Il grande flop dei vaccini a Pasqua e Pasquetta – Today

211mila sabato,  92mila domenica e ieri  124 mila (dato ancora parziale): il grande flop del piano di vaccinazione di massa del governo Draghi tra Pasqua e Pasquetta 2021 è sotto gli occhi di tutti. E se dopo 100 giorni di campagna vaccinale in Italia ci sono quasi 3 milioni e mezzo di immunizzati totali (il 6,8% della popolazione over 16), tra gli ultrasettantenni appena l’11% ha ricevuto la prima dose e solo l’1,87% anche il richiamo, secondo il report settimanale del Commissariato all’emergenza.

Il grande flop dei vaccini a Pasqua e Pasquetta

Il piano del generale Francesco Paolo Figliuolo prevedeva ben altri ritmi di vaccinazione per gli italiani nell’intento di raggiungere il prima possibile l’immunità di gregge. E soprattutto ci si aspettava che le festività non avrebbero fermato le iniezioni, visto che il coronavirus Sars-CoV-2 non è molto attento alle pause e alle ferie. Non è andata così. Anzi. Per dirla con Roberto Burioni, abbiamo dato per scontato – sbagliandoci di grosso – che tutti sapessero che il virus non osserva le feste comandate.

E invece il crollo dei numeri delle vaccinazioni ci dice che come sempre, in Italia, la situazione è disperata ma non seria. E questo anche se a governare è Mario Draghi e a capo dell’emergenza c’è un militare. E così nelle 72 ore che vanno da sabato a lunedì (con i risultati di ieri ancora parziale) il totale di dosi somministrate ammonta a 500mila. Ovvero quanto il governo Draghi aveva promesso di fare in un solo giorno. Cosa è successo? Repubblica spiega che sul tavolo ci sono tre argomenti. Il primo è che mancano le dosi. O meglio: questo è quanto dicono le Regioni. Il governo risponde che ci sono ancora tra i 2,3 e i 2,9 milioni di dosi ancora da somministrare nei frigoriferi degli Enti Locali. Ma non vengono somministrate perché non le Regioni non riescono a organizzarsi per la vaccinazione a domicilio degli over 80 e non sono ancora partite con il piano di immunizzazione per i 70enni. 

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Il terzo problema è AstraZeneca. Le notizie di cronaca sui decessi e quelle che vengono dagli altri paesi europei – dove la somministrazione viene bloccata tout court o per fasce d’età – non fanno che diffondere sfiducia nei confronti del vaccino anglo-svedese. Repubblica scrive che questo sta inevitabilmente rallentando la campagna perché mentre il 96% delle fiale Pfizer-BioNTech è stata somministrata, solo il 54% di quelle di AstraZeneca è stata inoculata. E adesso siamo nel momento della fase decisiva:

In queste settimane, per dare un cambio di passo alla campagna, la struttura del commissario Francesco Paolo Figliuolo ha somministrato tutto quello che c’era. Una media di 130-150mila prime dosi al giorno, la maggior parte delle quali Pfizer. Ora sono arrivati i giorni del richiamo: dunque, o le Regioni aumentano sensibilmente il numero delle somministrazioni (fino a quasi raddoppiarle) o non ci saranno nuovi vaccinati.

Meno di centomila iniezioni a Pasqua. E AstraZeneca rallenta il piano

Mentre accade tutto questo le cifre danno il senso di un ritardo da recuperare e di una corsa contro il tempo in una fascia d’età (70-79 anni) che conta un quarto delle 400 vittime di media al giorno. Va meglio tra gli over 80 (41% dei decessi), vaccinati al 30% con due dosi e al 56% con una dose. La campagna di massa cerca di alzare il livello oltre le 240 mila dosi somministrate in media al giorno. Ma l’obiettivo delle 300 mila iniezioni in 24 ore è ancora da raggiungere e quello delle 500 mila entro fine mese ormai troppo lontano. A pesare è anche un arrivo previsto di dosi ad aprile limitato a 8 milioni, perfino meno degli 8,2 milioni di marzo. 

La Stampa scrive che per gli over 80 si sta lentamente recuperando il ritardo accumulato nel primo trimestre, che in alcune Regioni (come Sardegna, Calabria e Toscana) si è rivelato particolarmente grave. Al momento 6 su 10 hanno ricevuto almeno la prima dose, parliamo di 2 milioni e 700 mila persone, mentre circa la metà ha completato il ciclo di vaccinazione. Insomma, quasi 2 milioni di ottantenni, il 40% a livello nazionale, risultano ancora scoperti di fronte al virus. L’obiettivo è proteggerli tutti entro la fine del mese.

Sulla somministrazione delle fiale avanzate invece solo la Toscana mette a disposizione, all’interno della piattaforma per la prenotazione del vaccino, un riquadro informativo per registrarsi. In altre Regioni viene adottato un sistema che consente, in caso di defezioni dell’ultimo minuto, di contattare chi è in fila per il giorno successivo. 

È il caso della Lombardia, dove sono i centri vaccinali a elaborare le liste, ma anche di Piemonte, Emilia Romagna e Campania, dove invece se ne occupano le singole Asl. Il Lazio è la Regione in cui il sistema della «panchina» è stato attivato fin dall’inizio della campagna vaccinale per gli over 80 e le dosi avanzate, a fine giornata, vengono utilizzate per la somministrazione a domicilio.

Per le altre categorie, invece, si utilizza un sistema simile all’overbooking degli aerei: viene fatto un check alle ore 14 e, in caso di appuntamenti saltati, vengono chiamate le persone in lista per il giorno successivo.

Quanto è importante la vaccinazione di massa

E tutto questo è un problema perché, come ha spiegato ieri l’agenzia di stampa Ansa, alla vaccinazione di massa si lega non solo l’abbattimento dei decessi, in Italia più numerosi che nel resto d’Europa, ma anche la riapertura sicura delle scuole, la priorità scelta dal governo Draghi tra le ripartenze. Al 2 aprile, secondo il report del commissariato, risultava vaccinato con una dose il 68% del personale dell’istruzione, ma appena lo 0,59% anche con il richiamo. Ben altri i numeri in alcune delle categorie che si era deciso di vaccinare per prime: è immunizzato con due dosi il 76% del personale sanitario – tra il quale il tasso di contagio è passato dal 6,7% all’1% – e il 72% degli ospiti delle Rsa, falcidiati dalla prima ondata, tra i quali sono crollati infezioni e decessi. La chiave sembra essere proprio la vaccinazione dei più anziani e fragili, l’obiettivo principale indicato da Mario Draghi per il nuovo piano nazionale.

In assoluto l’Italia non sta somministrando meno degli altri grandi Paesi europei, Gran Bretagna esclusa, ma è indietro sugli over 70 anche rispetto a Portogallo e Grecia. Un fattore decisivo in una nazione con l’età media più alta di tutte. Secondo Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana malattie infettive e tropicali (Simit), “arrivare il prima possibile a 20 milioni di vaccinati sarà una prima svolta importante in termini di riduzione dei nuovi casi”. “Per ridurre sostanzialmente i contagi ci vorrebbe il 45-50% della popolazione vaccinata anche con una sola dose, più i tre milioni di guariti – dice Davide Tosi dell’Università dell’Insubria a Sky Tg 24 -. A questi ritmi però avremo una percentuale sufficiente di vaccinati solo all’inizio del prossimo anno”. Ora, a 100 giorni dall’inizio della campagna, la percentuale dei vaccinati con almeno una dose è oltre il 15%. 

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