Draghi vede Salvini: nessuna concessione e difende Speranza – L’HuffPost

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Tra il 20 aprile caldeggiato da Salvini per l’inizio delle “riaperture in sicurezza” e la festa nazionale del 2 giugno avanzata dal ministro Garavaglia, Mario Draghi si divincola con il consueto sorrisetto: “Non ho una data perché dipenderà dall’andamento dei contagi e dalle vaccinazioni delle categorie fragili”. Il punto non cambia: decide la scienza, decidono i dati. Il problema però, il premier – reduce dal faccia faccia con il leader della Lega – se lo pone eccome: “Il migliore sostegno per l’economia sono le riaperture, lo chiedono tutti, sono consapevole della situazione”. Il governo, insomma, ci sta lavorando: “Vedremo le prossime settimane, devono essere di aperture e non di chiusure ma in sicurezza, si può riconsiderare anche prima del 30 aprile ma dipenderà dai parametri”. Si concede addirittura una battuta: “Non diamo per persa la stagione turistica, magari aprirà prima del 2 giugno…”.

Parole che certamente non dispiacciono all’ex vicepremier gialloverde. Nessuna concessione, invece, sulla “linea prudenziale” tenuta da Speranza, che Salvini ha messo – non da oggi – nel mirino: “No al rosso ideologico, non vogliamo un Paese tutto rosso Speranza”, ha ribadito nel colloquio. E non è un caso che il faccia a faccia subito precedente del premier sia stato con Pier Luigi Bersani, fondatore di Articolo Uno, che ha difeso il “suo” ministro invocando un “aggiustamento politico” dell’azione di governo e un’assunzione di responsabilità sulle scelte da parte del premier. Che arriva, puntuale e pubblica: “A Salvini ho detto che ho voluto io Speranza nel governo e ne ho molta stima”.

A Palazzo Chigi, il leader leghista ha portato l’obiettivo di riaprire “in base ai dati” a cominciare da metà aprile e a partire “da dove è possibile”. Con l’obiettivo realistico di maggio, sfruttando l’inizio della bella stagione. Perché con il precedente metodo di calcolo “oggi sei Regioni sarebbero già in giallo”. In 45 minuti di colloquio, nell’aria da prima di Pasqua, arriva il “pacchetto” della Lega: il ritorno delle zone gialle, i ristoranti aperti a pranzo in zona arancione, anche la sera in zona gialla ma con protocolli di distanziamento; maglie più larghe anche per i negozi; accessi contingentati in cinema, teatri e impianti sportivi, con allenamenti one-to-one. Fatto sta che Salvini è uscito soddisfatto, raccontando ai suoi del clima “ottimo” in un incontro “utile e costruttivo”: “Il premier ha condiviso che la scienza vale anche quando si apre e non solo si chiude”. Intanto, serve entro fine mese un decreto per un maxi scostamento di bilancio da 50 miliardi di euro.

Diversi i temi sul tavolo. I vaccini – dove la linea del Capitano è di “correre” supplendo alle “lentezze” europee con approvvigionamenti autonomi, a partire ovviamente dal siero russo Sputnik. L’immigrazione, dove – al netto dei “complimenti” a Draghi per la missione in Libia – si punta a nuove regole per la redistribuzione dei migranti, potenziando o superando il mai decollato meccanismo della volontarietà. I ristori, che per Salvini devono essere più “mirati, efficaci e contestuali alle perdite”. Evocato anche il prossimo scostamento di bilancio, su cui la Lega alza la posta: non 20 o 30 bensì 50 miliardi di euro per fare fronte alle categorie esauste e al clima di tensioni sociali. E il premier risponde: “Il decreto avrà probabilmente dimensioni superiori al precedente”. Infine, l’ex ministro dell’Interno ha ribadito al premier la necessità di togliere il blocco degli sfratti, che penalizza non le grandi società immobiliari bensì “4 milioni di piccoli proprietari che non incassano affitti ma pagano le tasse”.

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