Veneto, la gestione telematica della Sanità in mano alla società segnalata dall’Anac – Il Fatto Quotidiano

Engineering Ingegneria Informatica, finita in una black-list dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, non controlla solo il sistema telematico della Sanità della Lombardia, ma anche quello del Veneto. La società romana, che è una costola di un gruppo fondato una trentina di anni fa a Padova, è il pilastro attorno al quale ruota il funzionamento della macchina sanitaria da 10 miliardi di euro gestita dalla giunta di Luca Zaia e dalla potente Azienda Zero, il suo braccio operativo (l’equivalente di Aria in Lombardia, la stazione appaltante regionale). Da quando è scoppiato il Covid, inoltre, continua a ricevere aggiornamenti di spesa e nuovi incarichi, con il sistema della procedura negoziata, senza quindi una gara d’appalto, ma solo come estensione di un vecchio contratto che risale al 2015. Questo avviene nonostante un’inchiesta aperta dalla Procura di Milano su una presunta corruzione legata all’Azienda Trasporti Milanesi che ha portato all’interessamento di Anac sulla posizione di Engineering, per la quale non è però stata inviata nessuna interdizione formale.

L’inchiesta su Atm – Il nome della società è stato inserito in un lista visibile solo dalle stazioni appaltanti, che contiene l’elenco di aziende che hanno avuto “criticità”. Coma ha raccontato Il Fatto Quotidiano a quell’inserimento Engineering si è opposta, ma senza successo. Il documento “non comporta l’immediata esclusione dalle gare pubbliche, ma consente alle stazioni appaltanti l’esercizio del discrezionale apprezzamento circa l’affidabilità del contraente”. La vicenda è legata all’inchiesta scattata il 23 giugno 2020, quando la procura di Milano arresta 13 persone per una storia di corruzione nell’azienda che gestisce le metropolitane nel capoluogo. Al centro dell’indagine c’è Paolo Bellini, funzionario di Atm, accusato di avere falsato 8 gare d’appalto. Intercettato, sosteneva che Tangentopoli non fosse mai finita: “I tempi son cambiati ma le modalità non son cambiate“. Ai domiciliari finirono anche quattro manager di Engineering: Gerardo Ferraioli, Giovanni Rizzi, Carmine d’Apice e Carmine Rossin. Nelle carte finisce anche la Engineering, che secondo l’accusa “non adottava, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e gestione idonei a prevenire la commissione dei reati”.

Gli affari veneti – In Veneto, l’apporto di Engineering è legato anche al flop dell’App “Zero Covid Veneto”, mai entrata in funzione, anche se fu presentata dal governatore come una specie di Immuni per i veneti, addirittura più utile di quella governativa perché capace di contenere informazioni sanitarie dei positivi al contagio. Inevitabilmente le vicende veneto-lombarde si intrecciano, sia perché Engineering controlla il sistema a Venezia come a Milano, sia perché dal Veneto è andato in Lombardia l’ingegnere Lorenzo Gubian, già Direttore di Uoc Sistemi Informativi della Regione Veneto. In Aria è diventato il numero 1, dopo l’azzeramento dei vertici per il caos vaccini. Era stato proprio Gubian a lanciare la “Immuni veneta”. Engineering in Veneto è ben introdotta. Dopo essersi occupata dell’anagrafe sanitaria, nel 2015 partecipa ad un appalto da quasi 26 milioni di euro per lo sviluppo e la gestione del Sistema Informativo Socio-Sanitario della Regione: 15,8 milioni per il primo triennio, 10,1 milioni per il biennio successivo. Engineering vince tre dei 5 lotti (in un caso con InterSystem Italia e A-Thon, in un altro con Santer Reply), pari a 8,5 milioni di euro per il triennio (Iva esclusa). Presidente della Commissione giudicatrice era Gubian. Nel 2018 il contratto è stato prorogato per altri due anni.

I contratti estesi col Covid senza gara – Nel frattempo scoppia il Covid. Il 28 aprile 2020 il direttore Gubian comunica che dall’1 marzo “in considerazione dell’emergenza sanitaria si è reso necessario attivare, per 10 mesi, con possibilità di estensione per ulteriori 12 mesi, una piattaforma di biosorveglianza As a Service (Bsaas)…”. Si deve occupare di tamponi, anagrafe regionale, fascicolo sanitario elettronico, controllo di isolamenti e contagiati. Nessuna gara. Viene chiesta un’offerta alla sola Engineering, “poiché era in grado di attivare, in tempi molto ridotti, la piattaforma richiesta”. L’azienda chiede 307mila euro (senza Iva) per l’avviamento, 455mila euro per canoni e servizio del 2020, altri 417mila euro per l’estensione al 2021. Totale: quasi 1,5 milioni (con Iva). Gubian ritiene l’offerta congrua e viene nominato direttore dell’esecuzione del contratto assegnato “in somma urgenza, senza previa pubblicazione del bando”.

La Immuni per i veneti – Engineering, entrata nella gestione dell’emergenza, dà l’annuncio sul proprio sito, spiegando di aver sviluppato una “best practice di livello mondiale” grazie al lavoro per la Regione Veneto. A maggio, quando il Veneto sembrava essere un’eccellenza nella lotta alla pandemia, Gubian dichiara: “Abbiamo evitato ulteriori infezioni, contenendo il numero di morti e salvando vite umane”. Arianna Cocchiglia di Engineering: “La piattaforma permette di monitorare l’intero territorio, arrivando anche a nuclei specifici di singole aziende e famiglie”. Il 16 giugno la giunta Zaia vara misure anti-Covid ed ecco spuntare nella delibera l’App Zero Covid Veneto. A settembre Gubian, sempre su base d’urgenza, ha attivato “nuovi servizi” in carico a Engineering, probabilmente anche correlati alla App, quantificati in ulteriori 458mila euro per il quadrimestre settembre-dicembre 2020. Il direttore generale di Azienda Zero, Patrizia Simionato, prende atto dell’assegnazione già avvenuta e firma a novembre il decreto, con possibile estensione per tutto il 2021.

Il flop – Così il 9 novembre Zaia annuncia: “Da domani in consiglio regionale lavoreremo sui problemi di privacy, dopodiché potremmo chiedere ai cittadini di scaricare volontariamente la App per essere seguiti da remoto”. Il 17 novembre il consiglio regionale approva una legge con cui viene lanciata la piattaforma “per il monitoraggio dell’emergenza epidemiologica”. Vengono stanziati altri soldi: 200mila euro per le spese sostenute nel 2020 (secondo l’assessore Manuela Lanzarin era “già pronta da tempo” e avrebbe spiegato tutto in commissione), 60mila euro per il 2021-22. Si annuncia l’avvio entro Natale. Poi il nulla. A marzo 2021, quando il Pd chiede conto dell’App fantasma, Zaia prima scarica sull’assessore, poi sulle strutture tecniche. Poi riacquista la memoria: “L’app era pronta a novembre ma si è preferito non attivarla perché rischiava di interferire con il contact tracing, aggravando ulteriormente il lavoro degli operatori che erano già al limite delle loro forze”. Ma intanto ha pagato.

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