Lombardia zona arancione: da quando? Ecco i tre ottimi motivi per sperare che sia presto – Corriere della Sera

Tira un vento arancione. I numeri, i trend, le curve raccontano l’aria migliore che si respira in Lombardia. Primavera inoltrata e diversi spiragli di luce in fondo a quel tunnel ormai lungo 14 mesi. L’ha detto ieri prudente e abbottonato anche il governatore Attilio Fontana. «Non ho certezze, ma la situazione migliora e penso presto potremo presto diventare arancione». La data decisiva è venerdì, per scalare le marce del semaforo delle restrizioni da lunedì prossimo.

Stasera, come il rituale ormai prevede, da Roma arriverà la bozza di calcoli da parte dell’Istituto superiore di sanità. Curve e tendenze che i tecnici del Pirellone scansioneranno prima dello scambio di pareri del giovedì, vigilia della cabina di regia. Domani poi si capirà se quei numeri portano (come sembra) da una parte sola. Ci sono almeno tre ottimi motivi per cui la Lombardia settimana prossima diventi arancione, guadagnando quel minimo di normalità in più che il mondo dei commercianti ormai aspetta come ossigeno per uscire dall’apnea economica in cui sta sprofondando.

Il primo comandamento del Cts è quello dell’incidenza dei casi che deve stare sotto il tetto di 250. La Lombardia dopo picchi intorno a 350, spinti dai focolai nel Bresciano, ha iniziato una lentissima ma regolare discesa. Arrivando a quota 216: dato che giorno dopo giorno si livella verso il basso. Ci sono un paio di mappe cromatiche sui tavoli del Pirellone che spiegano benissimo come e dove si sta muovendo il virus. Si vede come (ancora) i numeri peggiori siano nella parte Est della Regione, tra Brescia (incredibilmente in balia dell’onda da ormai due mesi pieni) e Mantova. Le uniche due province ad avere un’incidenza da zona rossa. Si vede come Bergamo e Milano e in particolare Pavia abbiano la concentrazione più bassa. Ma anche come a Varese e Monza nell’ultima settimana il calo sia stato pericolosamente più contenuto.

La seconda, è quella delle chiamate all’Areu per eventi respiratori, la madre di tutte le statistiche, essendo l’anticamera della diffusione del contagio: nel mese di marzo ha accentuato la sua discesa tornando a valori pre-terza ondata.

Il terzo (buon) motivo riguarda l’Rt, che calcolato a 14 giorni, nell’intervallo che interessa all’Iss per il monitoraggio, è intorno a 0,76: parametro da giallo, che va dal minimo di Pavia (0,4) al massimo di Sondrio (0,9).

Sullo sfondo però resta il grande problema dell’andamento della terza ondata. Gli ospedali non si stanno svuotando. Un po’ per la maggior contagiosità delle varianti (quella inglese ormai è presente nell’89 per cento dei test campione). Al pronto soccorso continuano a presentarsi malati: ingressi e dimissioni si compensano. E i reparti non si svuotano, in particolare le terapie intensive. Questo si chiedono in tanti: perché a differenza che in passato al picco dei ricoveri non è seguita una rapida discesa? Forse la zona rossa più soft che pandemia ricordi non ha mai raffreddato del tutto la catena dei contagi.

7 aprile 2021 | 15:43

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