ultimo appello a passare completamente alla carne sintetica “per combattere la crisi climatica”, ad esempio, è arrivato da Bill Gates. Un concetto che però non entra in testa a Luca Panichi, che alleva una cinquantina di vacche chianine bianche come la neve sulle colline vicino ad Umbertide, oasi rurale sull’Appennino umbro, in provincia di Perugia. “La biodiversità è il nostro tratto distintivo – ribatte – queste mucche rappresentano una delle cinque razze autoctone della loro specie e vengono allevate a ciclo chiuso: noi produciamo tutto in azienda e quindi inquiniamo zero”.

La protesta di produttori e allevatori

Un modello all’insegna della sostenibilità che, ci assicura, sta prendendo piede in molte zone d’Italia. “Non possono metterci in un unico calderone – protesta – e accomunarci ad altri Paesi che non rispettano regole stringenti come le nostre, ad esempio sugli antibiotici e sui farmaci da somministrare agli animali: noi siamo l’unica nazione dove, per capirci, i controlli veterinari dipendono dal ministero della Salute”. “E poi – va avanti – dire che la carne è cancerogena tout-court è sbagliato, bisogna vedere in che quantità e come viene mangiata”.

“Sono disgustato da queste notizie”, esordisce al telefono Gianenrico Spoldi, vice presidente di Coldiretti Cremona, allevatore di suini e produttore del tipico salame cremonese. “I nostri prodotti sono alla base di una dieta, quella mediterranea, conosciuta in tutto il mondo, e poi – assicura – sono controllati e hanno una quantità minima di conservanti”. “Vederli paragonati alle sigarette – si sfoga – mi disturba e mi offende”.

L’impatto potenziale della campagna dell’Ue

Secondo le associazioni di categoria, con una campagna europea diretta a scoraggiare il consumo di carne rossa e insaccati in favore di una dieta basata sui prodotti vegetali, si andrebbe a colpire l’unico settore del Made in Italy che continua a crescere all’estero e che nel 2020 ha fatto segnare il massimo storico di sempre con un valore di 46,1 miliardi e un incremento dell’1,8 per cento, nonostante le limitazioni della pandemia.

Con i lockdown, la chiusura dei ristoranti e del canale Horeca in generale, in Italia e all’estero, però, non sono mancati i problemi. Il settore zootecnico nazionale, secondo i dati della Coldiretti, ha perso 1,710 miliardi di euro. “Con il Covid e le chiusure il consumo è cambiato e le macellazioni sono calate del 30 per cento”, ci spiega Claudio Canali, Presidente FNP Suini di Confagricoltura.

“Chiudendo una stalla si perde un patrimonio”

“Gli allevatori sono sotto attacco da anni, ora ci manca solo che sulle vaschette take away scrivano che il prosciutto fa venire il cancro – protesta – ormai facciamo veramente fatica a difendere il nostro lavoro”. Anche lui è convinto che dietro iniziative come questa e come il Nutriscore ci siano “grandi industrie che stanno investendo tantissimo sulla carne sintetica”. “È ovvio che facciano lobby in questo senso”, conclude.

I produttori, insomma, si sentono schiacciati e sono preoccupati del fatto che la nuova strategia dell’Ue possa rappresentare un duro colpo per il settore, per di più in un periodo di crisi nera. “La scelta della Commissione di tagliare i fondi per la promozione colpisce l’Italia che è il Paese più ricco di piccole tipicità tradizionali che hanno bisogno di sostegni per farsi conoscere sul mercato e che rischiano invece di essere condannate all’estinzione”, è il commento di Di Stefano.

Per capire cosa c’è in gioco basta pensare che soltanto la norcineria, in Italia, vale 20 miliardi di euro. E poi, ricordano i produttori, come Panichi, chiudere una stalla vuol dire “perdere un patrimonio”. “Il danno – ci spiega – non è soltanto economico, ma anche ambientale, visto che è con gli allevamenti e i pascoli che viene disegnato il paesaggio italiano”.

“Ora l’Italia alzi la voce in Europa”

L’appello, quindi, è alla delegazione italiana a Bruxelles. “Devono alzare la voce e difendere il Made in Italy, opponendosi all’operazione di etichettatura che penalizzerebbe i nostri prodotti indicandoli come dannosi per la salute”, incalza Pietro Fiocchi, europarlamentare di Fratelli d’Italia, membro della commissione BECA sulla lotta al cancro. “Putroppo – aggiunge – su tanti argomenti l’Italia in Europa si è allineata agli altri, spero che con il nuovo governo le cose cambino e che si possa esprimere una posizione forte in questo senso, visto che il nostro Paese pesa quasi quanto la Francia e la Germania”.

A promettere battaglia è anche il capo delegazione di FdI al Parlamento Ue, Carlo Fidanza. “Con la scusa della salute la Commissione Europea continua a colpire le nostre produzioni di eccellenza per spianare la strada a un cibo standardizzato utile alle multinazionali per accrescere i loro profitti”, attacca. “Ci opporremo in ogni modo”, fa sapere l’eurodeputato.

Anche per Vincenzo Sofo, parlamentare europeo eletto con la Lega e di recente passato al gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei, membro della Commissione Envi per l’Ambiente, la Sanità pubblica e la Sicurezza alimentare, il piano dell’Ue per la lotta al cancro “pur avendo un obiettivo assolutamente condivisibile, prevede la promozione di misure che sono fuori da ogni logica”.

“Nonostante il programma nasca con le migliori intenzioni, ovvero la tutela della salute dei cittadini europei, – continua Sofo – è la dimostrazione di come la Commissione UE agisca ciecamente, condannando il consumo di singoli prodotti che sono fondamentali per una dieta equilibrata”. Insomma, non c’è dubbio che rappresenti “un vero e proprio attacco al Made in Italy, in quanto colpisce i prodotti simbolo della nostra cultura, mettendo a rischio interi settori già fortemente provati a causa della pandemia”.

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