Tutti gli uomini e le donne del presidente: le scelte di Draghi per i ruoli chiave del nuovo esecutivo – Corriere della Sera

Una squadra di tecnici per contrassegnare un nuovo corso e soprattutto per affrontare la priorità dell’emergenza sanitaria, sconfiggendo gli effetti del virus.

Franco Gabrielli sottosegretario a sicurezza e servizi segreti
Franco Gabrielli
Franco Gabrielli

Nella cabina di regia immaginata dal premier Mario Draghi un ruolo cruciale va a l’ex capo della Polizia, Franco Gabrielli. Chiamato a Palazzo Chigi in veste di sottosegretario ai Servizi segreti e alla sicurezza, un incarico nel solco delle competenze acquisite nel corso di una carriera da prefetto e poliziotto, durante la quale è stato direttore del Sisde e dell’Aisi, oltre che a capo del Dipartimento della Protezione Civile e prefetto di Roma. I primi incarichi risalgono agli anni ottanta, quando Gabrielli inizia il servizio nella Digos. Nel 2006 è chiamato a dirigere il Sisde (oggi Aisi), tre anni dopo all’indomani del terremoto de L’Aquila, diventa prefetto della città e vice-commissario vicario per l’emergenza sisma. Nel 2010 ricopre il ruolo di Capo del Dipartimento della Protezione Civile, seguito dalla nomina nel 2015 a prefetto di Roma. Ma già nel 2016 è scelto per l’incarico di nuovo capo della Polizia, ruolo mantenuto fino alla chiamata di Draghi.

Discontinuità: Fabrizio Curcio alla Protezione civile
Fabrizio Curcio
Fabrizio Curcio

Nella mappa dei posti chiave che Draghi ha deciso di riassegnare, privilegiando la discontinuità con il precedente governo Conte, figura la guida del Dipartimento della Protezione civile. La scelta è caduta su Fabrizio Curcio, per lui è un ritorno dato che ha già ricoperto il medesimo incarico dal 2015 al 2017. Classe 1966 laureato in ingegneria alla Sapienza di Roma, con un Master in Sicurezza e Protezione, ha svolto servizio nel Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco con ruoli di responsabilità, tra gli altri, il coordinamento durante il Giubileo del 2000 nell’organizzazione delle misure di sicurezza dell’evento. Nel 2007 Curcio arriva alla Protezione civile, dove per un anno presta servizio come Responsabile della segreteria dell’allora Capo del Dipartimento, Guido Bertolaso. Nel 2008 Curcio passa alla guida dell’Ufficio Gestione delle emergenze, occupandosi dei terremoti a L’Aquila, in Emilia Romagna e del naufragio della nave Costa Concordia all’Isola del Giglio. Dal 2015 al 2017 viene indicato come Capo del Dipartimento della Protezione Civile, incarico che ora torna a coprire di nuovo.

Dopo Arcuri
Domenico Arcuri
Domenico Arcuri

In queste ore per i più è l’uomo che ha preso il posto di Domenico Arcuri, subentrando come nuovo commissario per l’emergenza coronavirus. Tocca a un militare, il generale Francesco Paolo Figliuolo, il compito di un cambio di passo nella gestione della farraginosa macchina che avrebbe dovuto garantire un piano vaccinale efficiente. Originario di Potenza, Figliuolo ha maturato molteplici esperienze nelle forze armate sia in ambito interforze sia internazionale. Tra le tante missioni seguite quelle in Kosovo e in Afghanistan, gli ultimi ruoli prima della chiamata delle ore scorse sono stati l’incarico di Capo Ufficio Generale del Capo di Stato Maggiore della Difesa, e poi dal 2018 Comandante Logistico dell’Esercito. La logistica, del resto, è considerato il fattore chiave per approvvigionarsi e distribuire i vaccini con risultati migliori rispetto a quelli ottenuti fino ad oggi. Intanto tra le prime figure scelte da Mario Draghi appena arrivato a

Il generale Francesco Paolo Figliuolo
Il generale Francesco Paolo Figliuolo

Palazzo Chigi c’è Antonio Funiciello. Individuato come nuovo capo di gabinetto del presidente del Consiglio, il quarantacinquenne Funiciello è autore di due saggi di teoria e storia politica, oltre che giornalista e editorialista scrivendo per L’Espresso e Il Foglio. In passato Funiciello ha già ricoperto incarichi politici e istituzionali, nel 2016 è stato scelto come capo staff del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Il suo percorso è avvenuto per lo più nell’area politica del Pd, tanto che nel 2013 è stato delegato per la cultura e la comunicazione del partito.

