Vittorio, morto per proteggere l’ambasciatore. “La missione doveva finire tra dieci giorni” – La Stampa

DALL’INVIATA A SONNINO (LT). La villetta in cui il carabiniere Vittorio Iacovacci è cresciuto prima di arruolarsi e partire in missione per il Congo dove ha trovato la morte a soli 30 anni, è immersa nelle campagne di Sonnino, provincia di Latina.

Il cancello è sempre aperto per accogliere parenti e amici che vengono a offrire una parola di conforto a papà Marcello, operaio, mamma Angela e ad Alessia, la sorella di 27 anni del militare ucciso. L’altro fratello, Dario, è anch’egli in missione in Libia come incursore della Marina.

Un cordone di carabinieri della compagnia di Terracina presidia l’ingresso della casa a protezione della famiglia. Ma uno zio si ferma a parlare con i cronisti per raccontare chi era Vittorio. Un altro si fa portavoce del dolore e della disperazione dei genitori del giovane. «Mio nipote era un ragazzo stupendo, un vero servitore dello Stato – dice lo zio Angelo -. I miei cognati non riescono a darsi pace per quello che è accaduto. Marcello, che tra l’altro è a letto malato con la febbre, mi ha detto “Che ci vuoi fare? Lo sai anche tu che fare il carabiniere era il suo sogno, tanto che ha lasciato l’esercito per arruolarsi. Uno pensa che certe tragedie non capitano mai e invece poi succedono”. Mia cognata Angela invece non ha la forza neppure di parlare, piange a dirotto insieme alla figlia».

Sarà proprio Alessia, impiegata in una ditta di corrieri espresso, insieme a Domenica, fidanzata di Vittorio, assistente in uno studio dentistico, a partire per il Congo per riportare in Italia la salma. «Ci vanno insieme per farsi coraggio l’una con l’altra – interviene un altro zio, Giovanni -. Domenica e Vittorio erano fidanzati da alcuni anni, lui con i risparmi aveva costruito una villetta qui, proprio dietro a quella dei suoi genitori. Avevano programmato di sposarsi l’anno scorso ma poi hanno dovuto rimandare per colpa del coronavirus. Ora si parlava di giugno, ma ancora una data non era stata fissata».

Quel che è certo che a breve i due fidanzati si sarebbero potuti riabbracciare: la missione di Vittorio in Congo stava per scadere, sarebbe dovuto rientrare in Italia il 10 marzo. «Dire che siamo di fronte a uno scherzo del destino è dire poco – osserva un amico, Marco -. Vittorio avrebbe compiuto 31 anni il 6 marzo, il 10 sarebbe dovuto ritornare a Sonnino e invece ce lo riporteranno chiuso in una bara. Era un ragazzo straordinario, un carabiniere con i calli alle mani, come diciamo qui in paese per spiegare che era un gran lavoratore».

Il militare – che quand’era nell’Esercito era stato anche paracadutista della Folgore a Livorno – era partito per il Congo, a Kinshasa, lo scorso settembre. Nel 2016, dopo il trasferimento nell’Arma, era stato destinato al Tredicesimo Reggimento carabinieri «Friuli Venezia Giulia» con sede a Gorizia. Lì ha svolto diversi corsi di addestramento per le operazioni militari all’estero e nel 2018 anche quello per la sicurezza nelle ambasciate. Sino a ieri ha fatto parte del team di «close protection», insieme ad altri operatori del XIII Reggimento, dal quale provengono molti militari dell’Arma destinati alle missioni all’estero. Come alcuni fra i caduti dell’attentato di Nassiriya del novembre 2003.

Il ministro della difesa Lorenzo Guerini dichiara «profondo dolore per l’attacco nel quale oggi hanno perso la vita l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci. Alle famiglie delle vittime, all’Arma dei carabinieri il più profondo cordoglio, vicinanza e solidarietà a nome mio e di tutta la Difesa». Il comandante generale dell’Arma, generale Teo Luzi esprime vicinanza alle famiglie delle due vittime e bolla l’agguato come «un gesto vile che ci lascia sgomenti. I carabinieri ancora una volta pagano un prezzo altissimo per il loro servizio fatto di impegno e sacrificio a tutela delle sicurezza dei cittadini, delle Istituzioni in Italia e all’estero. Sono 16 le ambasciate a rischio nel mondo, Vittorio Iacovacci era stato addestrato ma purtroppo lo hanno ucciso».

«La comunità di Sonnino è sgomenta per questa giovane e tragica perdita» afferma il sindaco Luciano De Angelis. «Era andato a portare la pace – aggiunge – ed è stato ucciso. Ci stringiamo attorno alla famiglia. Il giorno del funerale proclamerò il lutto cittadino». E il governatore del Lazio Nicola Zingaretti conclude: «Alla famiglia e ai suoi amici la vicinanza di tutta la Regione Lazio, non dimenticheremo mai il sacrificio di Vittorio Iacovacci».

 

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Vittorio, morto per proteggere l’ambasciatore. “La missione doveva finire tra dieci giorni” – La Stampa

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