Quale futuro per L’Aquila ricostruita? – L’HuffPost

NurPhoto via Getty Images

A view of the rebuilt Santa Maria del Suffragio Church (Chiesa delle Anime Sante) in L’Aquila, Italy on March 29, 2021. On April 6th, 2009, a violent earthquake destroyed lots of buildings and causing 309 victims. (Photo by Lorenzo Di Cola/NurPhoto via Getty Images)

Del terremoto che sconvolse l’Aquila nell’aprile 2009 si parla sempre meno – e quasi solo in modo rituale, per lo più allo scoccare di ogni anniversario del sisma. Le ragioni sono diverse e comprensibili: le preoccupazioni del paese sono, in questa fase, ben altre e i tanti anni passati dal giorno del terremoto contribuiscono a far decrescere l’attenzione pubblica. Vi è però anche un’altra ragione per cui è tutto sommato comprensibile che del sisma si parli sempre meno. La ricostruzione della città è infatti cosa (quasi) fatta. Intendiamoci: la ricostruzione non è terminata, ma è ormai avviata a una conclusione lineare e piuttosto rapida.

A oggi la ricostruzione del patrimonio privato (soprattutto abitazioni) è giunta a circa l’85%. Nemmeno la crisi pandemica ne ha rallentato il ritmo. Mancano da ricostruire alcune porzioni importanti dei centri storici dell’Aquila e di alcune sue frazioni, ma pare che questi lavori possano essere conclusi in una manciata di anni. La ricostruzione del patrimonio immobiliare pubblico (per esempio scuole, chiese, edilizia economica e popolare, uffici pubblici), invece, è stata più lenta rispetto a quella del patrimonio privato. È partita più tardi ed è stata frenata dalla viscosità del sistema di procedure pubbliche in Italia. Ma, anche su questo fronte, gli ultimi anni hanno visto un’accelerazione significativa degli interventi, di modo che è plausibile sperare che entro il 2025 la città sia quasi interamente ricostruita. Se questa è indubbiamente un’ottima notizia, sorge però, al contempo, un quesito, su cui i riflettori della discussione pubblica e della riflessione politica non si sono ancora del tutto accesi: che cosa ne sarà dell’Aquila una volta terminata la ricostruzione?

L’Aquila era una città già in profonda crisi economica prima del terremoto. Il sisma e la crisi economica dell’ultimo decennio hanno ulteriormente indebolito la struttura economica della città. Per esempio, il numero degli studenti fuorisede, che contribuivano non solo alla vitalità del centro storico, ma che alimentavano anche l’economia cittadina, è ancora lontano dai livelli pre-sisma. E la rete delle imprese locali, già piuttosto fragile, si è ulteriormente indebolita. Nonostante ciò, in questi anni la città ha prosperato grazie all’enorme flusso di finanziamenti pubblici legati alla ricostruzione (circa 20 miliardi, una cifra notevole per un territorio di piccole dimensioni come quello aquilano). Questi fondi pubblici hanno nutrito soprattutto l’ampio mondo di professioni e mansioni che ruotano attorno all’edilizia. I dati sugli addetti nel comune dell’Aquila evidenziano plasticamente questo fatto: tra il 2008 e il 2016 gli addetti nel settore delle costruzioni sono cresciuti del 45%; quelli relativi alle attività immobiliari del 107%; quelli concernenti le attività professionali e tecniche del 45%. Gli addetti delle attività manifatturiere, invece, sono calati del 36%.

In sostanza, la ricostruzione ha creato una sorta di bolla economica legata al ciclo dell’edilizia. Tuttavia è legittimo chiedersi che cosa ne sarà della città con la fine della ricostruzione. Le idee di cui si discute (per esempio, puntare sul turismo o sulla formazione universitaria), per quanto retoricamente e politicamente accattivanti, non sembrano in grado di sorreggere economicamente la città sul lungo periodo.

Un’inaspettata soluzione (temporanea) a questa mancanza di una convincente progettualità di lungo periodo sembra poter arrivare da uno dei provvedimenti legati alla crisi pandemica: il “Superbonus” edilizio previsto dal cosiddetto “Decreto Rilancio” del maggio 2020. Come noto, il Superbonus prevede la detrazione del 110% delle spese sostenute per lavori di efficientamento energetico o di adeguamento antisismico. All’Aquila gli interventi di adeguamento antisismico finanziati dal Superbonus potrebbero riguardare tutti quegli edifici che, a seguito del sisma del 2009, sono stati danneggiati in modo lieve (o non sono stati danneggiati) e dunque non sono stati oggetti di successivi interventi di demolizione e ricostruzione o di adeguamento antisismico. Si tratta di un numero elevatissimo di immobili – il doppio di quelli che sono stati gravemente danneggiati dal sisma. In città i segni dell’avvio di questa sorta di seconda ricostruzione legata al Superbonus si intravvedono già.

Questa seconda ricostruzione è, da un certo punto di vista, provvidenziale. Significa che anche nei prossimi anni l’Aquila continuerà a galleggiare nella bolla economica del ciclo edilizio. In questo modo si guadagnerà tempo per poter immaginare e mettere in campo interventi che possano indirizzare positivamente le traiettorie di sviluppo economico di lungo periodo della città. A patto, però, che la politica intervenga in maniera decisa e convincente su questo fronte, evitando invece di accontentarsi di gestire la quotidianità e per massimizzare le opportunità contingenti – attitudine che, invece, sembra aver prevalso negli ultimi anni.

(Hanno contribuito a questo articolo Ismaele Masali, Rebecca Minosi, Martina Passoni; si ringrazia vivamente Alberto Bazzucchi per alcuni dei dati riportati nel testo)

Sorgente articolo:
Quale futuro per L’Aquila ricostruita? – L’HuffPost

User ID Campaign ID Link
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999995 Campagne Email
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999997 Video Corsi Online
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999987 Consulenza realizzazione Applicazioni Web
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999988 Parola chiave nella ricerca