Al via la riunione del Cts, verso nuove chiusure. Le ipotesi in campo – Il Sole 24 ORE

EMERGENZA COVID

Sul tavolo in caso di ulteriore crescita dei casi, ci sono criteri più stringenti per portare le Regioni in zona rossa (a esempio se si superano i 250 casi ogni 100mila abitanti) ma anche la chiusura dell’Italia nei week end e zone rosse più rigide, come venne fatto a Codogno e negli altri comuni nella prima ondata del virus

Covid, Speranza: “Dad in tutte le scuole in zona rossa o con alti contagi”

Sul tavolo in caso di ulteriore crescita dei casi, ci sono criteri più stringenti per portare le Regioni in zona rossa (a esempio se si superano i 250 casi ogni 100mila abitanti) ma anche la chiusura dell’Italia nei week end e zone rosse più rigide, come venne fatto a Codogno e negli altri comuni nella prima ondata del virus


3′ di lettura

L’Italia si colora sempre più di rosso a causa delle varianti del virus che spingono verso l’alto la curva dei contagi e riportano in sofferenza gli ospedali, con le terapie intensive di 11 regioni già sopra la soglia critica del 30%. Le chiusure e le restrizioni decise dai governatori dovrebbero anticipare un nuovo intervento dell’esecutivo. Il Cts si riunisce in mattinata per valutare su richiesta del governo i nuovi interventi. Sul tavolo in caso di ulteriore crescita dei casi, ci sono criteri più stringenti per portare le Regioni in zona rossa (a esempio se si superano i 250 casi ogni 100mila abitanti) ma anche la chiusura dell’Italia nei week end o zone rosse più rigide, come venne fatto a Codogno e negli altri comuni nella prima ondata del virus.

Governo verso altre chiusure

L’istanza di palazzo Chigi agli scienziati sottolinea «il progressivo mutamento del quadro epidemiologico» e sollecita un’indicazione «sulla necessità di implementare le misure di mitigazione e contenimento del virus». Venerdì scorso, dopo aver analizzato il monitoraggio settimanale, era stato l’Istituto superiore di sanità a ritenere «indispensabili» regole più strette per contrastare «l’aumento sostenuto della circolazione di alcune varianti virali a maggiore trasmissibilità».

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Le ipotesi sul tavolo

Altra ipotesi alla quale si lavora è la chiusura dei negozi dove sono chiuse le scuole. L’obiettivo è evitare che i ragazzi facciano le lezioni da casi in dad al mattino e di pomeriggio si riversino nei centri commerciali, con rischio contagio. Non è esclusa poi la possibilità di rafforzare la fascia rossa nelle aree dove la variante inglese e brasiliana sono più diffuse. Nella peggiore delle ipotesi il coprifuoco in queste zone potrebbe essere anticipato alle 19. Altra opzione è un lockdown generalizzato quando su tutto il territorio nazionale si dovessero superare i 30.000 contagi giornalieri.

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Tensione nella maggioranza sull’ipotesi lockdown generale

Nelle prossime ore potrebbe esserci una nuova cabina di regia, in vista del nuovo incontro di giovedì con le regioni, in cui si riaffronteranno i temi della distribuzione, logistica, e somministrazione dei vaccini. E si parlerà delle nuove misure anche alla luce della riunione del Cts. Nella maggioranza c’è tensione sull’ipotesi del lockdown generale, che al momento però nessuno avrebbe messo sul tavolo in maniera netta. Matteo Salvini esplicita la contrarietà della Lega: «Chiudere adesso senza vaccini non serve a niente e nessuno». Realista invece Berlusconi, secondo il quale «la stagione dei sacrifici non è finita e i dati non ci consentono di abbassare la guardia».

Italia sempre più rossa o arancione

Con il nuovo monitoraggio la maggior parte delle regioni dovrebbe finire in fascia rossa e arancione (in giallo potrebbero rimanere solo Sicilia e forse Valle d’Aosta e Liguria) e dunque scatteranno le misure più restrittive, con la chiusura dei ristoranti anche a pranzo, in arancio, e dei negozi, in rosso. Intanto dall’8 marzo Frosinone è in zona rossa mentre lo saranno dal 10 le province di Pesaro Urbino e Fermo, che si aggiungono a quelle di Ancona e Macerata e portano quasi tutte le Marche in rosso, e Viareggio. In Emilia Romagna, una delle regioni più in difficoltà, dopo l’intera Romagna, Modena e Bologna in rosso potrebbe finire anche le province di Ferrara e di Parma.

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