Mario Draghi, Antonio Socci: liti con Salvini e fiducia nella sinistra, le ragioni del crollo di consensi – LiberoQuotidiano.it

Antonio Socci

Che “unità nazionale” è quella che si esprime nel governo Draghi? Non la si vede né nel Palazzo, né nel Paese. A quasi due mesi dal varo dell’esecutivo, anche chi – come il sottoscritto – ne ha auspicato la nascita (e continua a difenderne la validità), deve riconoscere che qualcosa non va. Non solo in questo o quel provvedimento: qualcosa di importante non va nella maggioranza e di conseguenza nell’azione quotidiana dell’esecutivo. Lo dimostrano le fibrillazioni di questi giorni nella coalizione governativa e anche i sondaggi che continuano a dare in calo la fiducia degli italiani verso il governo e verso il presidente Draghi (anche se egli gode del sostegno quasi unanime dei media).

Ma cosa precisamente non va? Bisogna tener presente che questo governo mette insieme forze antagoniste con lo scopo circoscritto di affrontare insieme l’emergenza sanitaria e l’emergenza economica. E’ dunque un’operazione eccezionale e ardua. Per questo dovrebbe essere accompagnata da uno spirito di dialogo che però non si è visto. Certo, ci sono delle attenuanti. Il precedente governo Conte era minoranza fra gli italiani ed è crollato perché non si è dimostrato all’altezza dei problemi. Così, nel giro di pochi giorni, Draghi ha dovuto mettere insieme partiti contrapposti per l’incombere di una pandemia che ha costi umani e costi economici devastanti: occorreva un esecutivo più incisivo e più rappresentativo del Paese. Quindi si comprendono le difficoltà. Ma ora la nuova maggioranza ha la necessità di trovare armonia e il lavoro del governo deve essere efficace. Se il consenso fra la gente diminuisce già, qualcosa non va.

Draghi da banchiere è abituato alle fusioni bancarie che in fondo sono operazioni ragionieristiche (e non sempre riescono). Ma sa bene che un governo non è come una fusione bancaria: ci sarebbe bisogno, anche da parte del premier, di un lavoro di mediazione, di dialogo e di pacificazione ideologica. Nei suoi interventi in Parlamento però Draghi non ha chiesto ai partiti di svelenire il clima. A sintonizzarsi con la filosofia dell’unità nazionale sono stati solo Lega, Forza Italia e Italia viva. Gli altri no. Sembra che ancora non abbiano elaborato il lutto del governo Conte. Infatti sono esplosi i loro dissidi interni e il loro rancore verso Renzi che lo ha abbattuto. Poi, con l’arrivo alla segreteria del Pd di Enrico Letta, si è dispiegata una strategia di attacco continuo alla Lega.

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Il risultato è preoccupante. Matteo Salvini ha visibilmente fatto lo sforzo di non rispondere alle provocazioni. Nei giorni scorsi ha perfino teso la mano a Letta: «Se ci leviamo le etichette dalla giacca, magari qualcosa la costruiamo». Ma a Sinistra non sembrano davvero intenzionati a collaborare lealmente con Lega, Forza Italia e Renzi. «Non sarà che si è voluta la Lega nel governo per bloccarla e poi, una volta scongiurata la sua opposizione, la si ‘mena’ per logorarla e renderla irrilevante?». E’ il timore di molti leghisti. L’attacco continuo a Salvini è evidente. Ma è pure un attacco al governo e Draghi non può chiamarsi fuori. Se “unità nazionale” deve essere, che lo sia per tutti e che rappresenti una fuoruscita dal clima di guerra civile permanente, di delegittimazione e di demonizzazione.

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In un’occasione (quando la Lega chiedeva la rottamazione delle cartelle esattoriali) il premier ha formulato la sua filosofia della mediazione: «Oggi è un momento di grande condivisione. Tutti i partiti sono entrati in questo Governo portandosi un’eredità di vedute, convinzioni ed annunci fatti nel passato. Tutti hanno delle bandiere identitarie. Si tratta man mano di chiedersi quali sono quelle di buonsenso e quali quelle a cui si può rinunciare, senza fare un danno né alla propria identità, né all’Italia».

E’ un buon metodo, ma la sua applicazione pratica finora ha fatto molti scontenti, perché spesso sembra “mortificare” il centrodestra, mentre non tocca le bandiere identitarie della Sinistra. Per quale ragione, ad esempio, Speranza (il cui minuscolo partito oltretutto si è pure diviso andando in parte all’opposizione) è rimasto alla Sanità? Perché Speranza è una bandiera ideologica della Sinistra e del precedente governo. Come se non bastasse si sono confermate pure le disastrose scelte dell’esecutivo Conte. Ma come può nascere un nuovo governo di unità nazionale senza una revisione critica di tutti gli errori della precedente gestione? Possibile che non si riveda nemmeno la questione delle cure precoci a domicilio? Per non dire dell’analisi dei dati….

Certo, segnali di discontinuità ce ne sono stati, ma non quanti occorrevano. La guida di Draghi per autorevolezza e competenza è infinitamente migliore di quella retorica, propagandistica e inefficace di Conte. Draghi resta un fuoriclasse. Ma dovrebbe essere più coraggioso. Il premier potrebbe (e dovrebbe) liberare il Paese dalle gabbie ideologiche e punitive che la Sinistra fa gravare sugli italiani, dovrebbe far valere un decisionismo pragmatico che permetta al Paese di rialzarsi e riprendere il cammino perché l’Italia è quasi in coma. Se non ora quando?

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Mario Draghi, Antonio Socci: liti con Salvini e fiducia nella sinistra, le ragioni del crollo di consensi – LiberoQuotidiano.it

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