Messina nella morsa di tre clan, 33 arresti. Al vertice, il padrino uscito dal 41 bis. In piazza, il funer… – La Repubblica

Nel rione “Provinciale”, era tornato a comandare il padrino che fino a due anni fa stava al carcere duro: Giovanni Lo Duca. A fondo Pugliatti, c’erano invece gli Sparacio: per dimostrare il loro potere avevano organizzato un funerale in grande stile nel pieno del lockdown dell’anno scorso, così volevano dare l’ultimo tributo al padre di Salvatore, il nuovo boss. Nel rione Maregrosso, c’era invece “U picciriddu”, come lo chiamavano nelle intercettazioni, il trentenne Giovanni De Luca. Vecchi e giovani boss.

Stanotte, la procura distrettale antimafia diretta da Maurizio de Lucia ha fatto scattare un blitz nei confronti di 33 persone. E’ il risultato di una maxi indagine che ha visto impegnati i carabinieri del nucleo investigativo, i finanzieri del Gico del nucleo di polizia economico finanziaria e i poliziotti della squadra mobile. Ai domiciliari è finito anche un candidato (non eletto) al consiglio comunale nella lista di “Antonio Saitta sindaco”, si tratta di Natalino Summa: l’ordinanza firmata dal gip Maria Militello gli contesta l’accusa di voto di scambio, avrebbe pagato diecimila euro per il sostegno elettorale del clan Sparacio.

Nel bar della sorella la base operativa

Anche a Messina, come nel resto della Sicilia, i clan si riorganizzano a partire dagli scarcerati. Il 50enne Giovanni Lo Duca continuava ad essere una figura carismatica da quando aveva lasciato il carcere, due anni fa. Teneva udienza al “Bar Pino”, in via Catania, che è di proprietà della sorella, anche lei finita in manette con l’accusa di associazione mafiosa. Le intercettazioni dell’Arma raccontano pure Giovanni Lo Duca manteneva contatti con mafiosi di Palermo e di Agrigento, ma anche con esponenti dell’Ndrangheta. Un padrino è per sempre, come diceva il pentito Tommaso Buscetta al giudice Giovanni Falcone: “Si esce solo in due modi dall’organizzazione. O perché inizia a collaborare con la giustizia, o perché vengono ammazzati”. Finito di scontare il proprio debito con la giustizia, Lo Duca aveva dato nuovo impulso al traffico di droga e alle estorsioni: il clan terrorizzava i locali della movida con scorribande durante le serate, e poi offrivano protezione.

Gli Sparacio, dal funerale al politico

Gli Sparacio hanno invece mostrato la loro forza sul territorio violando tutti i divieti durante il lockdown. L’11 aprile 2020, fanno un funerale di piazza per Rosario Sparacio, il padre di Salvatore, arrestato stanotte. Quel giorno, i poliziotti della Mobile controllano ogni movimento: nel primo pomeriggio il corteo funebre si muove da via Del Santo e si ferma alla sala biliardo “La Spaccata” gestita dal clan in via Piemonte. Una sosta di quindici minuti. Poi, il corteo prosegue verso la Chiesa del Don Orione, per la benedizione del feretro nell’atrio antistante. Una benedizione che dura venti minuti, ha scritto la polizia alla procura, all’epoca scattarono delle sanzioni per la violazione delle norme anti Covid. Dopo la sosta in chiesa, un altro corteo verso il cimitero. Il controllo del territorio continua ad essere un vanto per gli Sparacio. Da qualche anno, raccontano i finanzieri del Gico, hanno occupato anche il territorio “virtuale” di Messina, con un fiume di scommesse on line su server illegali. Un modo per fare tanti lucrosi affari. E sono riconosciuti come potenti: durante la campagna elettorale per le elezioni comunali del 2018, si presentò il candidato Natalino Summa dal boss Salvatore Sparacio. E il padrino ordinò al clan: “Dobbiamo votare lui”.

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