Amadeus e Fiorello, qualcosa è cambiato – La Stampa

Il disagio che sentiamo in queste prime serate del festival non ha niente a che fare con le qualità di Amadeus e Fiorello. Che, oltretutto, devono combattere contro milioni di difficoltà, uno spettacolo senza pubblico, un territorio minato in cui tutto può diventare gaffe irreparabile, la roulette russa dei contagi, la noia e il disgusto che tutti noi abbiamo sviluppato verso lo schermo televisivo, unico nostro orizzonte da un anno. Non dipende da quello che fanno, dipende da quello che sono. E’ una questione di ritmo. Sono bravi, impeccabili, generosi, ma sono fuori ritmo. Finché sono in scena loro due, da soli, ci accorgiamo soltanto della noia. Ma poi ti ricordi che non c’è pubblico. Dell’enorme tensione per la paura di dire cose sgraziate, di questo tempo così maledetto e pensi vabbè, stanno facendo quello che possono, poveretti.

Poi però salgono sul palco Matilda de Angelis, o Elodie, giovani donne affamate, preparate, carismatiche e di colpo senti un’altra cosa. Senti la fatica, e anche l’età. Che non è solo una questione anagrafica. E’ una questione di ritmo. Secondo i dati, questo è il festival più visto dai ragazzi e le ragazze e ha battuto il record di interazioni coi social, spiega Amadeus. Al quale dispiace ricordare che negli anni passati avevano di meglio da fare che stravaccarsi sul divano con i genitori. Ma soprattutto: sono i ragazzi e le ragazze che volete? Vogliamo svecchiare il pubblico, rinnovarlo con gente giovane prima che si estingua del tutto? Allora bisogna avere più coraggio, rischiare e consegnare la guida a chi sa di cosa sta parlando. Non c’è più bisogno di fare battute sulle piume, sullo smalto, sulla pansessualità dichiarata da Achille Lauro. Ma non perché offendano, ma perché sono vecchie, ritrite, mosce. Possiamo scalpitare quanto ci pare, ma qualcosa è successo ed è difficile tornare indietro: quella complicità maschile fatta di barzellette, doppisensi, paternalismo, ha smesso di funzionare. Non fa più ridere e non dipende dal talento. Dipende dallo spirito del tempo. Che, grazie al cielo, è andato da un’altra parte. E’ il procedere implacabile della Storia. Siamo andati avanti e ci siamo lasciati alle spalle i floppy disc, la vespa primavera e una certa mascolinità. Non è un giudizio, è un fatto. Ci infuriamo quando un eccesso di correttezza ci sembra anestetizzare la nostra comunicazione. Ormai tutto è condannabile, ogni identità rivendicabile, ogni minuscola offesa un trauma da lavare nel sangue. Giusto, non esageriamo. Ma dovrebbe farci infuriare anche l’indolenza, il ritardo con cui accogliamo la contemporaneità. La resistenza al cambiamento, ma soprattutto la sordità a quanto sta già fragorosamente succedendo. C’è tanto di quel coraggio, energia e voglia di fare nelle giovani donne oggi, che scassa tutto. Perché vogliamo continuare a tenerle dietro la porta? E’ un tale spreco. Faccio altri due nomi: Ema Stokholma e Andrea Delogu. Non sarebbero favolose come presentatrici del festival?

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