Cisliano, Patrizia Coluzzi fermata per l’omicidio della figlia Edith: «Ha agito per vendetta» – Corriere della Sera

«Scusa piccola ma non potevo permettere che restassi nelle sue mani sola». Il biglietto è appiccicato allo specchio sopra la testiera del letto. Ce ne sono altri dieci. Due hanno solo scarabocchi. Sugli altri le scuse rivolte ai gemelli, i figli avuti dal precedente matrimonio. Due volte la parola «Stanca!». Un messaggio per la piccola Edith: «L’ultimo viaggio con te piccolo amore indifeso. Scusa». Uno verso l’ex marito: «Eravamo così belle per te stasera e un’altra volta ci hai abbandonato». E infine l’ultimo. Quello più drammatico: «Affonda la lama. Ormai non ci farai più male». Sul pavimento cinque coltelli e un taglierino dalla lama sottile. L’arma forse usata da Patrizia Coluzzi per procurarsi tagli superficiali ai polsi e alle braccia. Sul letto il corpicino della piccola Edith, 2 anni compiuti il 14 gennaio. È sdraiata su un fianco, indossa un pigiama scuro. Sembra dormire. Per gli investigatori è stata asfissiata.

Quando i carabinieri di Abbiategrasso entrano nella casa di via Mameli a Cisliano (Milano) attraverso una finestra, tutte le porte risultano chiuse dall’interno, tutte le tapparelle abbassate. C’è solo una luce accesa, in camera, che si intravede dal giardino. Mancano dieci minuti all’una di lunedì notte, 8 marzo, giorno della Festa della donna. L’omicidio è avvenuto probabilmente da meno di quattro ore. Per il medico legale l’orario di morte della piccola Edith si colloca, al massimo, intorno alle 22.30. Anche perché fino alle 22.10 la piccola era viva. Lo prova una drammatica videochiamata che la 41enne Patrizia Coluzzi fa all’ormai ex marito (lui ha chiesto la separazione a gennaio). In questa telefonata la donna mostra Edith che dorme sul letto, nella stessa posizione, e mentre la inquadra con il cellulare ripete al padre della piccola: «Allora vuoi proprio farle del male?». Poi «gira» la telecamera verso di sé e si mette a urlare: «Non vuoi proprio capire un ca….!». Questa è l’ultima volta che il 44enne vede la piccola viva. Poi soltanto il buio.

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La ricostruzione che emerge dalle otto pagine del provvedimento di fermo di indiziato del delitto nei confronti di Patrizia Coluzzi per omicidio volontario aggravato dall’aver commesso il fatto contro il discendente firmato dal pm di Pavia, Roberto Valli, è la narrazione di un film dell’orrore. Una storia di odio e «vendetta» nei confronti dell’ex marito e padre della vittima che lascia senza fiato. Come quella telefonata che la donna fa con numero anonimo dopo il delitto alle 00.30 al cellulare del 44enne: «Sei libero, sei libero. Ora puoi dedicarti al tuo bar, alle tue cazzate. Edith non c’è più». La 41enne è ricoverata, piantonata dai carabinieri, nel reparto di Psichiatria dell’ospedale Fornaroli di Magenta (Milano). I medici la tengono sedata. Nei rari momenti di risveglio è stata soltanto in grado di piangere e urlare frasi incomprensibili. Ma nessuna parola su quello che è accaduto. Gli esami tossicologici non hanno riscontrato tracce di alcol o droghe. Gli inquirenti sospettano però che abbia potuto assumere forti dosi di sedativi dopo aver cercato di tagliarsi superficialmente le vene.

