Com’è iniziata la segreteria di Enrico Letta – Il Post

Dopo la caduta del secondo governo Conte, la nascita del governo Draghi, e le dimissioni un po’ a sorpresa di Nicola Zingaretti, davanti all’assemblea che lo aveva eletto segretario del Partito Democratico Enrico Letta aveva dichiarato: «Non avete bisogno di un nuovo segretario, ma di un nuovo partito». Letta, tra le altre cose, aveva parlato di voto ai sedicenni, di una proposta di legge contro il trasformismo, di ius soli («una normativa di civiltà»), di rappresentanza di genere, di riorganizzazione interna a partire dalla base, di legge elettorale e di relazioni con il Movimento 5 Stelle. E, dunque, della collocazione del partito nella larga maggioranza del nuovo governo: tutte questioni che avevano riportato per qualche giorno il PD e il suo nuovo segretario al centro della discussione politica. Nelle prime tre settimane della sua segreteria, Letta ha dato seguito a diversi propositi annunciati in quel discorso.

Riorganizzazione interna
Lo scorso 17 marzo, Letta aveva scelto Irene Tinagli e Giuseppe Provenzano come suoi vice nella segreteria del partito, al posto di Andrea Orlando, e aveva nominato la nuova segreteria: 8 donne e 8 uomini, rappresentativi di tutte le varie correnti interne. Dopodiché, e sempre in nome della parità di genere, Letta aveva avviato la discussione sui capigruppo: Simona Malpezzi era stata scelta come presidente della delegazione del PD al Senato al posto di Andrea Marcucci, e alcuni giorni dopo la ex presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani era stata eletta capogruppo del partito alla Camera, al posto di Graziano Delrio.

Oltre alla riorganizzazione formale dei vertici, l’altra proposta lanciata da Letta era quella di coinvolgere la base, cioè le iscritte e gli iscritti del PD, attraverso l’invio a tutte le sezioni sparse per l’Italia di un questionario in 21 punti, tanti quanti gli argomenti trattati nella sua prima relazione: «Ho preso l’impegno di fare del dialogo costante con i militanti la cifra del mio mandato: su questo si fonda la nostra capacità di incidere non solo sul rilancio del PD, ma anche sulla salute della democrazia», aveva spiegato.

I moduli sono stati inviati e ora restituiti. Secondo quanto dichiarato a Repubblica dal responsabile dell’Organizzazione del PD Stefano Vaccari, l’operazione è stata giudicata un successo: sono stati raccolti quasi 2 mila questionari e circa 39 mila persone hanno partecipato alla discussione. I moduli saranno ora analizzati e una sintesi delle proposte principali verrà discussa dall’Assemblea nazionale che si terrà il prossimo 17 aprile.

Da una prima analisi, scrive sempre Repubblica, sembrano essere tre le proposte del segretario ad aver ottenuto maggior sostegno: la necessità di rafforzare la sanità pubblica, un maggiore coordinamento con l’Unione Europea soprattutto sui temi della cooperazione allo sviluppo, e l’impiego dei fondi che arriveranno all’Italia con il Next Generation EU (il piano di ripresa economica dell’Unione Europea, comunemente chiamato Recovery Fund) per il divario Nord-Sud e la lotta alle mafie.

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Colloqui
L’attività di Letta di queste settimane è stata definita “movimentista”, facendo riferimento a un’agenda molto fitta che l’ha portato a incontrare partiti, associazioni, sindacati, ma anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente del Consiglio Mario Draghi e alcuni esponenti del suo stesso partito, come l’ex ministro e responsabile degli Enti locali nella segreteria, Francesco Boccia, o il presidente del Parlamento europeo David Sassoli.

Letta ha visto, tra gli altri, i sindacalisti Maurizio Landini (Cgil) e Luigi Sbarra (Cisl), i capi delle principali associazioni di categoria (dei commercianti, degli artigiani, della piccola e media impresa), Carlo Bonomi di Confindustria, e anche una delegazione del movimento giovanile delle Sardine. E ha incontrato i leader dei vari partiti: Verdi, Sinistra Italiana, Articolo 1 (il partito nato dalla scissione del PD), Azione (di Carlo Calenda). E poi ancora Antonio Tajani di Forza Italia, e Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia.

