Veneto, le persone disabili non possono prenotare i vaccini online: la piattaforma regionale non riconosce il… – Il Fatto Quotidiano

VENEZIA – Una settimana fa l’assessore alla Sanità del Veneto, Manuela Lanzarin, aveva spiegato che la nuova fase di vaccinazioni avrebbe riguardato 130mila “over 80” ancora in attesa della prima dose, 200mila cittadini fragili e 130mila disabili. Ebbene il primo aprile è entrata in funzione la piattaforma unica regionale per le prenotazioni delle nove Aziende sanitarie locali del Veneto, con il semplice inserimento del proprio codice fiscale. Peccato che il sistema non riconosca quello dei disabili, i quali si vedono respingere la richiesta con la risposta: “Attenzione non appartieni alle categorie che attualmente possono prenotare”.

In Regione ne sono informati sia l’assessore che il presidente Luca Zaia, anche perché le redazioni locali dei giornali e le associazioni stanno ricevendo segnalazioni continue di persone disabili che non riescono ad ottenere la prenotazione. Si tratta di coloro che non sono inseriti negli elenchi della legge 104 del 1992, forniti dall’Inps alla Regione. Evidentemente qualcosa non funziona e, stando alle ultime ricostruzioni, probabilmente gli elenchi riguardano solo un certo periodo di tempo. Un’ipotesi viene avanzata da Alessandro Trovato, presidente dell’Unione Ciechi di Venezia. “I codici fiscali inseriti nel portale sono stati riversati da un database dell’Inps che ha riportato i ciechi riconosciuti solo dopo una certa data. In precedenza gli elenchi erano in carico delle Aziende Sanitarie. L’Inps ha assunto il controllo solo da alcuni anni. Inoltre, sono riferiti a coloro che rientrano nei benefici della legge 104, per ragioni di lavoro o di agevolazioni assistenziali. Ma non tutti i disabili hanno necessità di iscriversi alla 104, mentre in maggioranza usufruiscono delle esenzioni sanitarie che per i ciechi hanno il codice 3M1”. Le lamentele sono numerose, finora le soluzioni non sono state trovate. “Un modo più ovvio e probabilmente più semplice – continua Trovato – sarebbe stato quello di inserire tutti i codici fiscali con codice esenzione, che permette il riconoscimento automatico dei disabili, un dato già in possesso di tutte le Ulss. Invece, secondo le nostre verifiche, l’80 per cento dei ciechi iscritti all’Unione non vengono riconosciuti come disabili ai fini delle vaccinazioni”.

L’assessora Lanzarin ha anche avanzato una proposta. “Dovremo chiedere ai medici di medicina generale di provvedere loro alle prenotazioni”. Ma Trovato replica: “Quello che ha detto l’assessore non è vero: i medici di base da noi interpellati non hanno ricevuto alcuna direttiva al riguardo”. Il governatore Zaia ha azzardato. “Dobbiamo tornare alla pietra focaia, se il mondo digitale non funziona bisogna inventarsi qualcosa. Non faccio anticipazioni, ma sto pensando a sistemi alternativi, anche alla chiamata libera”.

Si potrebbe pensare che se il sistema elettronico non recepisce le richieste dei disabili c’è il numero verde della Regione a cui rivolgersi. Ma gli operatori del servizio per effettuare le prenotazioni ricorrono sempre al portale regionale che costituisce, quindi, un collo di bottiglia insormontabile. Anche a loro viene negato l’accesso. L’unico modo per risolvere il problema sarebbe quello di integrare i dati della legge 104 con quelli in possesso dell’Inps (più recenti) e con i codici della Ulss per le esenzioni. La questione dei disabili evidentemente non è stata considerata a monte dell’entrata in servizio della piattaforma.

La situazione non riguarda solo i non vedenti, ma tutti coloro che presentano disabilità e quindi sono considerati soggetti fragili da vaccinare prima degli altri cittadini. C’è pure la categoria di familiari, volontari o badanti che aiutano anziani e disabili. Le vaccinazioni preferenziali sarebbero destinate anche a loro, ma il portale della Regione non prevede l’inserimento dei codici fiscali dei “caregiver”. Solo il 19 marzo scorso, Zaia aveva fatto una gaffe in conferenza stampa pronunciando la parola “caregiver” come se si trattasse degli autisti dei disabili e non di coloro che “si prendono” cura delle persone fragili. Un’uscita che aveva suscitato accuse da parte delle opposizioni che avevano contestato una scarsa attenzione sul tema.

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