Già liberi i terroristi arrestati in Francia. In Italia fra 3 anni – ilGiornale.it

Su richiesta dell’Italia, il presidente Emmanuel Macron, con una maxi-operazione antiterrorismo in Francia, chiamata “Ombre Rosse”, ha deciso di trasmettere alla giustizia dieci nomi, su duecento, dei brigatisti che il Belpaese reclama da anni.

Si tratta di membri delle Brigate Rosse condannati per atti di terrorismo in Italia durante gli anni ’70 e ’80 che, però, sono riusciti a fuggire nel Paese transalpino e da decenni, ormai, vivono lì sfuggendo alla giusta sorte che li attende in patria. Qualcuno già pregustava il sapore della giustizia immaginando un’estradizione rapida per far, finalmente, riposare serene le vittime dei brigatisti ma così non sarà. La procedura è ancora molto lunga e di conseguenza anche i tempi del loro ritorno in Italia. Nove dei dieci terroristi, tra l’altro, sono stati scarcerati e lasciati andare a casa. Una sola notte è durata la loro detenzione. Divieto di lasciare il territorio francese, obbligo di presentarsi ad orari prestabiliti al commissariato più vicino e di rispettare tutte le convocazioni sono le restrizioni che dovranno rispettare. Per sicurezza, le autorità giudiziarie francesi hanno anche ritirato i loro documenti. Risultato ottenuto per il lavoro di Irène Terrel, storico avvocato dei brigatisti in Francia. “Si sono stabiliti da tempo in Francia, non esiste il rischio di fuga, sarà sufficiente che ogni giorno vadano a firmare in commissariato”, è stata la sua spiegazione.
La decisione dei magistrati francesi non rappresenta una sorpresa per l’Italia.

Indubbio il rammarico dei parenti delle vittime i quali speravano in tempi più rapidi della giustizia francese ma soprattutto che i brigatisti fossero tenuti in carcere così da allontanare qualsiasi pensiero o preoccupazione di fuga.

Chi manca all’arresto

Inoltre, non tutti i brigatisti sono ancora stati individuati. Luigi Bergamin, ex membro dei Pac (Proletari armati per il comunismo) e Raffaele Ventura, ex Formazioni comuniste combattenti, si sono presentati nel palazzo dell’Ile de la Citè, ossia la Corte d’appello parigina, il giorno dopo il loro tentato, ma non riuscito, arresto. I legali dei due hanno affermato che nessuno stava cercando di scappare, semplicemente “Bergamin non era in casa” mentre Ventura “si era trasferito in campagna durante questo periodo di pandemia”. Il primo è stato condannato a 16 anni per concorso morale nell’omicidio del maresciallo Antonio Santoro, ucciso da Cesare Battisti. Il secondo, invece, deve scontare 24 anni e 4 mesi per l’omicidio del brigaderie Antonio Custra.

All’appello, però, ne manca ancora uno: Maurizio di Marzio. Non si ha ancora nessuna notizia del sessantatreenne ed è presumibile che il terrorista continuerà a scappare fino al 10 maggio, ossia il giorno che per lui scatterà la prescrizione. Sfugge dal reato di tentato sequestro di persona e per questo deve scontare ancora cinque anni.

Giovanni Alimonti, Roberta Cappelli, Narciso Manenti, Giorgio Pietrostefani, Marina Petrella, Enzo Calvitti , Sergio Tornaghi, Luigi Bergamin e Raffaele Ventura nel frattempo sono stati presentati alla procuratrice Clarisse Taron la quale ha presentato loro la prospettiva dell’estradizione. Tutti e nove hanno rigettatto questa possibilità. In particolare i legali di Ventura, Jean-Pierre Mignard e Pierre-Emmanuel Biard, hanno dichiarato: “72 anni, di professione regista, non è mai stato membro delle BR ma del movimento di estrema sinistra Autonomia Operaia che non ha mai previsto la lotta armata né attentati contro le persone. Ha sempre negato i fatti che gli vengono imputati. Di conseguenza, rifiuta la sua estradizione”.

L’unica conseguenza è che così non si fa altro che allungare i tempi per l’estradizione.

La procedura

I dossier dei nove, per prima cosa, devono passare alla camera dell’istruzione della Corte di appello che ha un mese per dare un parere motivato su ogni domanda di estradizione. Caso per caso: dalle condizioni legali passando per quelle di salute. Facile immaginare che, qualora il parere dovesse risultare positivo, come previsto nei loro diritti, facciano ricorso. In questa maniera la corte farà indagini supplementari. Non basta però il superamento di questo passaggio in quanto, oltre all’ulteriore possibile contestazione in Cassazione, ciò che serve davvero è un decreto firmato dal primo ministro. Anche quest’ultimo può essere sottoposto a ricorso davanti al Consiglio di Stato.

Passeranno ancora almeno due o tre anni prima di rivedere i brigatisti in Italia che non sono neanche poi così tanti se si pensa che dal 1981 sono state accettate solo due domande di estradizione: Paolo Persichetti e Cesare Battisti.

Intanto la prima udienza alla Chambre de l’Instruction della Corte d’Appello di Parigi è fissata per il 5 maggio. Importante sarà la cattura di Di Marzio prima che scatti la prescrizione. Quest’ultimo è proprietario a Parigi di un ristorante chiamato “Baraonda” che ha aperto nel 1994 dopo che nell’agosto dello stesso anno venne arrestato. In quell’occasione, la Corte d’Appello francese si era pronunciata favorevole all’estradizione, peccato che Mitterrand, il decreto governativo necessario, non lo abbia mai firmato.

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