Vaccini, il flop di Pasqua: meno di 100 mila iniezioni. E metà delle fiale AstraZeneca restano in magazzino – La Stampa

Mentre il virus continua la sua corsa, la campagna vaccinale in Italia ha subito una brusca e preoccupante frenata negli ultimi tre giorni: in Italia, in 72 ore, da sabato a lunedì, sono state somministrate circa 500mila dosi. A preoccupare è proprio il dato di sabato: le somministrazioni sono state 211.927 contro le 235.256 del sabato precedente. Domenica di Pasqua meno di 100mila, mentre ieri, lunedì di Pasquetta, circa 160mila. 

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Complessivamente, a 100 giorni dall’inizio della campagna vaccinale, sono 11.252.066 le dosi somministrate, ma sono meno di 3 milioni e mezzo gli immunizzati totali (3.481.428 per l’esattezza, il 5,78% della popolazione). Invece il piano inizialmente redatto dal ministro della salute, Roberto Speranza, aveva indicato come obiettivo al 31 marzo l’immunizzazione di 6 milioni e 416mila persone. All’appello mancano, primi tra tutti, circa due milioni di over 80.

Tra gli ultrasettantenni appena l’11% ha ricevuto la prima dose e solo l’1,87% anche il richiamo, secondo il report settimanale del Commissariato all’emergenza. Cifre che danno il senso di un ritardo da recuperare e di una corsa contro il tempo in una fascia d’età (70-79 anni) che conta un quarto delle 400 vittime di media al giorno. Va meglio tra gli over 80 (41% dei decessi), vaccinati al 30% con due dosi e al 56% con una dose.

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La campagna di massa cerca di alzare il livello oltre le 240mila dosi somministrate in media al giorno, ma dopo il sensibile calo del weekend di Pasqua, l’obiettivo delle 300mila iniezioni in 24 ore è ancora da raggiungere, e quello delle 500mila entro fine mese è decisamente lontano. Pesa anche un arrivo previsto di dosi ad aprile limitato a 8 milioni, perfino meno degli 8,2 milioni di marzo.

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Il governo rassicura che le dosi arriveranno. E fa notare come, ci siano tra i 2,3 e i 2,9 milioni di vaccini ancora da somministrare nei frigoriferi degli hub regionali. E che, comunque, 8 milioni arriveranno nel mese di aprile. Ma, continuando di questo passo, le Regioni accumuleranno quotidianamente ritardi importanti. Il professor Davide Tosi, docente alla Bocconi, che ha analizzato l’andamento delle curve di contagi dall’inizio della pandemia, fa notare che «per ridurre sostanzialmente i contagi ci vorrebbe il 45-50% della popolazione vaccinata anche con una sola dose, più i tre milioni di guariti. Ma, andando avanti con questi ritmi, una percentuale sufficiente di vaccinati si avrà soltanto all’inizio del prossimo anno. Non a settembre».

Secondo fonti del governo, le dosi non vengono somministrate perché molte regioni viaggiano a rilento, o con piani poco chiari: non riescono a vaccinare gli over 80 a domicilio, ci sono problemi con i caregiver, cioè i loro accompagnatori, non sono partiti ancora con i 70enni. Poi c’è la sfiducia nei confronti del vaccino Astrazeneca. Ovunque vengono rifiutate le dosi: a ieri, secondo gli ultimi dati disponibili, erano state somministrate il 96 per cento di fiale Pfizer e appena il 54 per cento di Astrazeneca. Un milione e 900mila dosi erano conservate nei frigoriferi, quasi l’intera scorta vaccinale (a ieri erano state somministrate poco meno dell’80 per cento delle fiale consegnate) del Paese.

Le Regioni, invece, soprattutto quelle più efficienti come Lazio e Veneto, lamentano la carenza dei vaccini. «Facciamo 25 mila vaccinazioni al giorno – dice il governatore Nicola Zingaretti -, ma potremmo farne il triplo». Nel Veronese sono finite le dosi per il richiamo Pfizer e le prenotazioni sono state rimandate di alcuni giorni (l’azienda ha consegnato proprio oggi un altro carico all’Italia).

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«Abbiamo ricevuto 2,8 milioni di dosi nel weekend di Pasqua – dice il sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulé – e grazie al Comando Operativo di Vertice Interforze sono state distribuite nell’arco di 12 ore a tutte le Regioni». Anche il presidente della Puglia Michele Emiliano critica «chi ha utilizzato tutto lo stock vaccinale, che adesso sembra più veloce degli altri, senza pensare alla seconda dose, e chiede adesso dosi supplementari che non dovrebbe poter avere».

Alla vaccinazione di massa si lega non solo l’abbattimento dei decessi, in Italia più numerosi che nel resto d’Europa, ma anche la riapertura sicura delle scuole, la priorità scelta dal governo Draghi tra le ripartenze. Al 2 aprile, secondo il report del commissariato, risultava vaccinato con una dose il 68% del personale dell’istruzione, ma appena lo 0,59% anche con il richiamo. Ben altri i numeri in alcune delle categorie che si era deciso di vaccinare per prime: è immunizzato con due dosi il 76% del personale sanitario – tra il quale il tasso di contagio è passato dal 6,7% all’1% – e il 72% degli ospiti delle Rsa, falcidiati dalla prima ondata, tra i quali sono crollati infezioni e decessi.

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La chiave sembra essere proprio la vaccinazione dei più anziani e fragili, l’obiettivo principale indicato da Mario Draghi per il nuovo piano nazionale. In assoluto l’Italia non sta somministrando meno degli altri grandi Paesi europei, Gran Bretagna esclusa, ma è indietro sugli over 70 anche rispetto a Portogallo e Grecia. Un fattore decisivo in una nazione con l’età media più alta di tutte.

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