Durante l’incontro con Meloni, Letta avrebbe preso posizione a suo favore, e contro la Lega, sulla questione della presidenza del COPASIR, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica che esercita il controllo sulle attività dei servizi segreti: attualmente è affidato alla Lega, ma per legge spetterebbe all’opposizione, dunque a Fratelli d’Italia. «Il PD vuole che questa regola di garanzia democratica sia applicata, ne parleremo con i presidenti delle Camere», ha detto Letta.

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Lo scorso 24 marzo, Letta ha incontrato anche Giuseppe Conte, indicato come nuovo leader del Movimento 5 Stelle. Con Conte, Letta ha parlato di elezioni amministrative, comprese quelle che si terranno a Roma dove nelle scorse settimane era stata annunciata informalmente la candidatura per il PD dell’ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, poi successivamente smentita. Sembra infatti che Letta non sia ancora convinto sulla strategia da seguire e sulle eventuali alleanze: vista la già annunciata candidatura di Carlo Calenda di Azione, tra Raggi e Gualtieri potrebbe esserci una frammentazione del voto che potrebbe portare a un risultato deludente per il PD, e sono in corso ragionamenti per evitarlo. Con la popolarità di Raggi assai ridotta dopo i tanti guai del suo primo mandato, e data l’assenza per ora di una candidatura chiara e forte per la destra, il PD vorrebbe giocarsi al meglio le possibilità di vincere nella capitale. Negli ultimi giorni, Letta ha dichiarato: «Nei prossimi giorni apriremo il dossier di Roma, penso che faremo le primarie. Ci sono diversi candidati, tra cui Gualtieri del PD».

Dopo l’incontro con Conte, Letta ha anche dichiarato che con il M5S va aperto «un cantiere prioritario. E consolidare e rendere sistematici i nostri rapporti». Dopodiché, Letta ha anche visto il ministro degli Esteri del M5S, Luigi Di Maio.

Letta aveva annunciato questa sua intensa attività come nuovo segretario («Io parlerò con tutti»), spiegando che in vista delle amministrative che si terranno tra settembre e ottobre, ma soprattutto delle elezioni politiche del 2023, sarebbe stato necessario costruire un “nuovo centrosinistra” seguendo il modello delle coalizioni («Così abbiamo vinto nel ’96 e nel 2006, con Prodi»): l’obiettivo, hanno commentato diversi giornali, sarebbe quello di creare una specie di nuovo Ulivo con il PD al centro nel ruolo di federatore, e quello di superare la “disintermediazione” (portata invece avanti da Renzi come segretario del PD), per restituire alle parti sociali il ruolo di «titolari della rappresentanza».

Martedì Letta ha incontrato anche Matteo Renzi, di Italia Viva. Il colloquio è durato poco meno di un’ora: i due, spiegano i giornali riportando fonti del PD, «hanno convenuto sul fatto che in questo momento lo sforzo prioritario debba essere sul sostegno alla campagna vaccinale del governo e alle azioni di sostegno economiche». E ancora: «Renzi e Letta hanno poi ragionato sulle prospettive future trovando, spiegano ancora dal Nazareno, alcuni punti di accordo e altri di disaccordo, in particolare c’è una divergenza profonda sul rapporto con Conte e M5S, rapporto che Letta considera essenziale per costruire in prospettiva un’alternativa vincente a FdI e Lega».

Tra i tanti incontri di Letta, ne manca uno: quello con Matteo Salvini della Lega, partito che come il PD sostiene la nuova maggioranza, ma da cui Letta ha in più occasioni preso le distanze. È però proprio su Salvini che Letta potrebbe fare affidamento per portare avanti il suo tentativo di cambiare la legge elettorale in senso maggioritario (come vorrebbero Lega e Fratelli d’Italia), mentre il M5S sembra orientato a un sistema proporzionale.

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