Vaccino Pfizer, Astrazeneca, J&J, Moderna: quali differenze? Ecco come si misura l’efficacia – Il Messaggero

Questa settimana, Johnson & Johnson comincerà a distribuire negli Stati Uniti milioni di dosi del suo vaccino contro il coronavirus – dopo il “sì” della Fda americana – e tra pochi giorni, l’11 marzo, anche l’Ema, l’agenzia europea per i farmaci, dovrebbe pronunciarsi sulla sua commercializzazione negli stati membri dell’Ue. Ma come viene deciso il via libera a uno strumento così importante per debellare il Covid-19? E, soprattutto, come si misura, e si verifica, l’efficacia di un vaccino?

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Il New York Times cerca di rispondere a queste due domande in un lungo articolo, firmato dal columnist e autore di libri scientifici Carl Zimmer, e dal reporter Keith Collins. L’efficacia, spiega la “Gray Lady” della stampa Usa, è “un concetto cruciale nei test sui vaccini, ma è anche il più subdolo”. Questo perché dire che un prodotto è efficace, poniamo, al 95 per cento “non vuol dire che il 5 per cento delle persone che ricevono il vaccino avranno il Covid-19”. Non solo. Il fatto che l’efficacia di un vaccino risulti superiore a un altro, non significa che sia effettivamente la scelta migliore.

Vediamo perché. In termini statistici, l’efficacia è una unità di misura che definisce quanto un vaccino riduce il rischio di contrarre la malattia. Nel condurre i suoi trial clinici, Johnson & Johnson ha osservato quante persone vaccinate con il loro siero hanno contratto il Covid, e hanno comparato questo dato su quante persone (che avevano ricevuto soltanto il placebo) si sono a loro volta ammalate. La differenza risulta nella percentuale dichiarata dai produttori. Zero efficacia significa che i vaccinati corrono lo stesso rischio delle persone che non hanno ricevuto il siero. Cento per cento vuol dire che il rischio di contrarre il Covid è risultato azzerato. Nei suoi test condotti negli Usa, Johnson & Johnson ha misurato il 72 per cento di efficacia, per il suo prodotto che comporta una sola iniezione.

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Ma questo dato cambia a seconda di dove viene condotto lo studio. Johnson & Johnson ha portato avanti sperimentazioni anche in America Latina e Sud Africa, dove l’efficacia è risultata minore. Questo dato è dovuto anche alla presenza della variante sudafricana B.1.351, capace di eludere alcuni degli anticorpi indotti dal vaccino. L’efficacia però non è stata azzerata, ma è risultata nel Paese africano pari al 64 per cento. Un risultato, tutto sommato, molto interessante.

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Esistono poi altre variabili. I ricercatori hanno rilevato una efficacia del vaccino di Johnson & Johnson dell’85 per cento contro i casi gravi di Covid-19. Anche questo, spiega il New York Times, è un dato importante, perché significa meno pazienti ricoverati negli ospedali, e meno casi mortali.

Un altro dato da tenere in conto, quando si esamina un vaccino (e quando l’Ema prenderà in considerazione il suo utilizzo in Europa) è la grandezza del campione esaminato. Johnson & Johnson, per esempio, ha potuto contare su circa 45.000 volontari. 

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Gli obiettivi per l’approvazione

La Fda aveva fissato un obiettivo minima el 50 per cento di efficacia, nella sperimentazione dei vaccini, con un “intervallo di confidenza” (ovvero l’intervallo di valori plausibili per un certo parametro) non inferiore del trenta per cento. Una protezione comunque paragonabile a quella dei vaccini contro l’influenza, che salvano molte vite ogni anno.

Finora, sono tre i vaccini ammessi negli Usa, quelli di Pfizer e BioNTech, Moderna e Johnson & Johnson. AstraZeneca (adottato in Europa) e Novavax devono ancora completare i trial clinici in America, mentre il russo Sputnik ha pubblicato soltanto i risultati dei test compiuti in Russia, ma deve ancora essere approvato in Europa e Usa. (I problemi, nel caso del vaccino russo, sono le ispezioni che l’Ema vorrebbe compiere nei suoi centri di produzione, considerati essenziali).

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Tuttavia, comparare questi vaccini sarebbe impossibile, spiega il giornale americano. Questo perché l’efficacia di uno potrebbe essere superiore a un altro, ma gli “intervalli di confidenza” potrebbero sovrapporsi, rendendoli pressoché equivalenti. Un’altra ragione che rende questo tipo di comparazione difficile, è quando viene misurata l’efficacia. Johnson & Johnson, per esempio, lo ha fatto a 28 giorni dalla singola dose. Moderna lo ha fatto a 14 giorni dalla seconda. Tutti quelli autorizzati negli Usa, comunque, riducono di molto il rischio di contrarre il Covid-19. Non solo: riducono anche di molto i ricoveri e la letalità. Johnson & Johnson, su quest’ultimo punto, vanta il cento per cento di efficacia (con un intervallo di confidenza che varia dal 74,3% al 100%): nessuno dei volontari vaccinati è stato ricoverato in seguito a infezione da Covid, mentre 16 del gruppo che ha preso il placebo hanno dovuto ricorrere alle cure ospedaliere. 

Nei prossimi mesi, altri vaccini saranno messi alla prova, e sarà misurata l’efficacia sulla base dei vaccini effettivamente inoculati dopo l’approvazione. Sarà quindi possibile avere dati statistici ancora più precisi.

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