Dalla Sicilia alla Lombardia, tutti quelli che hanno saltato le file del vaccino – Il Sole 24 ORE

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In lista senza averne diritto, in barba a a qualsiasi regola (e probabilmente anche al buon senso). L’ultimo caso è quello di Biella. Un terremoto ai vertici dell’Asl della città piemontese. Sessanta avvisi di garanzia per altrettanti “furbetti del vaccino”. Sono coloro che, abili a infilarsi negli spiragli di regole non sempre chiare e puntuali, abilmente aggiunti nella lista dei “riservisti” da amici o amici di amici, sono riusciti a farsi somministrare il vaccino anti-Covid prima di persone che, sia sotto il profilo dell’età anagrafica sia per condizioni di salute, senza alcun dubbio avrebbero dovuto avere la priorità.

Avrebbero. Tra quelli finiti sotto la lente dei carabinieri, secondo quanto riporta La Stampa, qualche dirigente, avvocati e commercialisti, ma anche il commissario dell’Asl Diego Poggio, il direttore sanitario e quello amministrativo. L’ipotesi degli inquirenti: a inizio gennaio, quando la campagna vaccinale riguardava soltanto i sanitari, avrebbero “saltato la fila”. Sono stati individuati esaminando i nomi riportati sugli elenchi dei vaccinati, segnando tutte le possibili anomalie.

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In Puglia minorenni si fingono volontari per passare avanti alla fila

Ma il caso di Biella è solo l’ultimo di una serie di episodi che raccontano l’abitudine di qualche italiano a non rispettare la fila, in quanto attendere il proprio turno sarebbe, dal loro punto di vista, cosa disdicevole e poco creativa. Con la conseguenza che tutti gli altri che la fila la rispettano avvertono una sensazione di impotenza e di rabbia. Tra dicembre e febbraio in Puglia c’è stata una corsa alle vaccinazioni. Il che sarebbe una buona notizia in questa fase in cui il Governo è in pressing sulle Regioni per raggiungere entro la fine del mese le 500mila somministrazioni al giorno. Perlopiù dopo la scelta di destinare AstraZeneca agli over – 60. Ma non è così. La volata pugliese non ha riguardato over 80 o persone fragili ma minorenni, tra i 14 e i 17 anni, e gente che si è iscritta alle associazioni di volontariato, così da ottenere la tessera e ottenere il vaccino. È questa la realtà che viene fuori dalle inchieste del Nucleo ispettivo regionale sanitario pugliese (Nirs) su quanti si sarebbero vaccinati non avendone diritto.

Ispettori Nirs Puglia, «ai furbi del vaccino 1 dose su 5 destinate a operatori sanitari»

I dati fanno riflettere. Nel complesso nella prima fase della vaccinazione anti-Covid, destinata come si è detto agli operatori sanitari, tra tutti i vaccini fatti, 1 su 5 è andato ai “furbi”, immunizzati sottraendo la dose a chi ne aveva diritto. In Puglia su 135 mila vaccinazioni, dopo accurate verifiche su più elenchi, compresi quelli Inps, per ben 25 mila non si è riscontrata l’attribuzione corretta alla categoria. «Un dato che può essere traslato anche a livello nazionale se consideriamo che al 20 marzo risultavano vaccinati 2 milioni e 860 mila operatori sanitari e socio sanitari su 8 milioni di vaccinazioni totali, percentuali di oltre il 70% confrontabili con quelle pugliesi», ha spiegato l’avvocato Antonio La Scala, coordinatore del Nucleo ispettivo regionale sanitario (Nirs) della Regione Puglia. La Scala ha spiegato che in tanti furbetti sono andati a iscriversi ad associazioni di volontariato per ottenere il diritto a vaccinarsi. Poi, in un secondo momento la Regione ha specificato che avevano diritto solo i volontari del servizio 118, quelli che portano le bombole a casa dei pazienti con il Covid, e quelli che lavorano nel servizio di emergenza-urgenza.

Ordini medici, «non solo furbetti del vaccino, politica ammetta responsabilità

Di qui la riflessione ad alta voce di Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli odontoiatri (Fnomceo: «Sicuramente ci sono i furbetti del vaccino che hanno “saltato” la fila, scavalcato chi aveva più diritto a essere immunizzato – ha detto -. Quelli che si sono dichiarati volontari o si sono fatti passare per chi non erano. Ma il problema più grosso è politico: c’è stato un ministero della Salute che ha deciso un piano vaccinale. E poi c’è stato qualcuno che lo ha sovvertito interpretandolo liberamente. La responsabilità non può limitarsi ai furbetti». Insomma, «la politica si assuma la sua responsabilità ammettendo di aver interpretato diversamente il piano, anche pensando, probabilmente, di far bene. Ho segnalazioni di medici che non sono stati vaccinati, pur chiedendolo. Questo perché, in molti casi, c’è stato una libera interpretazione di chi amministra le Regioni. È stato interpretato il “socio sanitario”, come abbiamo denunciato sin dall’inizio, come ospedale “free Covid”. È stato vaccinato così anche il personale amministrativo, prima che si completassero i medici e le altre categorie previste. E ne parliamo ancora oggi – ha concluso Anelli -: sono passati 4 mesi e ancora dobbiamo occuparci di quelli che dovevano essere vaccinati a gennaio, operatori sanitari, Rsa e ultraottantenni».

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Dalla Sicilia alla Lombardia, tutti quelli che hanno saltato le file del vaccino – Il Sole 24 ORE

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