AstraZeneca, per il richiamo nessuno stop. Giovani, c’è Pfizer (che invia 1,5 milioni di dosi) – ilmessaggero.it

La campagna vaccinale non si ferma. Bisognerà però rimescolare le carte. I nuovi limiti per l’uso di AstraZeneca (solo agli over 60), opposti a quelli della prima fase quando non si poteva somministrare a chi ha più di 55 anni, complicano il piano vaccinale italiano. Alimentano il disorientamento per le seconde dosi, visto che per quelle l’indicazione è di proseguire con lo stesso vaccino AstraZeneca a prescindere dall’età. Per i più giovani ora si punta su Pfizer che sta inviando 1,5 milioni di dosi a settimana (ieri è cominciata la produzione anche in Francia), Moderna e Johnson&Johnson. Ma c’è un nodo: i limiti indicati dal Ministero della Salute non sono perentori, rappresentano solo un consiglio, un suggerimento, non un obbligo e questo rischia di mettere in difficoltà le Regioni.

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Disorientamento

Inoltre, la fiducia dei cittadini, al di là delle spiegazioni molto chiare di Ema (Agenzia europea del farmaco) che ha sancito come i casi di trombosi segnalati siano estremamente rari, anzi rarissimi, è stata scalfita e ora non sarà semplice convincere un sessantacinquenne ad accettare AstraZeneca (benché in questa fascia di età i casi di trombosi siano addirittura minori di quelli che ci sono normalmente tra i non vaccinati); il piano di distribuire soprattutto ai medici di base questo tipo di prodotto, perché è facile da conservare, rischia di saltare, visto che la limitazione agli over 60 è una complicazione. E diventano un rebus i richiami: in Italia oggi ci sono 2,3 milioni di persone che hanno ricevuto la prima dose con AstraZeneca; la seconda deve essere somministrata dopo 12 settimane e dunque i primi appuntamenti per i richiami sono per maggio. Il vaccino di AstraZeneca è stato iniettato soprattutto alle categorie più giovani – insegnanti, forze dell’ordine, personale dell’università, in alcune regioni avvocati e magistrati – quindi per almeno 2 milioni di under 60 c’è una decisione da prendere: si conclude il ciclo con AstraZeneca, si ricorre a un altro vaccino o, con una misura estremamente prudenziale, si rinuncia alla seconda dose, tenendo conto che la prima dovrebbe già assicurare una protezione dell’80 per cento? I vertici di Ema, nella conferenza stampa di ieri pomeriggio, non hanno chiuso al «mix che potrebbe funzionare», ma hanno anche precisato che al momento non ci sono dati che consentano di avere la certezza che sia la strada giusta.

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Rari casi di trombosi

Non solo: fino ad oggi le segnalazioni dei rari casi di trombosi sono legate alla prima dose, non ci sono per chi ha effettuato il richiamo. Per questo nel vertice di ieri sera gli esperti del Ministero della Salute hanno detto alle Regioni: gli under 60, che hanno ricevuto la prima dose di AstraZeneca vadano avanti con quel vaccino anche per la seconda, visto che i pochissimi casi delle trombosi rare sono avvenuti solo dopo la prima somministrazione. Ma quanti dei 2 milioni di under 60 che hanno ricevuto la prima iniezione di AstraZeneca si presenteranno con fiducia per la seconda? Il rischio di lasciare una parte della popolazione con la protezione a metà esiste (anche se è del tutto ingiustificato).

Lo stop parziale per fasce di età ad AstraZeneca non sottrae dosi alle non ricche forniture di aprile (il generale Figliuolo parla di un totale di 8 milioni) ma costringe a una revisione del piano. Contrariamente a quanto sembrava all’inizio della campagna vaccinale, AstraZeneca, a causa delle difficoltà della produzione e delle forniture, non è più il prodotto numericamente più importante. Per il trimestre appena cominciato ha promesso 10 milioni di dosi, ma in aprile ne sono attese solo 1,5 milioni, che vanno ad aggiungersi a quelle ancora da somministrare, circa 1,8 milioni. Pfizer invierà invece 1,5 milioni di dosi a settimana e, gradualmente, una volta completate le classi di età più anziane, saranno dirottate verso i più giovani (insieme a Moderna).

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Tempi

Non è detto però che un 55enne si vaccinerà più tardi: con AstraZeneca aperto a tutti, probabilmente, avrebbe ricevuto in anticipo la prima dose, ma avrebbe dovuto aspettare poi tre mesi per la seconda; con Pfizer (ma anche con Moderna) sicuramente dovrà attendere più a lungo il primo appuntamento, ma il richiamo, e quindi il completamento della vaccinazione, sarà più rapido, poiché la seconda dose va data dopo tre settimane (quattro nel caso di Moderna). Resta un complicatissimo puzzle in cui le Regioni e il commissario Figliuolo dovranno ridistribuire le tessere e incastrarle in modo differente. 
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AstraZeneca, per il richiamo nessuno stop. Giovani, c’è Pfizer (che invia 1,5 milioni di dosi) – ilmessaggero.it

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