Carta verde o tampone negativo. Ecco come andremo in vacanza – QUOTIDIANO.NET

La speranza di un’estate di libera circolazione in Europa si chiama Carta verde. Nella presunzione che la situazione epidemiologica continui a migliorare, l’Ue lavora al rilascio del Green Pass. Ma per arrivarci i nodi da sciogliere sono rilevanti e moltepici. Il che non toglie che si possa fare un primo bilancio sullo stato dei lavori in corso. Il Cvd (Certificato verde digitale) sarà un documento cartaceo o elettronico di attestazione con codice QR. Proverà che il titolare del documento sia stato vaccinato contro il Covid, abbia effettuato test con esito negativo o sia guarito dalla malattia. Oltre ai dati anagrafici del cittadino (nome, cognone, data di nascita, eventuale codice fiscale), il Cvd conterrà le seguenti informazioni vaccinali: nome del siero, numero di lotto, numero di dosi, data…

La speranza di un’estate di libera circolazione in Europa si chiama Carta verde. Nella presunzione che la situazione epidemiologica continui a migliorare, l’Ue lavora al rilascio del Green Pass. Ma per arrivarci i nodi da sciogliere sono rilevanti e moltepici. Il che non toglie che si possa fare un primo bilancio sullo stato dei lavori in corso.

Il Cvd (Certificato verde digitale) sarà un documento cartaceo o elettronico di attestazione con codice QR. Proverà che il titolare del documento sia stato vaccinato contro il Covid, abbia effettuato test con esito negativo o sia guarito dalla malattia. Oltre ai dati anagrafici del cittadino (nome, cognone, data di nascita, eventuale codice fiscale), il Cvd conterrà le seguenti informazioni vaccinali: nome del siero, numero di lotto, numero di dosi, data di inoculazione, codice del Paese di somministrazione, e – a scopo di cura – nome del centro (o del medico) che ha effettuato la vaccinazione, inclusa la data dell’eventuale dose in sospeso.

Il vero problema di sicurezza del Cvd sarà garantire a ogni emittente (ospedali, centri vaccinali, autorità sanitarie) la propria univoca chiave di firma digitale dei dati. La Commissione europea realizzerà un gateway. Attraverso questo programma, le firme dei certificati potranno essere verificate in tutta l’Ue. Tuttavia, se si considera la miriade di soggetti vaccinatori, la presenza di stati federali come la Germania o la devoluzione sanitaria a Regioni o Province autonome come in Italia, la costruzione di un così ramificato sistema di accreditamento e autenticazione non appare così immediato anche confidando nelle meraviglie del digitale.

Ma i nodi da sciogliere, restano numerosi. Manca ogni indicazione di quali saranno i soggetti abilitati alla verifica del Cvd. Polizia di frontiera? Vettori aerei o navali? Personale degli alberghi? Medici e autorità sanitarie? I proprietari delle case date in locazione? Domande che a dieci settimane dall’estate i cittadini si pongono. E altre domande incuriosiscono gli under 60 fuori dalle categorie protette: potenziali turisti che in estate non saranno ancora vaccinati e non vorrebbero essere discriminati. Dovrebbero essere equiparati ai vaccinati a condizione di poter esibire un tampone appena fatto con esito negativo. Ma non è detto che basti: anche in questo caso si deve attendere.

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La realtà è che, a 69 giorni dall’estate, l’operazione resta nel limbo. In teoria, tutto è studiato nei dettagli. In pratica, molto è da costruire. Non bastassero i timori di privacy o falsificazioni in uno scenario digitale che coinvolge tutti i paesi dell’Unione ma anche Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera, il Green pass nasce per facilitare la libera circolazione nei paesi indicati, ma di per sé non rappresenta alcuna condizione preliminare per esercitare il diritto al viaggio.

Spostamenti tra regioni: la grande incognita

“Stiamo lavorando al Green pass che sarà una specie di certificato verde che consentirà ai paesi europei una più facile mobilità”, è il vago testuale recitato in tv dal ministro della Salute Roberto Speranza.

Dopo la figuraccia sui vaccini, causa contrattualistica suicida e distribuzione a strappi, decine di milioni di turisti si chiedono se il nuovo parto di Bruxelles sarà all’altezza di una circolazione più fluida e sicura, o se finirà che ogni Paese – seguendo i dati pandemici – deciderà unilateralmente come rapportarsi con gli arrivi da altri Paesi.

Che un quadro regolatorio certo sia imprescindibile lo dimostra anche l’irata reazione delle altre regioni alla richiesta di Sardegna e Sicilia di imitare le isolette greche e diventare Covid free (suggestione raccolta dal ministro del Turismo Massimo Garavaglia). La sollevazione è unanime. “La nostra isola si chiama Veneto”, graffia Luca Zaia. “Non possono esserci località privilegiate a discapito di altre”, reagisce con fermezza Stefano Bonaccini dall’Emilia-Romagna.

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