Per gli investigatori il movente dell’infanticidio è legato a una vendetta nei confronti del padre di Edith. Il pm Valli e l’aggiunto Mario Venditti, lo ricavano dalle parole di quell’ultima telefonata: «L’atteggiamento della donna anziché denotare la disperazione di una madre per la perdita della figlia, sembra suggerire il compiacimento per la vendetta inflitta in tal modo al marito reo di non voler proseguire la relazione con lei». Oltre ai biglietti adesivi in camera da letto, i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano — guidati da Michele Miulli, Antonio Coppola e Cataldo Pantaleo — hanno trovato anche una cartelletta lasciata sul tavolo della cucina. Dentro «varie stampe formato A4» con frasi del tipo: «Scusate non sono abbastanza forte, non riesco a tollerare un altro abbandono da chi aveva promesso di proteggermi e invece mi ha fatto del male. Non ce la faccio». Sullo stesso tavolo, anche una busta di plastica con la copia della richiesta di archiviazione di una delle denunce che la donna aveva presentato per maltrattamenti nei confronti del marito. Sopra una scritta a pennarello: «Dov’è la giustizia?». In realtà tutte le denunce presentate dalla donna nei confronti del compagno erano state archiviate dai magistrati perché totalmente infondate dopo le verifiche svolte dai carabinieri: il 44enne non aveva amanti né doppie vite.

Patrizia Coluzzi era ossessionata dall’idea di essere tradita. Alle spalle aveva già un matrimonio dal quale erano nati i due figli gemelli. Aveva ottenuto l’affido condiviso, una settimana a testa. Domenica la donna e i tre bambini avevano pranzato a casa dei nonni materni. Poi nel pomeriggio aveva accompagnato i gemelli dai genitori dell’ex marito, era tornata dai nonni per cena, e poi alle 20.42 la 41enne aveva fatto ritorno nell’appartamento di via Mameli insieme alla bambina. Intorno a quell’ora, sulla sua pagina Facebook, pubblica l’ennesima invettiva contro il compagno: «Caro marito vai a denunciami ancora per calunnia e diffamazione. Denunciami ancora per sequestro di minore. Edith è la mia bambina. Non vi è alcuna calunnia. Purtroppo è vita reale». Poi la tragedia.

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Il marito, interrogato dai carabinieri, ricostruisce quelle ultime drammatiche ore. Ma racconta anche di altri episodi che lo avevano portato il 1° dicembre 2020 a sporgere denuncia nei confronti della donna per diffamazione e calunnia, sottrazione di minore, furto e smarrimento degli effetti personali. Tutto era legato a un tentativo di suicidio della moglie avvenuto un mese prima, a novembre, quando Patrizia Coluzzi aveva pubblicato un altro post sui social con invettive nei confronti del marito e poi aveva mandato un sms alla nipote facendole capire che l’avrebbe fatta finita: «Vado a salutare tuo papà», riferendosi al padre morto da poco. In quell’occasione la 41enne era stata trovata stesa sul divano in stato di choc. Così il 28 novembre mentre stava per iniziare una lunga battaglia legale che lo ha portato a gennaio 2021 a chiedere la separazione al Tribunale di Pavia, il 44enne ha deciso di abbandonare la casa e di tornare a Milano dai genitori. L’uomo, proprio poche ore prima del delitto, aveva chiamato la 41enne dicendole che la separazione consensuale sarebbe stata la scelta migliore e che con una terapia di gruppo sarebbero riusciti a superare il trauma. Poi magari se tutto fosse tornato alla normalità avrebbero congelato la separazione. Lei però non era d’accordo. «Subito dopo la nascita di Edith, Patrizia manifestava comportamenti depressivi», ha messo a verbale il marito. Un elemento che ricorre anche nei racconti dei parenti della donna e che per gli inquirenti spiega l’accanimento nei confronti della piccola: «È suggestivo il fatto che sulle pareti di diverse stanze della casa vi fossero molte immagini fotografiche ritraenti la donna e soprattutto i due figli gemelli avuti da un precedente matrimonio, ma nessuna, nemmeno una, raffigurante la piccola Edith: quasi che la donna, in fondo, non avesse mai veramente accettato la figlia».

9 marzo 2021 | 07:24

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Cisliano, Patrizia Coluzzi fermata per l’omicidio della figlia Edith: «Ha agito per vendetta» – Corriere della Sera

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