Darsena di Milano, ieri party illegale: cosa non ha funzionato nei controlli sui Navigli – Corriere della Sera

I più attenti alle coincidenze lo hanno subito ricordato. Esattamente 365 giorni fa l’hasthag #milanononsiferma e il weekend dello spritz contro il coronavirus davano il via ufficiale alla pandemia oltre i confini dell’allora zona rossa di Codogno. Una pagina che a distanza di un anno, 100 mila morti in Italia e 30 mila nella sola Lombardia, fa ancora arrossire di vergogna. Ma non abbastanza, evidentemente.

La discoteca alla Darsena e la relativa rissa finale hanno acceso proteste e polemiche. Nel mirino l’operato delle forze dell’ordine. L’accusa: non aver sgomberato i cinquecento giovani che si sono ritrovati dalle 17.30 di sabato al porto dei Navigli bevendo e ballando. E peggio, aver «tollerato» che la situazione degenerasse fino allo scontro finale a calci, pugni e bottigliate. Richieste legittime ma dalla risposta non così scontata. Resta il fatto che dopo lo scempio di sabato sera il prefetto Renato Saccone e il questore Giuseppe Petronzi hanno deciso una stretta immediata alle misure di sicurezza: accessi a Navigli e Darsena chiusi e ingressi contingentati con «filtraggio» da parte della polizia.

Per capire cosa sia accaduto bisogna partire dal «dispositivo» dei controlli messi in campo da prefettura e questura già dalle prime ore della mattina di sabato. Circa 200 uomini e donne di polizia, carabinieri, vigili e guardia di Finanza, dislocati in 5 macro aree: Galleria, Piazza Duomo, Garibaldi, Cordusio e Navigli. Per ogni zona erano state previste specifiche «indicazioni». In centro occhio ad assembramenti in strada, nei negozi dello shopping e nei bar. Per le aree della movida attenzione a pub, ristoranti e bivacchi. Raccomandazione particolare per il pericolo di risse tra gruppi rivali di giovanissimi organizzate via social. Un po’ ovunque polizia e carabinieri hanno dovuto «raccomandare» l’uso delle mascherine e una maggiore attenzione al distanziamento. Specie tra i più giovani. Ma in linea con gli ultimi weekend.
Diversa la situazione dei Navigli. La zona benché affollata è stata tutto sommato tranquilla fino al tardo pomeriggio quando sono comparsi impianti audio e i giovani hanno iniziato ad ammassarsi tutti accanto ai gradoni (il resto della Darsena era tranquillo). Il tutto in concomitanza con una «comparsata» di alcuni militanti di area anarchica in corteo per il «prigioniero politico» greco (ex terrorista) Dimitris Koufontinas. Alle 22 c’erano sudamericani e giovani italo-magrebini alla consolle. Così come era composita la platea dei festanti, con moltissimi italiani.

Nella zona c’erano diversi blindati dei carabinieri ma intervenire con 500 ragazzi ammassati era ormai pericoloso. Le regole di ordine pubblico impongono in casi simili una valutazione preliminare: l’intervento è indifferibile? Ci potrebbero essere conseguenze più negative in caso di blitz delle forze dell’ordine? Un’azione in forze – spiegano i responsabili dell’ordine pubblico – avrebbe potuto provocare conseguenze per molti cittadini «incolpevoli» di fronte a un fuggi fuggi generale. Allo stesso modo si temeva che gli stessi carabinieri diventassero bersaglio di violenze e lanci di oggetti.

Si sarebbe passati da una festa illegale a un tafferuglio in campo aperto. Quindi da un ipotetico rischio sanitario a una certezza di scontri e violenze. Così la festa è stata controllata a distanza e gli inquirenti ora lavorano per dare un nome a partecipanti e organizzatori che rischiano 400 euro di multa oltre a una denuncia in procura.

1 marzo 2021 | 07:57

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