Bimba nata da due mamme, il tribunale intima al Comune di Roma il riconoscimento: “Battaglia vinta” – RomaToday


Il tribunale di Roma dà ragione alle due mamme che nel 2017 hanno avviato l’iter per il riconoscimento della figlia e se lo sono viste negare dal Comune di Roma.

Le giudici Filomena Albano e Marta Ienzi hanno infatti imposto legalmente al Campidoglio di modificare l’atto di nascita in cui era indicata soltanto una mamma, la donna che aveva portato in grembo la bimba. Dopo 4 anni di battaglia legale, dunque, anche l’altra mamma si è vista finalmente riconoscere quanto chiedeva – la genitorialità della piccola – anche dal Comune di Roma, che in precedenza aveva sempre rifiutato di farlo.

La storia delle due donne è stata diffusa da Michele Giarratano, avvocato dell’associazione Famiglie Arcobaleno e specialista di cause di questo tipo, che ha seguito il caso. Tutto inizia nel 2017, quando la coppia, di Cerveteri, vola in Spagna per la procreazione assistita. Le due donne scelgono di far nascere la piccola a Roma, visto che a Cerveteri non c’è ospedale, e la bimba una volta nata viene registrata nella Capitale, con una sola madre: nessun traccia sul certificato dalla compagna. A quel punto la coppia decide di rivolversi al Comune di Cerveteri, dove risiede, e davanti al sindaco la donna dichiara ufficialmente di riconoscere la bambina come sua figlia.

L’amministrazione invia dunque il certificato a Roma per avviare l’iter di modifica dell’atto di nascita, ma dal Campidoglio arriva il rifiuto. E parte la battaglia legale, terminata con la vittoria della coppia: “L’ufficiale di stato civile che riceve una richiesta di annotazione da altro ufficiale dello stato civile che abbia iscritto la dichiarazione di riconoscimento non può effettuare una autonoma e diversa valutazione – scrive la presidente del Tribunale Ienzi –  ma deve limitarsi a eseguire l’annotazione dell’atto stesso”.

Per il Comune di Roma scatta quindi l’obbligo di adempiere a quanto richiesto e stabilito per legge con una sentenza.

L’avvocato delle due mamme: “Ostracismo del Comune di Roma”

“Io ho seguito la prima causa di questo genere a Bologna, nel lontano luglio 2018 – spiega l’avvocato Giarratano – la novità di questo caso è che il Comune di Roma si è di fatto rifiutato di annotare un atto già perfezionato da un altro Comune, quello di Cerveteri, e da un altro ufficiale di stato civile, il sindaco. Non è stata quindi una presa di posizione sul fatto di riconoscere o meno due mamme, ma vero e proprio ostracismo rispetto al tema: la sindaca Raggi, tramite i suoi uffici, avrebbe dovuto soltanto prendere atto del riconoscimento fatto da un altro Comune e adeguare l’atto di nascita”.

Una sentenza importante, quella dei giudici del tribunale di Roma, non solo per le due mamme e la bimba in questione (che oggi ha tre anni e mezzo e che per oltre metà della sua vita è stata al centro della causa per il riconoscimento di entrambe le sue mamme), ma anche per i tantissimi bambini figli di famiglie arcobaleno nati a Roma e nello stesso limbo.

“Tanti genitori hanno ottenuto il riconoscimento in altri Comuni della seconda mamma e si trovano in una situazione simile – conferma Giarratano – Anche perché a Roma succede una cosa particolarissima, unica in italia: i bambini che nascono in un ospedale della Capitale vengono comunque sempre registrati a Roma perché non possono uscire dall’ospedale in caso contrario. Non è mai possibile registrarli nel Comune di residenza, ed è per questo che è così frequente la richiesta di riconoscimento del secondo genitore in un altro Comune”.

“Spero che questa decisione serva a sbloccare la situazione e garantire i diritti a tutte le famiglie – riflette Giarratano – la causa è durata poco più di due anni, complice anche l’emergenza coronavirus, ma la fatica è ricompensata poi dal risultato”.

Famiglie Arcobaleno: “Stufi di dover sempre ricorrere ai tribunali per i nostri diritti”

Soddisfatto anche il gruppo Famiglie Arcobaleno, seppur con una punta di amarezza per la necessità di dover sempre ricorrere a vie legali: “È un’ottima notizia, per le due mamme, la bambina e per tutte le nostre famiglie, ma allo stesso tempo siamo stufi – ha detto Gianfranco Goretti, presidente di Famiglie Arcobaleno – Stufi di doverci rivolgere ai tribunali per potere avere la responsabilità genitoriale delle nostre figlie e dei nostri figli. Siamo stufi di sperare di trovare giudici illuminati”.

“Siamo stufi di affrontare lunghi e complessi iter giudiziari e di dover sottoporre i nostri figli ad analisi di psicologi, assistenti sociali e giudici come nei casi di ‘stepchild adoption’ – conclude Goretti – Ormai sono migliaia le figlie e i figli di coppie dello stesso sesso. I gay, le lesbiche, le persone bisex non smetteranno di fare figli, che piaccia o no a chi continua a negare tutele a questi bambini. La politica smetta di essere cieca e ipocrita”.

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