“Mio marito vaccinato tardi. Ora è grave in ospedale” – LA NAZIONE

Covid, vaccinazioni (foto di archivio)
Covid, vaccinazioni (foto di archivio)

Prato, 30 aprile 2021 – Hanno sempre lottato fianco a fianco, in tutte le difficoltà che la vita ha presentato loro. Ma adesso Daniela, 63 anni, non può stare vicina al suo amato Roberto, 67 anni, che sta lottando in un letto dell’ospedale Santo Stefano contro il Covid-19. “In questi giorni anche le telefonate non sono possibili, si affatica troppo”, racconta lei mentre la commozione le stringe la gola. “Ci ha mandato una foto e da quegli occhi dietro la maschera dell’ossigneo capisco tutta la sua richiesta di aiuto”. La storia di Daniela e Roberto e dei loro tre figli, una ragazza disabile di 36 anni, un’altra ragazza di 21 anni e un ragazzo di 34 anni, è purtroppo emblematica del rischio che il Covid rappresenta per gli estremamente vulnerabili, molti dei quali attendono ancora oggi di essere vaccinati.
«Mio marito è un ultra fragile: nel 2015 ha avuto un linfoma e a gennaio 2020 è stato trapiantato di cuore a Padova – prosegue Daniela – Abbiamo ricevuto il Pfizer insieme, ma soltanto il 6 aprile scorso, a domicilio. Purtroppo la vaccinazione è arrivata troppo tardi, perché un collega di mio figlio nel frattempo era risultato positivo. Mio figlio si è messo subito in quarantena, ma poi abbiamo scoperto che ormai il virus ci aveva attaccati tutti”. Adesso Roberto è ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Santo Stefano e Daniela, anche lei appartenente alle categorie dei fragili perché obesa e operata ad un rene per un tumore nel 2017, si fa mille domande: “Come mai mio marito non è stato vaccinato prima? Ho provato a scrivere al governatore Giani, sia su Facebook che su Telegram, ma non ho mai avuto ricevuto risposte”. Sono tante le domande che pone Daniela: “Se mio marito fosse stato vaccinato prima, come ad esempio ha fatto la mia figlia più grande che è disabile, avrebbe potuto ammalarsi in forma più lieve? E chi devo ringraziare di tutto questo visto che ora Roberto è ricoverato in gravissime condizioni?”. A Daniela, che nonostante la rabbia parla in maniera pacata e attende con ansia ogni giorno la telefonata con la quale viene informata delle condizioni del marito, non va giù il fatto che non sia stata una selezione delle persone a cui, prima di altre, sarebbe stato giusto somministrare il vaccino. “Tutti hanno diritto all’immunizzazione – aggiunge – ma ci sono categorie di persone che, lavorando in smart working, avrebbero potuto attendere…”.
C’è poi la considerazione che riguarda i caregiver. “I miei due figli sono caregiver, in quanto sono un sostegno fondamentale per tutta la famiglia, ma siccome troppo giovani non sono stati ancora vaccinati e non li ho potuti inserire nell’elenco apposito”, aggiunge la donna, cercando una spiegazione alla scelta della Regione. Ma alla fine Daniela nutre ancora una speranza: che suo marito ce la faccia a tornare a casa. “Spero davvero che possa superare questa brutta prova – conclude fra le lacrime – in questi giorni è impossibile parlare con lui al telefono perché è troppo stanco, ha sempre la maschera dell’ossigeno. Spero che si faccia forza, anche se noi non possiamo essere fisicamente vicini a lui”.
Sara Bessi
 

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