Verbali secretati e loggia massonica: si indaga su dossier con le deposizioni dell’avvocato Amara – Rai News

Il caso

Il pm di Milano Storari: “Pronto a riferire al Csm”. L’ex consigliere Davigo: “Nulla di irrituale”. Si avvale della facoltà di non rispondere la dipendente del Consiglio superiore della Magistratura indagata per calunnia. L’impiegata è stata sospesa dal servizio e rischia il procedimento disciplinare.

E’ indagata per calunnia e si è avvalsa della facoltà di non rispondere la signora Marcella Contrafatto, impiegata del Csm e già segretaria di Piercamillo Davigo prima e Fulvio Gigliotti poi. Nei giorni scorsi la donna, convocata per interrogatorio dagli inquirenti della Procura di Roma in seguito alla trasmissione degli atti dagli uffici giudiziari di Milano e Perugia, e dopo aver subito una perquisizione, ha deciso di non parlare. Gli accertamenti che hanno messo al centro la Contrafatto – secondo quanto si è appreso – sono stati avviati dai pubblici ministeri del gruppo “reati in danno della pubblica amministrazione” e nell’incartamento si ipotizza il reato di calunnia. “Altro” fascicolo – si spiega a piazzale Clodio – è stato aperto dopo l’invio degli atti dalle Procure di Milano e Perugia e si procede per rivelazione del segreto d’ufficio, secondo l’articolo 326 del codice penale.  Nella disponibilità della Contrafatto, nei giorni scorsi, gli investigatori della Guardia di finanza hanno trovato dei verbali secretati di Amara. I controlli delle Fiamme gialle si sono concentrati sia nell’abitazione della donna che nell’ufficio a Palazzo dei Marescialli. Amara – secondo quanto si spiega stamane su diversi quotidiani – negli interrogatori, in particolare, ha parlato dell’esistenza di una presunta loggia massonica ‘Ungheria’. L’impiegata è stata sospesa dal servizio e rischia il procedimento disciplinare.

Storari: “Pronto a riferire al Csm”
Si dice pronto a riferire al Csm, se l’organo di autogoverno della magistratura lo riterrà necessario, il pm di Milano Paolo Storari che per circa sei mesi, tra fine 2019 e maggio 2020, avrebbe chiesto ai vertici dell’ufficio della Procura di effettuare delle iscrizioni nel registro degli indagati per andare a verificare le dichiarazioni dell’avvocato siciliano Piero Amara, e che poi, come forma di autotutela, avrebbe deciso di consegnare i verbali all’allora consigliere del Csm Piercamillo Davigo. E’ quanto emerge nelle ultime ore dagli ambienti giudiziari milanesi nei quali – notano le agenzie – si vivono ore di tensione.
 
Verbali secretati. E spunta una presunta loggia massonica
La vicenda deflagra sui principali quotidiani oggi in edicola e vale la pena di ricapitolarla per cercare di fare chiarezza in un quadro sempre più intricato. Si parla di verbali d’interrogatorio coperti da segreto istruttorio consegnati ad un ex consigliere del Consiglio superiore della magistratura, con dentro una serie di rivelazioni sulla attività di una presunta loggia massonica. E’ questo l’oggetto della vicenda che viene riferita oggi da diversi quotidiani dopo che ieri in serata con una nota congiunta le procure di Milano e Perugia hanno dato notizia di aver trasmesso gli atti alla procura di Roma “con riferimento al luogo di consumazione del reato di rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio”.

I verbali di Amara fatti recapitare a Di Matteo al Csm
Sono stati recapitati proprio al Csm i verbali senza firma di un interrogatorio dell’avvocato Pietro Amara fatti arrivare al consigliere Nino Di Matteo. Le carte erano dentro un plico, spedito per posta, insieme a una lettera anonima in cui si commentavano le vicende oggetto delle dichiarazioni.

A quanto si è appreso, l’invio degli atti è avvenuto nei mesi scorsi e un mese e mezzo fa il consigliere li ha consegnati al procuratore di Perugia, Raffaele Cantone, al quale aveva chiesto formalmente di essere ascoltato. Un’iniziativa presa perché si possa far luce su quello che appare come un “tentativo di condizionamento dell’attività del Csm“, visto che Amara riferisce “circostanze relative a un consigliere di questo organo, in forma diffamatoria se non calunniosa”, aveva spiegato qualche giorno fa lo stesso Di Matteo prendendo la parola in apertura del plenum del Csm. Il togato non aveva fatto nomi, ma si tratta del consigliere Sebastiano Ardita, che secondo Amara avrebbe fatto parte assieme a lui e altri magistrati di una fantomatica loggia “Ungheria”.

