Brunetta: «Ecco il piano assunzioni: prima enti locali e Sanità» – ilmessaggero.it

Sul tavolo ovale nella stanza al piano nobile di Palazzo Vidoni, sede del Dipartimento della Funzione pubblica, sotto i soffitti affrescati e tra le boiserie, protetto da una teca trasparente c’è un grande modellino di una Ferrari da corsa. «Me l’ha regalata tredici anni fa Luca Cordero di Montezemolo», racconta Renato Brunetta, che per la seconda volta nella sua vita politica ricopre la carica di ministro per la Pubblica amministrazione. «La Ferrari rappresenta – dice Brunetta – la mia idea di efficienza che la macchina pubblica deve avere. È da sempre il mio sogno». 

Per ora, ministro, più che una Ferrari, la Pubblica amministrazione italiana sembra un’auto d’epoca, un po’ malridotta. Anche per gli anni di blocco del turn over e dei contratti a cui lei dice fu costretto dalla crisi economica. Ora invece riparte proprio dai concorsi e dai contratti. Perché?
«Per due ragioni. La prima è perché per i contratti abbiamo i soldi, 6,8 miliardi stanziati dai precedenti governi. E di questo ne va dato atto. Ma soprattutto per il Next Generation Eu. Come si fanno a investire 200 miliardi in 5 anni se non hai un apparato dello Stato all’altezza di questa sfida straordinaria? E come si fa a reggere, una volta a regime? Per questo i miei primi tre atti sono stati il riavvio dei contratti, la firma del Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e per la coesione sociale con i sindacati, e lo sblocco del turn over».

Nell’ultimo decreto avete scongelato i concorsi che erano stati fermati per la pandemia.
«Siamo partiti da un numero: 118.879. Sono i posti già disponibili nella Pubblica amministrazione. Dietro una cifra apparentemente asettica ci sono nomi e cognomi, ci sono progetti di vita congelati a causa del virus. Sbloccare questi concorsi ci è sembrata la prima urgenza». 

Basteranno queste assunzioni ad invertire il trend di invecchiamento dei dipendenti pubblici in servizio? C’è chi dice che servirebbero almeno 700 mila nuovi ingressi.
«Il nostro obiettivo è di garantire innanzitutto il turnover fisiologico: almeno 500 mila ingressi per cinque anni, 100 mila l’anno, pari al numero di dipendenti pubblici che andranno in pensione secondo le stime della Ragioneria generale dello Stato. Poi bisogna ragionare selettivamente sui settori che si sono maggiormente impoveriti negli ultimi dieci anni».

Quali settori?
«Penso soprattutto alla sanità e agli enti locali. Qui il turnover potrà arrivare anche al 120%. Infine, ci saranno le alte professionalità tecniche da reclutare in via straordinaria per l’attuazione dei progetti del Recovery Plan con contratti a tempo determinato».

Di quante assunzioni parliamo per il Recovery?
«È presto per dirlo. Dipenderà soprattutto dai progetti, bisogna avere la pazienza di attendere il piano definitivo. Quello che posso dire è che le procedure saranno rapide».

Quanto rapide?
«Useremo le buone pratiche delle organizzazioni internazionali. Ci sarà un portale del reclutamento, una piattaforma a cui potranno rivolgersi le amministrazioni centrali e locali per simulare e prevedere lo stato del proprio fabbisogno professionale e per gestire le procedure concorsuali. Valorizzeremo dottorati, iscritti agli ordini professionali e ai centri di alta formazione. Sono assunzioni che si possono fare in 15 giorni. I contratti dureranno 5 anni, il tempo del Recovery». 

Intanto come garantirete la sicurezza nei concorsi sbloccati?
«Abbiamo stabilito con il Comitato tecnico-scientifico un nuovo protocollo: obbligo per i candidati e per i componenti delle commissioni di produrre un test negativo effettuato entro le 48 ore precedenti la prova, obbligo di indossare la mascherina FFP2, svolgimento delle prove in sedi decentrate a carattere regionale, durata massima della prova limitata a un’ora, percorsi dedicati di entrata e uscita. Ci sarà inoltre piena collaborazione con la Protezione civile».

Come saranno i concorsi?
«Ci saranno tre percorsi: uno per i concorsi già banditi per i quali non è stata svolta ancora nessuna prova, uno per i concorsi che saranno banditi durante l’emergenza e, infine, uno per i concorsi a regime. Per tutti abbandoneremo le modalità ottocentesche che ne hanno caratterizzato fino a oggi lo svolgimento: niente più calche da stadio, niente carta e penna, e nemmeno attese infinite che in media prevedevano fino a 4 anni dal concorso all’assunzione. Mi piacerebbe che dal bando all’ingresso in servizio non passassero più di tre o quattro mesi».

Nella sua riforma per i concorsi per il personale non dirigenziale che saranno banditi durante l’emergenza e per quelli a regime si prevede una fase iniziale di valutazione dei titoli e la possibilità che titoli ed esperienza professionale concorrano al punteggio finale. Non c’è il rischio di penalizzare i giovani?
«Parliamo di titoli legalmente riconosciuti, come i diplomi, le lauree, le specializzazioni accademiche. In questo caso è sbagliato evocare una presunta penalizzazione dei giovani, che anzi, anche in ragione del ritardato ingresso nel mondo del lavoro, spesso hanno acquisito titoli maggiori rispetto a chi si è laureato diversi anni fa».

Oltre alle assunzioni, il Recovery avrà bisogno anche di semplificazioni. Molti dirigenti, che devono muoversi tra reati come l’abuso d’ufficio o rischi come il danno erariale, hanno paura di firmare gli atti. In che modo provvederete?
«Nei procedimenti complessi va tolto qualsiasi blocco. Stiamo lavorando a una “clausola di conclusione” del procedimento. Bisognerà arrivare a un sì o a un no, altrimenti scatterà un potere sostitutivo». 

Sui contratti lei ha predisposto la direttiva per l’Aran, che ora è ferma al ministero dell’Economia. Quando si sbloccherà?
«Il parere arriverà entro la settimana. Il 15 i sindacati sono già stati convocati dall’Aran per la determinazione dei comparti. Vorrei aggiungere una cosa».

Prego.
«Il mio obiettivo è ridare ai dipendenti pubblici l’orgoglio e l’onore di far parte della Pubblica amministrazione. Essere dipendenti pubblici significa fare l’interesse del Paese». 

Un tempo i dipendenti pubblici prestavano giuramento. Andrebbe reintrodotto?
«Sì, sono d’accordo. Purché non sia soltanto un pennacchio».
 

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