Vaccino AstraZeneca: cosa succede adesso con i richiami e le seconde dosi e perché si rischia la psicosi – Today.it

“Ma non si deve perdere la fiducia”, scrive oggi Antonella Viola in prima pagina su La Stampa a proposito del vaccino AstraZeneca dopo che il governo ha deciso di raccomandarlo a chi ha più di 60 anni e l’Agenzia Europea del Farmaco (Ema) ha detto che c’è “un forte legame” tra il siero dell’azienda anglo-svedese e le trombosi del seno cerebrale, ma “non ci sono rischi generalizzati per la somministrazione”. 

Vaccino AstraZeneca: cosa succede adesso con i richiami e le seconde dosi e perché si rischia la psicosi

Difficile non vedere nel gioco delle parti tra Ema e i governi nazionali una specie di rimpiattino. Dopo la scelta della Germania e la prima “sentenza” dell’Agenzia Europea, i governi forse speravano che fossero gli esperti a togliere agli esecutivi le castagne dal fuoco. Vietando il vaccino o raccomandandolo solo per alcune categorie. In questo modo i ministri della Sanità europei avrebbero potuto adeguarsi al grido di “Ce lo chiede l’Europa”. Invece non è andata così. “Non abbiamo ritenuto necessario raccomandare misure specifiche per ridurre il rischio”, ha sentenziato la direttrice dell’Ema, Emer Cooke. Facendo sapere che “il rischio di mortalità a causa del Covid è molto più alto di quello conseguente agli effetti collaterali”. Per questo l’Agenzia non ha posto nessun limite all’utilizzo del ribattezzato “Vaxzevria” per chi ha meno di 60 anni. E questa responsabilità hanno dovuto prendersela i governi. 

E così è andata. In Germania a commissione speciale per i vaccini Stiko ha deciso di consigliarlo sopra i 60 anni. In Gran Bretagna agli under 30 verrà offerta un’alternativa ad AstraZeneca. La Danimarca, come la Norvegia, ha prolungato la sospensione di AstraZeneca fino a metà aprile. E l’Italia, con il ministro della Salute Roberto Speranza, ha deciso di consigliare l’”uso preferenziale” del vaccino AstraZeneca per chi ha più di 60 anni, come suggerito dal coordinatore del Comitato tecnico scientifico Franco Locatelli. Una decisione che non servirà a fermare la psicosi che nel frattempo è partita. A Torino si registrano disdette nella somministrazione per il 10-20% in Regione, con punte del 25% in città. In Campania, riferisce il Fatto Quotidiano, già adesso una persona su tre rifiuta di essere vaccinata con AstraZeneca. “Tutti si presentano all ’appuntamento per la somministrazione ma poi pretendono Pfizer – spiega – no dallo staff del presidente Vincenzo De Luca –. E dal momento che non è possibile rinunciano”. 

Lo stesso problema c’è in Trentino (il 10-15% rinuncia e attende l’arrivo di altri vaccini) e in Calabria, dove la quota di diffidenti ha raggiunto il 30%, soprattutto tra insegnanti e forze dell’ordine. In Puglia, Calabria e Sardegna ci sono aree dove il tasso di rinuncia tocca picchi del 40 per cento. L Le ragioni le spiega Silvio Garattini, decano dei farmacologi italiani e presidente del Mario Negri, in un’intervista a Repubblica: “Questo vaccino è nato male. I primi pasticci li ha fatti l’azienda, con comunicati e altre prese di posizione discubili. Poi anche noi. Prima in Italia abbiamo detto che andava bene per gli under 55, poi prima abbiamo alzato la soglia e dopo l’abbiamo tolta. C’è stato un problema che ha portato al ritiro di un solo lotto, mentre tutti gli altri potevano continuare ad esssere usati, ma poche ore dopo la Germania ha sospeso l’uso gli siamo andati dietro. Non si crea fiducia nei cittadini con questa politica. E perdere fiducia in questo momento è pericoloso”. Proprio per questo, chiosa l’esperto, “In questo modo chi ha meno di 60 anni non se lo farà somministrare di certo”. 

