Katia Ziantoni, l’assessora ai rifiuti che dice no a tutto: l’arma di Raggi per riconquistare il VI municipio – RomaToday

Il desiderio di riconquista del consenso nelle periferie romane di Virginia Raggi passa anche da Katia Ziantoni. L’assessora ai rifiuti, nominata lo scorso settembre, è un’attivista grillina tra le più combattenti nella zona di Tor Bella Monaca, scelta per ricucire con la base. A lei il compito di metterci la faccia sulla questione dei rifiuti, di mostrarsi di opposizione anche se c’è oggi una responsabilità di governo. Dire ‘no’ alla Regione anche a costo di farsi commissariare, ‘no’ ai nuovi impianti. Mostrarsi dalla parte dei residenti oggi così come accadeva durante la campagna elettorale.

Il risultato eccellente del M5s nel 2016

Sono i numeri a fotografare il successo del M5s al sesto municipio durante le scorse amministrative del 2016. Con uno tsunami di preferenze, il partito fondato da Beppe Grillo ha portato a casa il 72,65% delle preferenze al ballottaggio con il centrodestra. Al primo turno sfondata quota 34% dei voti. Con la vittoria dei pentastellati Roberto Romanella diventa presidente del sesto municipio delle Torri. All’exploit hanno contribuito anche le lotte del passato e le promesse fatte ai cittadini sui temi ambientali. Tra questi, la battaglia sulla chiusura di Rocca Cencia, la riqualificazione di Gabii con la nascita del ‘Parco Nazionale dell’Agro romano’. Un ruolo non certo marginale è stato ricoperto dall’unione di comitati e associazioni che si sono costituiti sotto la sigla del QRE – Quartieri Riuniti in Evoluzione, presenti in maniera importante alle Torri, capaci di consegnare al Movimento consenso e sostegno. Erano quelli gli anni del ‘sogno americano’, delle lotte per la difesa dell’ambiente e la salvaguardia della salute.

Le promesse mancate

Con la salita al potere, però, per il Movimento Cinque Stelle – il partito della lotta – sono iniziati i primi problemi: già perché quelle promesse fatte in campagna elettorale dovevano essere rispettate e le difficoltà nel mantenerle da subito hanno generato contestazioni, termometro di una febbre esplosa nei successivi banchi di prova elettorali, ovvero le successive elezioni politiche e europee, dove, pur confermandosi primo partito, evidente e pesante è stato il calo dei consensi.

Tra le promesse mancate c’è senz’altro la chiusura di Rocca Cencia: un’intenzione nobile ma nei fatti irrealizzabile, tant’è che si è presto tradotta in mozioni e ordini del giorno votati in consiglio per annunciare un superamento graduale e una riconversione dell’impianto nei successivi tre anni (cosa che non è avvenuta). Ed è in questo momento che si assiste alla prima vera levata di scudi da parte dei cittadini (VIDEO). Altra promessa disattesa è quella sugli impianti di Porcarelli che, a dispetto degli annunci, continuano a lavorare. Ancora, una rivoluzione avrebbe dovuto essere rappresentata dalla diffusione capillare della raccolta differenziata dei rifiuti ‘porta a porta’ che però è stata un flop: non solo non raggiungendo l’obiettivo ma anche con un ritorno alla stradale per alcuni quartieri. Anche il parco nazionale dell’agro romano è rimasto un sogno nel cassetto, insieme alla riqualificazione di Gabii.

Raggi trasforma Ziantoni in assessora ‘di lotta’ al governo

Le promesse disattese e la mancanza di obiettivi raggiunti hanno portato qualche mugugno nell’elettorato pentastellato e in quello del QRE, da cui alcune realtà hanno iniziato a sfilarsi già nel dicembre del 2016, fino a rappresentare oggi solo poche persone.

Nonostante ciò, Raggi ha promosso sul campo Ziantoni, chiamandola in Campidoglio per trasformarla in una assessora di lotta ma al governo. Tra i traguardi mancati della giunta Raggi c’è senza dubbio quello della raccolta differenziata che si assesta intorno al 46% invece che al 70% come sbandierato per anni, con il ritorno alla raccolta stradale anche in quartieri pilota del ‘porta a porta’ come Colli Aniene, per questo, forse, non si è più parlato di percentuali nel piano industriale di Ama 2020-2024 che la stessa Ziantoni ha commentato: “Questo piano pluriennale industriale fissa traguardi concreti cuciti sulla città di Roma, non si limita a dettare dei numeri”.

Intanto, l’ordinanza della Regione Lazio che dava al Campidoglio 30 giorni per un piano di autosufficienza sta per scadere con Ziantoni ferma a dire no a qualsiasi discarica nel comune di Roma, anche a costo di farsi commissariare. E mentre Ama, amministrata dal m5s, progetta e vuole l’ammodernamento del tmb di Rocca Cencia, che fa Ziantoni? Dice no, seguita a ruota da Raggi a colloquio con i cittadini. E ancora: c’è il progetto di un impianto di biomasse. Che fa Ziantoni? Dice no all’impianto ai confini tra il VI municipio e Guidonia. ‘No’ che spariscono appena passato il confine di Roma: lì, a Guidonia, non ci sono elettori da conquistare, ma un impianto da riempire con i “problemi” che rimasti irrisolti in questi cinque anni.
 

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