Variante giapponese del Covid: cosa dicono esperti e virologi italiani – QUOTIDIANO.NET

Roma, 6 aprile 2021 – Si chiama E484K (ribattezzata Eek): è la nuova variante Covid segnalata in Giappone, pertanto detta anche variante giapponese. La mutazione preoccupa le autorità nipponiche, ma non solo, poiché risulterebbe capace di ridurre l’efficacia dei vaccini antiCovid attualmente disponibili. La variante E484K – che presenterebbe caratteristiche assimilabili sia a quella inglese sia a quella sudafricana – è stata segnalata anche in Austria e si starebbe diffondendo pure negli Stati Uniti. Al momento tuttavia, sottolineano gli esperti, mancano studi specifici rispetto a questa mutazione e dunque la cautela è d’obbligo.

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Massimo Andreoni

Se i dati relativi alla nuova variante “saranno confermati, e se dunque sarà confermata anche la resistenza di questa mutazione del virus SarsCov2 ai vaccini attualmente disponibili, credo sarebbe da valutare l’opportunità di un blocco dei voli, anche con precauzioni particolari rispetto al Giappone e con protocolli stringenti se tale variante fosse, come sembra, già arrivata in Europa”. Così Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e professore associato di Malattie Infettive all’Università di Roma Tor Vergata. Quella contro le varianti del virus SaRScOV2, spiega, «è ormai una corsa contro il tempo: infatti, più il virus circola più tende a mutare e dare luogo a nuove varianti. L’unica strategia è dunque quella di bloccare il prima possibile la circolazione del virus e per far questo la vera arma di cui disponiamo è la vaccinazione. Dunque, è fondamentale in questo momento velocizzare il più possibile la campagna di vaccinazione, per immunizzare il maggior numero di persone in tempi rapidi, bloccare il virus e impedire così che origini altre mutazioni”. 

Matteo Bassetti

Il direttore della Clinica di malattie infettive del San Martino di Genova Matteo Bassetti dice: “Dobbiamo vigilare, con il sequenziamento” ma anche “non fare terrorismo ogni volta che si trova una variante dall’altra parte del mondo. Dobbiamo metterci in testa che, come dovremmo convivere con il virus per anni così dovremmo farlo con le tante varianti che verranno scoperte”. Questa nuova variante può essere più contagiosa e resistere ai vaccini anti Covid? “In qualche modo come tutte le varianti potrebbe essere più contagiosa, ma non abbiamo certezza che possa sfuggire ai vaccini, occorrono maggiori studi – risponde Bassetti -. Il Giappone ha gestito molto bene tutte le fasi della pandemia, ma è molto indietro con le vaccinazioni. E’ quindi probabile che essendoci da loro una quarta ondata di casi, la responsabilità sia proprio di questa variante perché il virus sta girando liberamente”. E infine: “L’unico modo per combattere le mutazioni è velocizzare le vaccinazioni ed evitare che il virus passi da una persona all’altra – rimarca l’infettivologo -. Solo così si evita la selezione delle varianti che comunque ci saranno sempre, almeno 5-6 per paese. E’ la storia dei virus, dei batteri e dei funghi”.

Massimo Ciccozzi

Nulla di nuovo. Si tratta della solita mutazione E483K, presente nella variante brasiliana, in quella sudafricana e almeno nel 50% di quella inglese. E’ una variante come tutte le altre che stanno circolando, e non va a inficiare la vaccinazione. Può al massimo diminuire di qualche percentuale l’efficacia dei vaccini, ma per ora funzionano anche contro questa mutazione”. Anche l’epidemiologo Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di Statistica medica ed epidemiologia della facoltà di Medicina dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, sentito dall’Adnkronos Salute, rassicura. Questa mutazione “è stata chiamata ‘giapponese’ – spiega – perché secondo loro (ma su questo non abbiamo certezza, in quanto potrebbe essere sfuggito qualcosa) nasce in Giappone, è stata isolata lì e non si tratterebbe di una mutazione importata dall’estero. Potrebbe essere così, non ci sono dati per affermare il contrario, ma ciò non toglie che sia uguale alle altre. Se davvero – prosegue – è ‘nata’ in Giappone, cioè se abbiamo mutazioni che avvengono in Continenti diversi ma nello stesso punto del genoma del virus (in questo caso il 484) questo potrebbe rientrare tecnicamente nel concetto di ‘omeoplasia’, cioè di ‘convergenza evolutiva’: ciò significa che siamo davanti ai primi accenni che il virus sta evolvendo per potersi adattare al nuovo ospite che siamo noi”.

Roberto Burioni

“Ormai domina il ‘varianterrosimo’: ogni variante che compare, si fa terrorismo. E’ normalissimo che un virus nuovo generi varianti, dobbiamo preoccuparci quando queste hanno caratteristiche che le rendono pericolose. La variante inglese, ormai dominante in Italia, è molto pericolosa perché è molto più contagiosa e anche più letale, causa malattia più grave. Poi ci sono la brasiliana e la sudafricana, ma altre varianti preoccupanti non ci sono”. E la cosiddetta variante giapponese (E484K)? “Secondo uno studio condotto dalla stessa azienda, il vaccino Pfizer sembra funzionare benissimo anche contro questa variante“. Questa la posizione di Roberto Burioni, virologo dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, intervenuto su Rai Radio1. “Varianti che sono in grado di superare l’immunità indotta dai migliori vaccini – afferma – non ci sono”.

Fabrizio Pregliasco

Secondo Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università degli Studi di Milano, comunque la variante giapponese potrebbe ridurre l’efficacia dei vaccini. Ma sottolinea: “L’aspetto positivo è averla individuata su un campione piccolo e quindi avere la capacità di monitorarla. Le cose che si sanno ad oggi – spiega – sono poche e cioè che è una variante che assomma alle caratteristiche della variante inglese ulteriori variazioni, e che dalle valutazioni delle ricostruzioni tridimensionali al computer mostra modifiche che potrebbero in qualche modo far ridurre l’efficacia delle vaccinazioni, questo è quello che si teme. Per ora – sottolinea – è un elemento di preoccupazione che va ancora approfondito“.

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