Cosa succede con il vaccino AstraZeneca dopo la decisione dell’Ema e la raccomandazione a usarlo solo per gli over 60

D’altro canto la situazione è disperata, ma non seria. È difficile non ricordare che all’inizio di questa storia l’Aifa aveva raccomandato di non somministrare il vaccino AstraZeneca agli anziani perché non c’erano ricerche che ne garantivano la sicurezza per quella fascia di età. Qualche mese dopo il vaccino AstraZeneca viene raccomandato soltanto agli anziani da quelle stesse autorità che all’epoca lo volevano escludere. Non solo: il cortocircuito innescato dai problemi del siero farà sì che a giugno si porrà il problema di come vaccinare chi ha meno di sessanta anni. Fino ad oggi si pensava di utilizzare le 34 milioni di dosi di AstraZeneca in arrivo. Ora si dovrà fare altrimenti. A meno di clamorosi altri dietrofront che oggi, visti i precedenti, è difficile escludere. 

E in tutto ciò è difficile non vedere anche l’assurdità del comportamento dell’azienda anglo-svedese. Ieri il professor Roberto Burioni su Medical Fatcs ha scritto che proprio il silenzio di AstraZeneca è inspiegabile: “Un’azienda che conta oltre 76mila dipendenti e che ha realizzato nel 2020 molti miliardi (miliardi, non milioni) di utili rimane nel silenzio e non si degna di tranquillizzare le persone che si sono fidate del suo lavoro e sulla base di questa fiducia si sono fatte iniettare un vaccino. Silenzio totale. Questa è una scelta legittima, ma che io non approvo. Evidentemente, in questo momento le priorità di AstraZeneca (che io non conosco e non riesco a comprendere, visto che stanno assistendo alla distruzione totale e definitiva della loro reputazione mondiale) sono diverse da quelle della salute pubblica, e personalmente non ho nessuno strumento che mi consenta di forzarli a parlare e a tranquillizzare la gente”.

Il medico del San Raffaele ha annunciato che proprio per questo non parlerà più di quel vaccino. Andrea Crisanti, professore di microbiologia a Padova, nell’intervista rilasciata oggi a La Stampa è ugualmente scandalizzato, anche se per motivi diversi: “L’Agenzia europea dei medicinali non può lavarsene le mani in questo modo, lasciare che ogni singolo Paese decida per sé: così si crea disorientamento, oltre a dimostrare la mancanza di indipendenza dell’Ema e la debolezza della politica sanitaria dell’Unione. Quanto alla Germania,quella dei tedeschi è una decisione solo politica, dettata dal fatto che lì c’è una folta presenza di no vax e poi hanno in casa la BionTech: non voglio pensar male, ma forse una predilezione per il vaccino Pfizer c’è”.

Cosa rischia chi si fa somministrare il vaccino AstraZeneca

Cosa rischia chi si fa somministrare il vaccino AstraZeneca? Ci sono 86 casi di trombosi venosa cerebrale, di cui 18 fatali, associati a un crollo delle piastrine che potrebbe essere legata al vaccino. Si tratta di problemi rarissimi: in Italia le segnalazioni, non confermate, sono in tutto 13 e 223 in tutta Europa a fronte di 34 milioni di dosi somministrate. La trombosi del seno cerebrale ha colpito donne sotto i sessanta anni in maggioranza e non sembra ci sia una correlazione con la pillola anticoncezionale. Nessuna delle vittime è stata trovata positiva al coronavirus. Una delle ipotesi è che il problema dipenda da una reazione autoimmune scatenata da cause ignote. I sintomi più comuni sono mal di testa diffuso insieme a sintomi neurologici come sopore, disturbi a vista, movimento, parola, sensibilità. 

La peculiare forma di trombosi non è stata vista con i vaccini a Rna (Pfizer e Moderna). Si sono invece registrati 3 casi sospetti su 5 milioni di vaccini con Johnson&Johnson, che usa lo stesso metodo di AstraZeneca: il vettore virale a base di adenovirus.

Ma c’è chi, come Paolo Corradini, presidente della Società italiana di ematologia, ha fatto notare che l’aspirina ha effetti collaterali più frequenti. Per il virologo Andrea Crisanti rischia di più la trombosi chi prende un aereo. E il richiamo? L’Italia sembra orientata a dare ancora AstraZeneca a chi ha avuto la prima dose con questo vaccino, scrivono oggi i quotidiani. Per ora. 

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