Palermo zona rossa, la rabbia dei commercianti: “Non ci fidiamo di quei dati” – La Repubblica

Palermo è zona rossa, ma dopo il pasticcio sui dati adesso non si fida più nessuno. Sono sul piede di guerra commercianti, ristoratori e genitori degli alunni delle scuole, dopo il ritorno della massima limitazione, che significa chiusure prolungate per tanti esercizi commerciali finora aperti – su tutti i centri estetici e negozi di beni non essenziali – e il ritorno della didattica a distanza per le classi dalla seconda media in poi. È durissima la posizione di Confcommercio: «Non accettiamo provvedimenti restrittivi sulla base di un sistema di conteggio dei dati a dir poco inadeguato e artigianale», ha tuonato il presidente di Confcommercio Palermo Patrizia Di Dio. Non si fida più nemmeno Confesercenti, che da oggi raccoglie delle firme e propone alle istituzioni un decalogo di proposte per la ripartenza, dato che le misure adottate finora «non hanno funzionato».

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Tra i più duri ci sono i commercianti, le categorie costrette a chiudere, come i centri benessere, che rimandano appuntamenti: «Mentre noi cancelliamo le liste di clienti, si moltiplica il lavoro in nero con parrucchieri ed estetiste pronti ad andare a “domicilio” e noi intanto paghiamo affitti e costi fissi», dice la titolare di un’esercizio di via Sciuti. Sono rossi di rabbia i commercianti che hanno già polverizzato, dopo Natale, la stagione dei saldi: «Non sembra che siano superati i parametri oggettivi stabiliti dal ministero che farebbero scattare la zona rossa. Abbiamo vitale bisogno di lavorare – dice ancora Patrizia Di Dio – A chi è costretto a chiudere la propria attività senza avere sostegni adeguati ma solo piccole elemosine, rimane solo il lavoro per restare in vita».

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Sono saltati i nervi a chi deve chiudere di nuovo bottega. «È evidente – dicono presidente e il direttore di Confesercenti Palermo, Francesca Costa e Michele Sorbera – che il sistema messo in campo per ridurre i contagi non funziona, nonostante le chiusure ripetute, i contagi restano alti. Proponiamo un patto di riapertura in sicurezza per terziario, commercio e turismo, ormai allo stremo».

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Sono in agitazione anche i ristoratori, tra chi, come Fipe Confcommercio, chiede garanzie per la riapertura in zona gialla il 3 maggio e chi minaccia di aprire per protesta come Mio Italia Sicilia. E infine ci sono i genitori degli alunni delle scuole, che avevano riassaporato la normalità delle lezioni in presenza. E che adesso, dalla seconda media in su, torneranno alla Dad.

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