Draghi non si ferma. Su AstraZeneca aspetta Ema – L’HuffPost

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Nessuna decisione affrettata, nessuna sospensione momentanea. Su AstraZeneca il governo attenderà il nuovo pronunciamento dell’Agenzia del farmaco europea e si regolerà di conseguenza. Le nuove segnalazioni di possibili eventi avversi dopo le somministrazioni del vaccino di Oxford preoccupano l’esecutivo: “Senza AstraZeneca il rallentamento della campagna di somministrazione sarebbe brusco – spiega chi sta lavorando al dossier – ma al momento le indicazioni sia dell’Ema sia dell’Aifa sono incoraggianti. Ora stanno facendo nuove valutazioni, le cui conclusioni saranno note entro giovedì, poi vedremo il da farsi”. Anche al ministero della Salute si batte sullo stesso tasto: “Abbiamo una filiera scientifica precisa dalla quale scaturiscono le decisioni sull’utilizzo dei vaccini, l’Ema a livello europeo e la nostra Aifa, e le seguiremo”. In serata Roberto Speranza va a Di Martedì per fissare la linea: “Io mi fido di Aifa e Ema, penso che sapranno darci le risposte giuste ma non dimentichiamo mai che il vaccino è la vera strada per chiudere questa stagione difficile di restrizioni”.

La Gran Bretagna e altri paesi europei stanno valutando una sospensione relativa almeno ad alcune fasce d’età (under 30, ma anche ragazzi e donne al di sotto dei 55 anni d’età), anche se il primo ministro Boris Johnson ha rivolto pubblicamente un appello alla popolazione affinché continui a vaccinarsi con tutte le tipologie disponibili, e anche il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri spiega che se fosse per lui fisserebbe un limite a “50-55 anni” continuando a somministrarlo alla popolazione più grande d’età”. 

Mentre l’Oms continua a ribadire che “i benefici superano i rischi”, Mario Draghi ha deciso di seguire quella che d’altronde è la linea tenuta a Bruxelles: no comment, in attesa che si pronunci l’ente regolatore. Brucia ancora l’effetto boomerang dovuta alla sospensione di quattro giorni proprio di AstraZeneca a seguito dei dubbi espressi allora dalle autorità scientifiche della Germania. Quattro giorni che impattarono sulla campagna vaccinale, ma soprattutto ebbero un effetto comunicativo che un esponente dell’esecutivo definisce “devastante”: “Quello che succede oggi, le ansie e le paure relative a dei giusti approfondimenti – spiega – sono figli di quella sospensione. Dovrebbe essere un dibattito scientifico, mentre si è instillato il dubbio che il vaccino faccia male, fino alle estreme conseguenze, invece di proteggere la salute di chi lo fa”.

La preoccupazione rimane, anche perché intervistato dal Messaggero il responsabile della strategia dei vaccini dell’Ema Marco Cavaleri ha spiegato che “è sempre più difficile affermare che non vi sia un rapporto di causa ed effetto tra la vaccinazione con AstraZeneca e casi molto rari di coaguli di sangue insoliti associati a un basso numero di piastrine”. Paolo Corradini, presidente della Società italiana di ematologia, spiega tuttavia che tutti i farmaci hanno margini di rischio, e che “l’Aspirina, ad esempio, ha sicuramente effetti collaterali con un frequenza maggiore di quella segnalata per il vaccino anti-Covid di AstraZeneca, ma continuiamo ad utilizzarla quando indicato”. Troppo bassi insomma i numeri di trombosi rilevate in seguito alla somministrazione del siero di Oxford per sospendere tutto, anzi: “La stessa malattia da Covid, nei casi più gravi, può determinare trombosi in una percentuale maggiore rispetto al rischio bassissimo collegato al vaccino”.

La mancanza di chiarezza e gli input comunicativi tra i più disparati e spesso contraddittori fanno sbottare Vincenzo De Luca: “È un disastro comunicativo, il governo si pronunci”. Ma è proprio per evitare un altro cortocircuito che a Palazzo Chigi si rimane in attesa della decisione degli scienziati, per evitare provvedimenti pasticciati che potrebbero essere sconfessati da qui a 48 ore rendendo ancora più complicato ricostruire il filo di fiducia nei confronti del vaccino che ad oggi risulta già logoro. 

Raggiunto da Huffpost, l’assessore alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato è categorico: “I dubbi su AstraZeneca rischiano di frenare pesantemente la campagna vaccinale”. Senza contare un contesto generale di per sé non roseo: “C’è il rischio di una tempesta perfetta se consideriamo anche Johnson&Johnson, che al momento purtroppo non è in grado di garantire forniture adeguate”.

Per il target di 500mila vaccinazioni al giorno e per l’obiettivo di arrivare a vaccinare il 70% della popolazione entro la fine dell’estate le dosi di AstraZeneca sono fondamentali, e fondamentale è ricostruire la fiducia in parte persa nei confronti del siero di Oxford. Draghi, come anche il ministro della Salute Roberto Speranza, confidano che nel solco delle precedenti decisioni l’Ema confermi la possibilità di utilizzarlo in sicurezza. Chi sta lavorando al dossier si aspetta “al massimo una raccomandazione relativa alle fasce d’età, e in quel caso ci potremmo riorganizzare in poco tempo”, anche alla luce delle dosi inutilizzate di Pfizer e Moderna ancora inutilizzate. Il sottinteso  è che se l’Ema dovesse imporre uno stop sarebbero guai: “Ma tutto ci porta a dire che non lo farà”.

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