M5S, la scissione costerà 5 milioni di euro – La Repubblica

Il conto non è salato solo politicamente, ma anche economicamente. I 50 voti alla fiducia per il governo Draghi che sono mancati al M5S hanno fatto calare il peso del partito della coalizione e quindi anche il numero di caselle per i sottosegretari, scese a 11 dai 14-15 preventivati. Un altro effetto a seguito delle (per ora) 40 espulsioni è meno noto ma ugualmente oneroso: per il 2020 le mancate entrate tra Camera e Senato superano ampiamente i 2 milioni di euro.

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Sia Montecitorio che Palazzo Madama contribuiscono generosamente al funzionamento dei gruppi parlamentari. Si tratta di un finanziamento pubblico fondamentale – ma mai troppo pubblicizzato… – affinché i partiti presenti in Parlamento possano avere degli staff per seguire comunicazione e attività legislativa. Ogni eletto di fatto conferisce una somma annuale al gruppo. Alla Camera è di circa 48 mila euro, al Senato 65 mila. Dall’inizio della crisi del Conte bis, il M5S ha perso 23 deputati, tra espulsioni e uscite volontarie: fanno 1,1 milioni di euro di buco sui 12 mesi. E 20 senatori: 1,3 milioni di euro. Da qui alla fine della legislatura è una voragine da quasi 5 milioni di euro.

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Per un non-partito come il Movimento, che non prende i contributi del 2 per mille, il denaro per le strutture nelle istituzioni è ancora più fondamentale. La riduzione del numero di ministri e sottosegretari (con degli staff a parte), la perdita della presidenza del Consiglio dei ministri, la cacciata dei ribelli, comporta giocoforza un esubero di persone e quindi un aumento dei costi: qualche ex portavoce e collaboratore nei ministeri verrà ricollocato nei gruppi, ma non per tutti sarà possibile viste le minori entrate previste.

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Nel 2019 solo alla Camera il M5S aveva 60 dipendenti e spese 785 mila per la comunicazione contro i 525 mila dell’anno precedente; per fortuna c’era un avanzo di gestione di 2,7 milioni di euro che permette di affrontare la crisi con una certa serenità. Per adesso.

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