“Sostegno a Draghi ma profonda divergenza su Conte e M5s” – Il Fatto Quotidiano

E alla fine i due rivali si sono seduti insieme. Più di sette anni dopo la monovra che lo portò a essere sfrattato da Palazzo Chigi, a quasi un mese dal suo ritorno in Italia per essere eletto segretario del Pd, Enrico Letta ha incontrato Matteo Renzi. Il leader di Italia viva è stato ricevuto nella sede di Arel, Agenzia di ricerche e legislazione fondata da Nino Andreatta. Un faccia a faccia di 40 minuti, il cui contenuto è stato diffuso da fonti del Nazareno: i due hanno fatto un’analisi a tutto campo e convenuto sul fatto che in questo momento lo sforzo prioritario debba essere sul sostegno alla campagna vaccinale del governo e alle azioni di sostegno economiche. Letta e Renzi hanno poi ragionato sulle prospettive future trovando, spiegano ancora dal Nazareno, alcuni punti di accordo e altri disaccordo. Una è in particolare la madre di tutte le divergenze che separa Letta dall’uomo che lo cacciò da Palazzo Chigi: il rapporto Giuseppe Conte e il M5s. Rapporto che Letta considera essenziale per costruire in prospettiva un’alternativa vincente a Fdi e Lega. Renzi, invece, è il responsabile della caduta del governo Conte.

Che i due la vedessero all’opposto sui 5 stelle e sull’ex presidente del consiglio – uno dei primi big visti da Letta – era cosa nota. Sarà per questo che dal Nazareno provano a buttare acqua sul fuoco definendo l’incontro tra i due rivali come “franco e cordiale“. Sulle amministrative di autunno, invece, pare che Letta si sia limitato ad ascoltare alcune idee di Renzi. Insomma: a parlare era quello di Rignano sull’Arno, mentre il pisano ascoltava, in un incontro tutto toscano che ha animato il dibattito interno al Pd tra il 2013 e il 2014, cioè quando Renzi prima lanciò l’hashtag #enricostaisereno, per tranquillizzare l’allora premier, salvo decidere di sostituirlo a capo del governo.

È per questo motivo che l’incontro tra i due era atteso sin dal ritorno di Letta in Italia. Il segretario del Pd, però, prima di Renzi ha preferito vedere praticamente tutto l’arco costituzionale. Da Giuseppe Conte a Roberto Speranza, cioè quelli che considera gli alleati naturali del suo partito, ad Antonio Tajani e Giorgia Meloni, le facce dell’opposizione ai dem. Persino con Matteo Salvini ha avuto modo di dialogare durante un evento in videoconferenza dell’Ispi. Poi ha incontrato Carlo Calenda, le Sardine, i Verdi, persino quelli di Demos, il network di democrazia solidale guidato da Mario Giro. Un’agenda affollata in cui il nome di Renzi sembrava non esserci mai. E infatti da Italia viva si erano lamentati: “Non ci sono stati contatti per il momento tra Letta e Renzi. Il segretario del Pd ha evitato di chiamare il leader di IV che però fa sapere di non avere alcun problema sulla questione“, avevano fatto sapere il 31 marzo.

Letta si era dovuto giustificare: “Renzi? Lo incontrerò e parleremo di che tipo di futuro costruire per la Sinistra“, aveva detto a domanda diretta posta da Lilli Gruber. Che aveva chiesto: Quando intende incontrarlo? Alla fine del suo lungo giro di colloqui? “No, non è l’ultimo, devo fare ancora diversi incontri”, era stata la risposta. Che poi aveva messo le mani avanti: “Noi vogliamo costruire un’alleanza di centrosinistra con i 5 Stelle“. Renzi, invece, no.

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