Draghi in Libia: riaffermato il ruolo storico dell’Italia ma resta il nodo di Russia Turchia – Corriere della Sera

ROMA Ora ci sono tutte le premesse per un ritorno in grande stile delle aziende italiane in Libia, per un ritorno ai primati commerciali di interscambio fra i due Paesi, per un ruolo di ricostruzione che l’Italia può svolgere da sola, sia nel campo dell’energia che della difesa, ma anche in un quadro europeo, senza più quella gara a distanza con Parigi che ha segnato, con esiti talvolta disastrosi, le relazioni fra Italia e Francia nel contesto libico.

Ci sono le condizioni ma sono molto fragili: il nuovo governo di unità nazionale, grazie a molti suoi esponenti, può sviluppare rapporti con Washington più densi che negli ultimi anni, coinvolgere maggiormente l’amministrazione americana nel processo di pacificazione, ma avrà bisogno di un sostegno multilaterale che è ancora tutto da costruire.

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Ieri la visita di Draghi ha riaffermato il ruolo storico di Roma nel Paese che viene fuori da anni di guerra civile, ed in qualche modo il presidente del Consiglio è stato un’apripista a livello di Unione Europea.

Ma nessuno, né a Palazzo Chigi né alla Farnesina, nasconde quello che è il primo dato di realtà: la pacificazione e la ricostruzione della Libia, come ha detto anche Draghi in Parlamento, passa dal ritiro non solo delle milizie, dalla costruzione di un vero esercito nazionale, ma soprattutto dal disimpegno militare della Turchia e della Russia.

E per ritornare ad avere un ruolo centrale in un Paese martoriato, che dipende al 95% dai suoi giacimenti di gas e petrolio, ma che è quasi interamente da ricostruire, significa innanzitutto ritrovare un assetto unitario e costante fra i principali attori dell’Unione Europea, in primo luogo con Francia e Germania. Con un possibile obiettivo di fondo che fa capolino in tutte le conversazioni internazionali sulla Libia, compresa quella del mese scorso di Draghi con Erdogan: si può lavorare ad un nuova Conferenza di pace, dopo quella di Berlino dello scorso anno, dopo gli sforzi delle Nazioni Unite. Una conferenza che non solo accompagni la Libia nel suo processo di riconciliazione nazionale, ma che soprattutto faccia chiarezza e risolva il problema delle influenze militari straniere che ancora gravano sul territorio libico.

Il nuovo governo di unità nazionale sembra consapevole, ed è emerso anche nei colloqui sia con Luigi Di Maio che con Mario Draghi, che né la Turchia né la Russia hanno il know-how e la capacità tecnologica per una duratura ed efficace ricostruzione economica del Paese, per gli investimenti necessari, capacità che invece hanno le aziende italiane ed europee. Ma «anche se tutto è in movimento, se persino l’Egitto oggi appoggia il processo di pace — dicono nel governo italiano — non è scontato che Putin ed Erdogan facciano gratis dei passi indietro dopo aver guadagnato sul campo una sfera di influenza».

Un ruolo più attivo di Washington, grazie alla nuova amministrazione, è auspicato sia dall’Italia che dalla Ue anche per questo motivo. Ne ha discusso Di Maio con il nuovo segretario di Stato Antony Blinken nei giorni scorsi e l’auspicio della nostra diplomazia è proprio quello di lavorare insieme a Parigi e Berlino ad un nuova conferenza di pace, magari da tenersi a Roma, che veda gli americani presenti insieme a tutti gli altri player del mosaico libico, e dunque Egitto, Emirati,Turchia, Russia.

La visita di ieri del nostro premier è solo un primo tassello di un percorso geopolitico molto più lungo e ancora tutto da scrivere.

6 aprile 2021 (modifica il 7 aprile 2021 | 09:00)

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Draghi in Libia: riaffermato il ruolo storico dell’Italia ma resta il nodo di Russia Turchia – Corriere della Sera

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