La nota delle procure sui verbali passati ai giornali
In particolare le indagini “hanno permesso, con sicurezza anche documentale, di ricostruire compiutamente i fatti riguardanti le modalità con le quali alcuni verbali apocrifi (in formato word), relativi ad attività segretata, sono entrati nella disponibilità di due testate giornalistiche, rispettivamente nell’ottobre 2020 e nel febbraio 2021”.

La questione, che viene descritta in qualche modo dal comunicato firmato dai procuratori Francesco Greco e Raffaele Cantone, fa riferimento ai verbali che sono arrivati nelle sedi di alcuni quotidiani e di alcuni organi istituzionali e riguardano quanto dichiarato ai pubblici ministeri da Piero Amara, già coinvolto in alcune indagini.

Il ruolo dell’avvocato Amara
Nello specifico le verifiche dei magistrati chiamano in causa – come scrivono stamane alcuni quotidiani – i verbali, tuttora secretati, e resi in cinque occasioni nel 2019 dall’avvocato siciliano arrestato nel 2018, indagato per i depistaggi dell’inchiesta Eni e per vari episodi di corruzione di giudici. Amara per le pendenze giudiziarie ha patteggiato 2 anni e otto mesi di pena, ma il suo nome è citato anche nelle vicende dell’ex pm romano Luca Palamara, radiato dalla magistratura e accusato d’aver pilotato nomine in cambio di regali e favori.Secondo quanto si spiega sui quotidiani – a cominciare dal Corriere della sera, Fatto e Repubblica – le carte degli interrogatori di Amara sono stati consegnati Davigo, e mentre le indagini erano in corso, alcuni giornali hanno iniziato a riceverli con una missiva anonima che ne sollecitava la pubblicazione.

La loggia massonica “Ungheria”
Amara, in particolare, ha parlato dell’esistenza di una loggia massonica ‘Ungheria’. Alcuni mezzi di stampa ieri hanno spiegato che Amara coinvolgeva l’ex premier Giuseppe Conte e l’ex deputato e già vicepresidente del Csm Michele Vietti. Sempre secondo quanto riferito dai giornali i verbali di Amara sono stati inviati per posta anche al consigliere del Csm Nino Di Matteo che, a sua volta, ne ha denunciato l’esistenza alla Procura di Perugia e ha dichiarato al Consiglio superiore della magistratura di temere che la loro circolazione era legata a un “tentativo di condizionamento”.
 
Davigo: “Su verbali di Amara inusuale ritardo indagini”
“Ritengo inusuale quello che era accaduto a monte, cioé che un sostituto procuratore della Repubblica lamentasse che non gli consentivano di iscrivere una notizia di reato”. Così Piercamillo Davigo, ex componente del Consiglio Superiore della Magistratura, ai microfoni del Tg2 parla dei verbali che un anno fa gli ha consegnato Paolo Storari, magistrato della Procura di Milano.

Si tratta di verbali ancora segreti con le deposizioni dell’avvocato siciliano Piero Amara. “Non posso parlare del contenuto di quei verbali – aggiunge -, posso solo dire che per fare le indagini bisogna iscrivere una notizia di reato, che siano vere o che siano false le cose dette, e non è pensabile di ritardarle ingiustificatamente”. Quindi Storari, “per tutelarsi – spiega Davigo – ha ritenuto di informare una persona che conosceva, un componente del Csm, io a mia volta ho informato chi di dovere su cosa stava accadendo”.

“C’è stato un ritardo a mio giudizio non conforme alle disposizioni normative nell’iscrizione della notizia di reato, e un ritardo conseguente nell’avvio delle indagini – sottolinea l’ex componente del Csm -. Non è questione di lotte interne, è questione che c’è un soggetto che fa delle dichiarazioni di estrema gravità, che siano vere o false, o che siano in parte vere e in parte false, è necessario fare le indagini per saperlo”.

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