Il club privato dell’astronauta – La Stampa

È dunque deciso: sarà Giuseppe Conte a prendere per mano il Movimento Cinque stelle e provare a traghettarlo verso una nuova fase. In una tiepida mattina romana, ospiti di quell’Hotel Forum che negli anni abbiamo imparato a conoscere come informale quartier generale di Beppe Grillo nella capitale, i vertici del Movimento che non doveva avere leader né alleanze hanno individuato in lui, l’ex premier disarcionato poco più di un mese fa da Palazzo Chigi, l’uomo giusto per «elaborare un progetto rifondativo» del partito e aiutarlo ad avere «un ruolo determinante da qui al 2050». Una decisione nell’aria da giorni, condivisa da larga parte del mondo Cinque stelle.

La scelta forse più naturale se veramente in questo suo dodicesimo anno d’età il Movimento intende entrare nella stagione decisiva dell’adolescenza trasformandosi in una forza moderata e liberale, come ha dichiarato pochi giorni fa Luigi Di Maio in una intervista a Repubblica.

Un processo di maturazione inevitabile e necessario, considerato che la forza nata all’ombra del Vaffa si è fatta forza di governo – anzi, del terzo governo di fila – e conta tra i suoi rappresentanti ministri e sottosegretari, presidenti di commissione e sindaci, persino la terza carica dello Stato. Un’evoluzione faticosa – come dimostrano le convulsioni interne e l’abbandono di un numero non esiguo di parlamentari, oltre che del big più carismatico del Movimento vecchio stile, Alessandro Di Battista – e ancora difficile da completare. Come si è visto ieri, quando un appuntamento cruciale per la prima forza politica in Parlamento ha, ancora una volta, assunto i contorni della gag e dello sfottò. Con il fondatore Grillo che esce dall’albergo indossando un casco da astronauta e twitta in sfregio ai tanti giornalisti chiamati a seguire l’evento: «Tutte le cose che non verranno pubblicate sono vere».

Non è più il tempo delle interviste velato o incappucciato, delle battute, dei meme come quello pubblicato sui social dal fondatore nelle ore difficili e decisive della nascita del governo Draghi, in cui l’ex banchiere camminava in bilico su un cornicione sotto gli occhi atterriti del presidente della Repubblica Mattarella. Anche darsi appuntamento prima a casa sua, a Marina di Bibbona, poi nell’albergo che lo ospita nei suoi passaggi romani non sembra il modo ideale per prendere decisioni collettive riguardo non un club privato, ma un partito politico che si prefigge di occuparsi dell’interesse pubblico: un movimento maturo, moderato e liberale come da definizione certificata, non dovrebbe uscire dall’autoreferenzialità dei quattro amici al bar e riflettere su luoghi anche fisici di incontro, una sede, una struttura? E non dovrebbe, con urgenza, chiarire e forse superare il rapporto con Davide Casaleggio – ieri assente all’incontro – e la piattaforma Rousseau?

Solo pochi giorni fa, proprio da quegli schermi, gli attivisti sono stati interpellati sulla governance del movimento, scegliendo in larghissima maggioranza una guida a cinque. Sarà da capire come l’investitura di Conte possa contemperarsi con l’indicazione della base, il Movimento sbocciato ieri come potrà innestarsi su quello precedente. E come, anche, l’ex premier possa conciliare la sua guida con il «rafforzamento degli istituti di democrazia diretta», impegno indicato ancora ieri dal Movimento. Come si arriverà dall’uno vale uno al leader riconosciuto, quanta strada in questi dodici anni.

Sorgente articolo:
Il club privato dell’astronauta – La Stampa

User ID Campaign ID Link
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999981 Cloud Realtime
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999988 Parola chiave nella ricerca
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999986 Cloudrealtime
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999980 Fiasconaro