La riconferma

Roberto Chieppa è tra i pochi ad essere rimasto al suo posto all’indomani dell’arrivo di Mario Draghi alla guida dell’esecutivo. Per lui è arrivata la riconferma nel ruolo di segretario generale di Palazzo Chigi, incarico precedentemente ricoperto durante il governo a guida Giuseppe Conte, sia nella versione con maggioranza giallo verde, sia in quella a maggioranza giallo rossa. Chieppa è arrivato a Palazzo Chigi nel 2018 dall’Antitrust, dove ricopriva l’incarico di segretario generale dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Magistrato amministrativo (dal 2017 è presidente di sezione del Consiglio di stato), Chieppa ha guidato la macchina amministrativa dell’Antitrust a partire dal 2011. La conferma di Chieppa a Palazzo Chigi non era scontata, stante il rapporto fiduciario instaurato con l’ex premier Conte. Ma oltre a chi resta c’è chi torna. Per Roberto Garofoli l’insediamento del governo Draghi si è tradotto in una sorta di risarcimento grazie alla chiamata per l’incarico di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Classe 1966 magistrato, giudice del Consiglio di Stato, Garofoli originario di Taranto, è stato già a palazzo Chigi rivestendo il ruolo di Segretario generale durante il governo Letta. Poi nel 2014 sotto il governo Renzi, Garofoli è diventato capo di Gabinetto al Ministero dell’Economia, incarico mantenuto con i successivi governi Gentiloni e Conte I. Ed è proprio sotto l’esecutivo targato M5S-Lega che Garofoli attraversa una stagione contrassegnata da continui attacchi da parte del Movimento 5 Stelle, che l’allora ministro dell’Economia, Giovanni Tria, non ha saputo o voluto arginare, tanto da spingere Garofoli a dimettersi nel novembre 2018. Il M5S di fatto gli rimproverava di non essere organico al progetto politico del governo, caratterizzato in quella fase dal varo del reddito di cittadinanza e da una forte contestazione nei confronti di Bruxelles durante l’elaborazione della Legge di bilancio.

La portavoce Ansuini
Paola Ansuini
Paola Ansuini

Una donna e un abito mentale davvero differente da quello del suo predecessore Rocco Casalino. Il premier Mario Draghi come portavoce ha scelto Paola Ansuini, che nel curriculum evidenzia un lungo percorso all’interno di Bankitalia, dove proprio Draghi è stato governatore dal 2005 al 2011. L’ultimo incarico di Ansuini è la nomina nel luglio del 2020 a capo del servizio comunicazione della Banca d’Italia. Assunta in via Nazionale nel 1988, è assegnata all’ufficio stampa dove rimane per undici anni. Nel 1998 accede alla carriera direttiva della Banca e viene assegnata, con il ruolo di vice capo, alla delegazione di Bruxelles, dove rimane un biennio. Nel 2001 rientra a Roma presso l’amministrazione centrale della Banca ed è nominata alla guida della divisione stampa e relazioni esterne. Cinque anni più tardi Ansuini viene scelta per curare la comunicazione per il presidente del Financial Stability Board (precedentemente Financial Stability Forum) ed è responsabile dei rapporti con la stampa internazionale in occasione dei vertici dei capi di Stato e di governo del G7, G8 e G20. Nel 2013 è nominata responsabile della comunicazione di Palazzo Koch e dal 2014 vice capo del servizio segreteria particolare del direttorio e comunicazione.

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